Tutto l’amore che ho.

Ho vissuto l’abbandono e la delusione. Ho lasciato porti che credevo sicuri, ho navigato in acque talmente torbide da non vederci più niente e alla fine ho dovuto fare dietrofront. Chi se n’è andato facendo un gran chiasso, chi ha girato i tacchi in completo silenzio, chi ho dovuto cacciare via a calci nel culo pur di sopravvivere. Perché l’amore infelice – quello maltrattato ed usurato – corrode i ponti come le acque chete. 

Mi sono chiusa in me stessa. Mi sono sentita come una cassaforte di cui tutti ormai sembravano aver perso la combinazione. Una lettera senza destinatario né mittente. Un sacchetto della tombola senza numeri da estrarre. Un video dei Queen senza audio. Con la mia vita che andava avanti a marce alte – lavoro, successi, i drink del sabato sera, l’ultima hit di Mark Ronson da ballare – mentre “cinismo” batteva “sentimenti” 10 a 0.

Sono finita per diventare una di quelle persone che nell’amore non ci credono. Mi sono ritrovata ad essere una di quelle che “non sono fatta per l’amore”. E tanto era forte il mio disappunto per com’è che erano andate a finire certe storie, da essermi quasi convinta che “non sono una persona da amare”. Non sono una persona che sa amare. Sono una brutta persona. Sono brutta, punto.

Una corazza ogni giorno più robusta, “io non ho bisogno di nessuno“, cercare difetti in chiunque ed in qualsiasi cosa pur di non cedere all’umano sentimento dell’amare qualcuno nonostante i denti storti, un calzino bucato o una battuta di merda. Come se al mondo esistesse davvero qualcuno o qualcosa di perfetto, senza grinze né debolezze.

Quel “per me solo il meglio” che si stava lentamente trasformando in “per me solo ‘sto cazzo“. Resistevo all’amore come lo si farebbe ad un attacco di panico. Ero finita per diventare una di quelle che i ti amo se li strozzano in gola – “non è il momento giusto” – una di quelle che si auto-infliggono l’ingiusta punizione di censuarsi le emozioni.

Non ci sarà mai nessuno alla mia altezza. Nessuno mi amerà mai quanto merito. Nessuno mi amerà mai quanto sono in grado di amare io (ma non ero quella che “non sono fatta per l’amore“? boh, vabbè). Nessuno ti giuro nessuno.

Ho smesso di essere arida quando ho deciso di ricominciare a comunicare. Ho smesso di essere infelice, nel momento esatto in cui ho smesso di pretendere la perfezione (che pretesa del cazzo) ed ho cominciato invece ad apprezzare la semplicità di alcuni gesti, errori compresi.

Sono tornata ad amare quando ho deciso di piangere davanti a chi non aspettava altro che io mi aprissi. Ma come potevo pretendere che le persone mi leggessero nel pensiero?! (vabbè forse è perché sono cresciuta con le performance di Giucas Casella a “Domenica In”).

E’ stato liberatorio lasciarsi andare e dire “ti amo” senza temere le conseguenze, è stato rigenerante spalancare questa cassaforte a colpi di kalashnikov (perché giuro che la combinazione ormai non la ricordavo più neanche io).

Pazienza se soffrirò (ancora). Pazienza se neanche questa sarà “per sempre”.

Ho deciso di vincere la paura di amare, amando con tutto l’amore che ho.

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…