A tutti i millantatori della filosofia de "il silenzio è d'oro" io dico: il silenzio non è d'oro manco per il cavolo. Il silenzio è di latta e fa venire la gastrite.

No, non è vero che il silenzio schiarisce le idee. Più precisamente, non è vero che il silenzio schiarisce le idee alle donne, perchè ‘sto benedetto silenzio, a noi donne, le idee le ingarbuglia come le cuffiette dell’Ipod. 
Facciamo un esempio: se una donna non ti interessa (nel senso che non ti interessa più o non ti è-benché-mai-minimamente-interessata) tu, a sta poraccia, glielo devi-da-dì.

E’ inutile che tu, creatura peniena, viva con la speranza che difronte al silenzio una donna capisca che forse (forse) te-sei-rotto-li-coglioni-di-lei: una donna il silenzio non lo concepisce, non lo sa minimamente interpretare, perché, voglio dire, siamo esseri in grado di chiacchierare ininterrottamente per tutte le sacrosante ventiquattro ore che la vita ci ha donato (e se potessimo, sfrutteremmo anche la Venticinquesima ora di Spike Lee), cosa vuoi che significhi mai il silenzio per noi? Niente. Un’emerita cippa
Non pensare certo che la via del silenzio sia quella giusta per toglierti di torno una donna, perché anche se non te la ritrovi sotto casa con la troupe di Chi l’ha Visto? o con i postini di C’è posta per te!, ciò non significa che lei non ti abbia raggiunto con la sola forza del pensiero. E ti assicuro che spesso sono pensieri che fanno rima con omicidio ed evirazione. 
Il silenzio ci attanaglia.
Il silenzio ci disorienta.
Il silenzio non significa no, il silenzio per noi donne significa forse.
Anche dopo giorni e giorni di mutismo, tra cellulari che non vibrano e chat che non pop-uppano, per noi donne il silenzio continua ad assumere i più disparati significati:
Magari è una tattica.
Magari è timido.
Magari è impegnato.
Magari pensa di essere pedante.
Magari pensa di non essermi piaciuto.
Magari è stato rapito da un gruppo di femministe.
Magari è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Magari è morto.
Magari non gliene sbatte un cazz di me. (Opzione che prendiamo in considerazione solo dopo l’sms-senza-risposta numero tremilacinquecento. Ma non sentiamo di escludere l’idea che gli abbiano fregato il cellulare.) 
Io davanti al silenzio divento sostanzialmente bipolare: una parte di me continuerebbe ad attendere finchè-bip-di-un-sms-non-ci-separi (cercando di distrarmi tra studio, palestra, happy hour con le amiche e le nuove puntate di Pretty Little Liars), l’altra parte (quella maschia e fiera) vorrebbe invece agguantare il telefono e digitare un disperato “ma che cazzo di problemi hai?” (in realtà, essendo tripolare, a questo punto della commedia interverrebbe un’altra vocina a suggerirmi qualcosa di più carino e meno stile il-corpo-è-mio-e-tu-sei-solo-un-homus-merdae). 
In genere vince la strategia dell’attesa, che, male che vada, mi toglie dalle palle uno che aspira a mocciose senza carattere e che (soprattutto) gli fa credere che-non-me-ne-frega-un-tubo-manco-a-me (poi il fatto che io possa trascorrere giornate intere con gli occhi fissi sul display del cellulare è un dettaglio che non è tenuto a sapere).
Uomini, per quanto spesso ciò non si sposi con il vigliaccume che alcuni di voi si portano dietro sin dai tempi dell’asilo ( sono stata forse l’unica a ricevere foglietti del tipo “ti vuoi mettere con me? si o no?” senza poi alcun seguito, nonostante avessi sbarrato la prima casellina???), cercate di essere diretti e sinceri con le donne, anche crudeli se serve. Perché nonostante tutti i vaffanculo e le scarpe che potremmo (eventualmente) tirarvi in faccia per la delusione, con il tempo vi saremo immensamente grate per averci reso libere dal peso del silenzio. E potrete soprattutto vivere felici e contenti, tra poker, veline ed esame della prostata.