Aspettando la rinascita. O che sia primavera (na-na-na).

Ho tagliato i capelli. Pochi centimetri. Quanto basta per poter rientrare nella categoria di quelle che dal parrucchiere ci vanno davvero e mica pour parler. Ho finalmente detto addio allo “shatush”. Che poi, ci rendiamo conto che l’anno scorso quasi tutte abbiamo speso fior di quattrini per farci decolorare mezza testa “si” e mezza testa “no”, per poi avere la faccia tosta di prendere per il culo le tizie di Jersey Shore?
Ah, valle a capire ‘ste donne.

Praticamente erano mesi che latitavo dall’ambiente del coiffeur (se non per una messa in piega disperata last-minute del tipo “te prego, aiutame te che Dio c’ha rinunciato!”) e a dirla tutta avevo premeditato un cambiamento radicale. Poi però m’è salita su la strizza, ha preso il sopravvento il progesterone e quindi ho fatto “ciao-ciao” con la manina al mio desiderio di un carré sbarazzino. 
Si, sono proprio una fifona pappamolla. Pfff.
La verità è che vivo con la stupida convinzione che certe cose vadano fatte al momento giusto. Senza ricordare che per certe cose (leggi, taglio di capelli, tatuaggio, viaggio in solitaria) il momento giusto non arriva mai. Te lo devi creare da sola. Devi un po’ forzare la mano, capisci? Ci sono donne che rimangono incinta nel bel mezzo della loro carriera e decidono di portare avanti la gravidanza, crescendo un figlio senza sapere da dove iniziare se non dall’amore…ed io sto qui a crogiolarmi se sia arrivato o meno il momento di farmi il carré. Ecco, più ridicola di me c’era solo Valeria Marini a L’isola dei famosi
Che io poi mica lo so se per affrontare la strada della rinascita si abbia bisogno di un carré o vada bene anche la crocchia sfranta della domenica mattina. Che io me lo chiedo se non sarebbe il caso di cestinare ‘sto total-black che mi ha fatto compagnia per un inverno intero e di tornare magari alla freschezza del blue jeans. Che io poi fondamentalmente vorrei solo due cose: capire in che direzione soffia il vento e smettere di fare le cose che non mi piace fare. O meglio, iniziare a fare tutte quelle cose che mi piace fare. Senza trascurarne neanche mezza.
Osare.
(Almeno un pochino.) 
Fare qualcosa che non ho mai fatto prima.
Fare qualcosa di cui ho sempre avuto paura (fa ovviamente eccezione l’interagire con scarafaggi e serpenti). 
Non ho più voglia di aspettare le persone, di perdere tempo con chi non ha intenzione di perderne con me. Ho il desiderio di fare un viaggio dentro me stessa, di rispolverare tutte quelle piccole cose che sono stata costretta ad abbandonare negli anni. Ho bisogno di un viaggio fuori me stessa. Lungo o breve che sia. In aereo, in treno o in macchina. Ma ho bisogno che sia viaggio e non solo una deviazione. E devo poi iniziare a viaggiare insieme a me stessa. Fosse anche in un semplice pomeriggio al museo. Con lo sguardo perso oltre il finestrino di un tram. Si, devo smetterla di aver paura di fare le cose da sola. Io che ho sempre amato la condivisione, forse è il caso che inizi a riscoprire quella genuina solitudine e quel sano egoismo che non ho mai davvero avuto il coraggio di dimostrare a me stessa. 
Guardo il cielo finalmente sgombro di nuvole e mi dico che ci proverò. 
Mi dico che proverò a rinascere.

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…