Amarsi un po'. Un po' tanto.

Imburrare il pane.
Preparare una cena veloce. Per due.
Cedere l’altra metà del tuo letto. E quella del cielo che ti sta sopra la testa da un mese a questa parte.
Tenersi per mano in terra straniera, tra le carrozze che sfilano e i rintocchi fieri dell’orologio.
Baciarsi aspettando l’arrivo dell’ultima corsa della metro.
E poi abbracciarsi. Stringersi. Fondersi.

Avere gli occhi un po’ umidi e il cuore in gola mentre aspetti che un certo aereo atterri.
Minuti che sembrano ore.
Dita che tamburellano e schioccano nervosamente nelle tasche del tuo pied de poule.
Poi rivederlo, finalmente, e lanciargli le braccia intorno al collo.
Dirsi qualcosa.
Guardarsi a lungo.

Svegliarsi pigramente l’indomani. Insieme.
Svegliarsi per prima: una tazza di tè al volo, impugnare il borsone e dargli un bacio sulla fronte mentre è ancora lì che dorme.

Ci vediamo dopo.
La marmellata è in frigo.
Tornare a casa con il freddo fin dentro le ossa, con la sciarpa tirata fin sopra le guance, i capelli arruffati e i pugni stretti in tasca: varcare la porta, tuffarsi in un abbraccio infinito e sentirsi come nuove. Mentre i termosifoni segnano i venticinque gradi.

Condividere nuove esperienze.
Come una lunga passeggiata in un parco vestito di foglie gialle.
Come una cheseecake ai mirtilli.
Come gli spalti durante una partita di hockey sul ghiaccio.

Ci sono emozioni che, anche quando sembrano essersi intiepidite, non smettono mai di pulsare.
Nella testa.
Negli occhi.
Nelle vene.
Divampano improvvisamente lungo le pieghe di un sorriso, lungo le dita di una mano, lungo parole bisbigliate all’orecchio.
Ci sono complicità che non puoi spiegare, ma che puoi solo imparare a vivere.
Ci sono sguardi carichi di significato, che si tessono nella completa indifferenza altrui.
Come onde radio che si muovo indisturbate da una città all’altra, che non desistono, nonostante le interferenze.
Nonostante il mal tempo.

Che sia un mese d’amore.
Di quelli che piacciono tanto a noi.
Di quelli alla Rossella O’Hara o alla Carrie Bradshaw.
Di quelli che sono belli così come sono.
Alti, bassi, grassi, magri, timidi, egocentrici.

Ed un grazie speciale a te.
Che mi rendi un po’ meno cattiva, ma decisamente migliore.