Mai una gioia: ce le ha tutte Bridget Jones.

Allora, io potrei pure comprendere che “è un mondo demmerda, lasciateci sognare!“, però questa cosa del “se puoi sognarlo, puoi farlo” vi sta un attimo sfuggendo di mando, cari i miei amici registi (soprattutto a te zia, Sharon Maguire).

Perché una ci mette quasi quindici anni per uscire dal tunnel del Principe Filippo, di Eric di “Rossana” (quello che all’inizio è simpatico come un orzaiolo, ed invece poi si rivela ‘Mr Big’ in versione manga), di Licia che “incontra per caso Andrea e Giuliano” e poi finisce tra le braccia di Mirko dei Bee Hive (capelli discutibili okay, ma erano pur sempre gli anni ’80) e di tutti i fighi di Beverly Hills 90qualcosapoi invece arriva Bridget Jones a gettarti nuovamente sul lettino dello psicologo.

Una si apre un mutuo tra palestra, parrucchiere, estetista, fidelity card di Zara…e poi arriva questa (che sta alla femminilità come Chiara Biasi sta alla lasagna) e conquista tre – dico TRE – fighi anglofoni, quando noi a stento riusciamo ad instaurare un contatto visivo con il commesso carino della Coop. Commesso che, nella migliore delle ipotesi, si rivelerà essere gay.

 

Comunque, dicevo: nella sua trilogia cinematografica , Bridget Jones c’ha praticamente il potere seduttivo di un taser elettrico.

Conosce Mark Darcy….tac stregato!

Inciampa in Daniel Cleavertac impazzito!

Cade nel fango davanti a Jack Qwanttac smutandato!

(Mentre noi qui a stento si rimorchia ben vestite e truccate come sulla copertina di Elle Magazine)

Ma la cosa più deprimente è che Bridget, pur deviando a malapena dal tragitto casa-lavoro, è in grado di conquistare tre manzi uomini diversissimi tra loro (una roba che a confronto i cacciatori seriali di ‘pokemon rari’ sono dei dilettanti): Darcy il gentleman (all’apparenza algido e scorbutico, ma che nell’intimità sprigiona più calore di una stufa ad infrarossi), Daniel il donnaiolo (che però, maguardaunpoco, per Bridget ha un debole speciale – nonostante i mutandoni di flanella che avrebbero demoralizzato perfino un erotomane in astinenza) ed infine Jack il milionario (perché alla regista non bastava fargli avere le sembianze di Patrick Dempsey – eh no – che le spettatrici o le deprimi per bene oppure appendi il ciak al chiodo).

(Noi invece si va all’università, si cambia ufficio, si viaggia, si va in palestra, ci si iscrive al corso di pittura post-moderna, si frequenta più feste di Beyoncé e alla fine – mannaggialapupazzaci si imbatte sempre nello stesso tipo di coglione patentato uomo. E manco è detto che gli piaci.)

E non importa poi quanti maglioni discutibili indosserà, quante bucce di banana incroceranno il suo cammino o quanti goffi pensieri trapeleranno dalle sue labbra: Bridget rimorchierà duro e crudo che manco le modelle che spendono 5000 euro per rifarsi le tette da sfoggiare a Formentera.

“La rivincita delle bruttine”, “il trionfo della normalità”, “C’è speranza per tutte”…mah, non per sminuirvi il ‘girl-power’ signore mie, ma a me sembra che Bridget abbia – fondamentalmente – più culo di tutte le Kardashian messe insieme.

[SPOILER “Bridget Jones’s Baby”] 

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Che solo a lei poteva capitare la fortuna di andare ad un festival musicale (uno di quelli in cui la probabilità di imbatterti in uno figo, sobrio, privo di sifilide e con buone intenzioni, dipende unicamente dagli effetti allucinogeni delle anfetamine che hai in corpo) ed entrare casualmente proprio nella tenda da campeggio di Jack/Patrick Dempsey (per poi passarci una notte tra sesso e bagordi, s’intende). Quando noi invece (come minimo) saremmo finite in quella del sosia di Charles Manson.

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[FINE SPOILER]

Boh, che vi devo dire raga: non laviamoci i capelli per due giorni, usciamo con i gambaletti color carne…e vediamo che succede.