“Ma non dovevi!” – 6 cose da non regalare MAI a Natale ad una donna.

Non dovevi. Nel senso che non dovevi proprio. Che com’è t’è venuto in mente di regalarmi l’ultimo ricettario di Benedetta Parodi per Natale lo sai solo te! Che poi dico, hai deciso di regalare un libro di ricette proprio a me, che sono praticamente l’anticristo in cucina: a sto punto non facevi prima a regalarmi un set di colf filippine diplomate all’accademia dello slow food?
Se lei ti piace ed hai voglia di conquistare definitivamente il suo cuore (e non la pole position nel suo libro nero degli inscopabili-manco-morta) ecco un breviario last-minute sulle sei cose da non regalare ad una donna per Natale (che a confronto, fareste più bella figura con un buono-spesa del Carrefour).

1. Il set “bagnoschiuma+shampoo” anonimo della profumeria

Annoverabile tra le piaghe stagionali, insieme alla sindrome influenzale e all’esplosione della couperose, la celebre combo “bagnoschiuma+shampoo”, immancabilmente proposto nella solita confezione rosso glitter, è l’ultima delle cose che dovreste sognarvi di regalare ad una donna che intendete conquistare o mantenere nel tempo. A meno che non sia una tattica sottile per incentivarla all’adempimento della toeletta giornaliera (della serie “si te lavi, sarebbe meglio”). Ma a questo punto, non sarebbe meglio adottare un cane?

2. La bigiotteria cafona

Se non ci capite una mazza di bijoux, buttatevi su altro, grazie, che a nessuna fa piacere vantare una collezione di orecchini lampadario “Mondo Convenienza”. Improponibile come i leggings a righe orizzontali, non eco-sostenibile come l’amianto, la bigiotteria cafona (soprattutto se in tema “Barbie regina gipsy delle feste“) è l’incubo di qualsiasi femmina media dotata di buongusto. E se regalare bijoux tamarri dovesse mai essere per voi un’irrinunciabile filosofia di vita, beh, buttatevi sull’utile: regalateci una catenazza laccata d’oro, che figurati-se-la-indossiamo-al-collo, ma almeno ci possiamo legare il motorino.

3. L’eau de parfum stile Nilla Pizzi-buon’anima

Sin dalla notte dei tempi gira la voce che il profumo sia una cosa strettamente personale, un po’ come il numero di scarpe o come la taglia del reggiseno. Cioè, uno non si può improvvisare regalatore di profumi, arrecandosi il diritto di decidere come debba profumare una certa persona. Regalare un profumo non è come schiacciare un brufolo o come lavare i piatti: per regalare un profumo, devi conoscere bene i gusti del suo destinatario. E’ come se qualcuno regalasse un Moschino a Charlize Theron, che sono anni che quella poraccia si fa venire i reumatismi a furia di farsi il bagno nello J’Adore, capite? E soprattutto, i profumi non si regalano alla caizer-of-dog: il profumo non si sceglie in base al packaging ma in base alla fragranza, per non correre il rischio che a) lei vi molli su due piedi, b) siate costretti a fare l’amore con una che odora di naftalina.

4. La tazza della prima colazione, il portafoglio triste della Carpisa

Mo vabbè che magari non siete tipi fantasiosi, vabbè che magari lei non è una ragazza dalla personalità eclettica e poliedrica, ma la tazza della prima colazione la regalano le amiche, le mamme, le cassiere del Conad, non i fidanzati/corteggiatori. A meno che tra le lenzuola la vogliate tiepida come il latte appena riscaldato. Stesso discorso vale per i portafogli tristi di Carpisa ed affini, quelli che, non appena li scarti, nel loro grigiore sembrano risuonare come un candido “Non sapevo come farmi lasciare, così ho deciso di farti un regalo di merda.”

5. Il perizoma stile Sabrina-Salerno-Boys-Boys-Boys

Si, si, ho capito che volete accoppiarvi come ricci in primavera. Ho capito che il testosterone vi ha ormai obnubilato la ragione ed il senso della decenza, però sappiate che regalare biancheria intima porcona ad una donna che volete conquistare, potrebbe un tantino metterla in difficoltà. Se poi vi sembra il tipo da gradire un regalo più osé del solito, sì al pizzo, al gioco di veli, a qualcosa di malizioso ma non troppo. No alle scritte cafone sul retro della culotte (“Spank me, i’m famous” mette più tristezza del meglio di Massimo Di Cataldo), copri-capezzoli paillettati (a meno che lei non sia Dita Von Teese o una patita della disco music) né roba di latex che necessita di applicazione di almeno tre strati di grasso di foca monaca. Nessuna vuole sentirsi grassa a Natale.

6. Qualsiasi cosa firmata Desigual.