Amore, sto morendo.

No cucciolo, non stai morendo. Hai solo trentasei e sette di rialzo termico, molto probabilmente perchè ti sei scrofanato settordici teglie di parmigiana e, come dire, il tuo metabolismo si è messo un attimino all’opera per evitare che tu assuma la stessa forma della teglia. E credimi, in procinto della prova costume, ti sta facendo un grandissimo favore.

Molte di voi avranno notato che la maggior parte degli uomini impugna un termometro con la stessa serenità con cui noi impugniamo un test di gravidanza (e dico la maggior parte per evitare che mi si dia della femminista intransigente): bastano un paio di Kleenex smocciolati e un blister di antibiotico, e il tuo uomo si sente quasi in dovere di convocare il notaio, tanto per chiarire che la tuta della Roma spetta all’amico del cuore e che le tartarughe, Ciccio e Lina, le lascerà in eredità alla fidanzata (grazie ‘more, bel regalo demmerda).

Un’unghia incarnita è per un uomo l’anticamera del piede diabetico, un mal di gola è un chiaro sintomo di tubercolosi: che poi, dove cavolo te la sei pigliata ‘sta tubercolosi? All’ultima partita di calciotto? O forse durante il pranzo della domenica con i cannelloni di tua madre? 

Fate vedere un ago ad un uomo ed egli scapperà via a gambe levate, manco gli aveste chiesto di sposarvi.


Gli uomini questa cosa della ipocondria ce l’hanno nel sangue, mica è colpa loro, è un pò come la storia del pettegolezzo o della fissazione per la linea di noi donne. E fondamentalmente la colpa è nostra. Si, nostra. Perchè se non fosse per la sindrome da crocerossina del caizer che alberga in qualsivoglia femmina over diciotto, manco fossimo Kate Beckinsale ai tempi di Pearl Harbor, gran parte di questi spippamenti mentali maschili non esisterebbero.


Amore mi esce il sangue dal naso.
Cucciolo! Vieni qui che ci penso io.
Cocco, a te il sangue dal naso esce una volta ogni dieci anni, 
mentre io una volta al mese c’ho Lady Dracula tra le gambe. 
Ma non per questo mi sono fatta mettere in lista per una trasfusione.

Amore ho uno strappo muscolare pazzesco.
Tesoro, ti faccio un massaggio?
Pazzesco, dici? Mai quanto quello della mia brazilian wax.

Amore ho mal di pancia.
Ciccino, avrai mangiato qualcosa che ti ha fatto male. Una camomilla?
Tesoro, il tuo mal di pancia non si avvicina minimamente a quello che
 tua madre ha provato quando ha dovuto buttare 
fuori dall’utero tre chili e mezzo di futuro manzo adulto.

Amore non voglio fare la puntura sul sedere, che poi brucia.
Dai su, vedrai che farà male meno di quanto pensi.
Amò, sapessi quanto me brucia a me il culo prima del ciclo.


Dovrebbero ideare dei corsi appositi per mogli e fidanzate, un pò come quelli di primo soccorso e rianimazione per gli impiegati degli uffici pubblici: “Come far capire al tuo uomo che non morirà dopo aver sbattuto il mignolo alla scrivania” – “Uomo se hai la febbre, la tavoletta del water potresti comunque abbassarla” – “Come far capire al tuo lui che andare a fare un vaccino non equivale a sottoporsi ad una prostatectomia”. Eccetera, eccetera.
Che poi gli uomini fondamentalmente si ammalano per due motivi: o perchè sono gracilini tipo etoile del Bolshoi, che basta una folata di vento e già c’hanno la bronchite, o perchè il giorno prima fanno i coglioni (tipo, magliett
a a mezze maniche quando fuori gela la merla), e il giorno dopo si ritrovano con un paio di tonsille grosse come le chiappe di J.Lo. A tale proposito, mi verrebbe da aggiungere un corso last minute a quelli sopracitati: “Come spiegare al tuo uomo che avere un pene non equivale a possedere il dono dell’immortalità”.

Ha ragione la cara Robi quando dice “Ah se gli uomini dovessero avere il ciclo, partorire… Dio é stato lungimirante, bisogna ammetterlo”: d’altronde se il tuo uomo bofonchia perchè si è stirato l’alluce giocando a calcetto, non oso pensare quante te ne avrebbe dette nei giorni della sindrome premestruale, in caso avesse avuto un paio di ovaie al lavoro. Altro che camomilla, altro che valeriana: probabilmente avresti potuto calmarlo solo con un colpo di pistola elettrica. Quindi, si, Signore, grazie: grazie per aver adagiato sulle nostre fragili spalle il peso del ciclo, della gravidanza, delle nausee mattutine, della menopausa, della cistite, del metabolismo lento, della mammografia e della ritenzione idrica. D’altra parte è un pò come la storia delle camicie da stirare o della spazzatura da buttare: preferiamo farlo noi, anche se magari è un giorno no, anche se magari c’abbiamo un rave party in corso  nelle tube di Falloppio, piuttosto che delegargli simili compiti e sentirlo brontolare per tutto il giorno. Per carità diddio.

E te lo ritrovi lì, il principino di casa, accucciato sul divano, con gli occhioni lucidi e il broncio alla Oliver Twist, che ti fa quella vocina, un misto tra Calimero e Topo Gigio, chiedendoti gentilmente di mettergli una mano sulla fronte per sentire se scotti. Classico momento in cui, per quanto tu possa tentare di reprimere la crocerossina che c’è in te, per quanto tu ti possa appellare allo spirito delle femministone e a quello dei loro reggiseni bruciati in piazza, ti si stringerà inevitabilmente il cuore e ti si spalancheranno le porte della maternità:
Un bacio sulla fronte, una spremuta energizzate, una rimboccata alle coperte.
(Se manco quest’anno me porti alle Seychelles, giuro che il mercurio del termometro
 te lo sciolgo in acqua al posto dell’OKI. )