Aaaaah aaaaah aaah…questione di Birkiiiiiin!

Confesso, sono dell’altra parrocchia: nel senso che, se proprio dovessi scegliere tra una borsa ed un paio di scarpe, sceglierei l’opzione b senza battere ciglio. Rientro a tutti gli effetti nella categoria delle “shoes addicted“, si, in quel gruppo di pazze isteriche in grado di riscoprire il proprio punto G davanti ad un meraviglioso paio di décolleté tacco dodici. 
Oh, si si si. Ancora. 
Se al Museo d’Orsay ogni tanto sono costretti a chiamare la neuro per far ricoverare quei poveri cristi che incappano nella sindrome di Stendhal (e voglio dire, se ciò accadesse ad un gruppo di estetiste al cospetto de L’origine du monde, ci sarebbe anche da capirle!), spesso mia madre è costretta a ricorrere ai sali o alla pistola elettrica per mettere fine al mio delirio da sindrome di Zara, che generalmente mi assale di fronte ad un paio di scarpe mozzafiato. Non oso immaginare quello che potrebbe accadere nel momento in cui calzassi un paio di scarpe disegnato da Giuseppe Zanotti o dai Fratelli Rossetti. Se entro in ovulazione osservandole dalla vetrina, non mi sento di escludere che indossandole potrei rimane incinta. Di chi, questo, non si sa.
E’ inutile che i maschietti in ascolto storcano il naso, perchè non mi sembra che davanti ad una bella auto sportiva o ad una moto da corsa, i loro neuroni lavorino più di tanto. Non parliamo poi di quando c’è la Champions. Momenti in cui se passasse Belen Rodriguez con tutta la farfallina en plein air, le verrebbe chiesto gentilmente di levarsi dai coglioni.

Nonostante la mia perversione per le scarpe di tutti i tipi, dalle zeppe alle ballerine, dai biker boots alle peep toe, ammetto di conservare delle pulsioni non indifferenti anche nei confronti delle borse: non a caso io e mia madre vantiamo una collezione degna di nota, che occupa prepotentemente metà dell’armadio destinato, in teoria, a tutta la famiglia. Famiglia a cui mio padre sembra non appartenere più, almeno in termini di guardaroba. Devo però annotare, in nostra difesa, che durante il fatidico momento dell’acquisto di una qualsivoglia borsa, conserviamo ancora un barlume di lucidità, ponderando se effettivamente sia un acquisto utile o meno. Ai profani del settore, voglio sottolineare che per utilità di una borsa, non si intende di certo quella quod vitam, che spesso ricorre negli uomini, costretti al borsello o alla tracolla, perchè voglio dire, non è che si posso mettere lo smartphone, l’agenda e il pacco di fazzoletti tutti e tre dentro le mutande: per noi donne l’utilità di una borsa si traduce piuttosto nel poterla abbinare al nostro restante guardaroba.  La grandezza e la capienza spesso neanche la prendiamo in considerazione: d’altronde la capacità di fare entrare il mondo in una minuscola 2.55 è un discorso a parte. E’ una dote innata che noi donne ci tramandiamo di generazione in generazione, come la cellulite e l’alluce valgo. 

Ed è propio una borsa in particolare ad essere la protagonista del mio ultimo post per il consueto appuntamento del mercoledì fashion @The Italian Fashion Tea: una borsa con la b maiuscola, che ha fatto scuola e che continua a far perdere il lume della ragione alle donne di mezzo mondo. Conti in banca prosciugati, matrimoni finiti e invidia ai massimi storici sono le eventualità a cui potrebbe andare incontro la fortunata (alias stronza) che possa permettersi una borsa del genere. Pardon, Borsa. Nata dall’estro di Hermés, la Birkin si conferma nella top ten delle borse must have di sempre: iconica, versatile ed estremamente moderna, come la donna a cui si ispirano le sue forme e il suo design all’avanguardia, l’attrice Jane Birkin. Mica roba da Cento Vetrine!

La Birkin è una di quelle cose che se te la regalano, ti avranno per sempre, mentre se te la compri da sola, molto probabilmente ti sei reincarnata in Paris Hilton e ancora non te ne sei resa conto (…)  E’ un’accessorio pragmatico nelle forme e pulito nel design, ideale per le stakanoviste di ogni età. D’altronde le sue linee si ispirano a Jane Birkin, icona di un’intera generazione di donne, quella della body consciousness: donne che sanno cosa vogliono e come prenderselo, donne che hanno smesso i panni da angelo del focolare per svestirsi, una volta per tutte…”

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