Budapest: essere felici sotto la pioggia e con le gambe stanche.

 

Vedere Budapest dal crepuscolo in poi è come assaggiare la Nutella per la prima volta: il mondo diventa un posto decisamente migliore in cui vivere.
Le luci che da Pest si fanno strada lungo il Ponte delle Catene fino ad arrivare ad accendere Buda e l’Isola di Margit: i fari del tram e delle auto che sono lucciole al confronto di quel Parlamento che, una volta illuminato, batte la Torre Eiffel 10 a 1.

La chiamano la perla del Danubio la Parigi dell’Est: solo quando ti ritrovi a rimirare Budapest dall’alto della Cittadella o dal Bastione dei Pescatori, capisci il perché. Un’architettura che si fonde alla perfezione con la natura circostante, l’efficienza dei mezzi di trasporto e la cortesia dei suoi abitanti ne fanno una città che vale davvero la pena visitare. 

 

Sono partita alla volta della capitale ungherese con le idee ben chiare: voler vedere quanto più possibile, pur avendo un solo un weekend (pieno) a disposizione. Ho perciò affittato un appartamento (Airbnb) nel VII distretto (Erzsébetváros) – il quartiere ebraico di Pest (zona centrale ma non troppo costosa, ben collegata ma non troppo caotica, residenziale ma con un’ottima nightlife!) ed acquistato un comodo abbonamento settimanale ai mezzi di trasporto (gli abbonamenti sono da 24 h, 48 h, 72 h e sette giorni: la differenza di prezzo tra questi ultimi due è di qualche centinaio di fiorini – 1 euro corrisponde a 290 fiorini – e quindi, dovendomi muovere nella città per quattro giorni, mi è convenuto scegliere la formula settimanale invece di fare quella da 72h + 24 h!).

I mezzi di trasporto (metro, tram, bus, filobus, battelli) servono davvero per girare la città: chiunque vi consigli il contrario è senz’altro un fanatico integralista della marcia campestre (o una persona a cui state abbondantemente sui cocomeri!)
Complice il breve soggiorno e le condizioni meteorologiche non esattamente propizie (il venerdì ha buttato giù tutta la ritenzione idrica di Mariah Carey, per dirne una!), ho concentrato le attenzioni sui punti forti della città, senza dilungarmi troppo tra musei ed esposizioni (che Vittorio Sgarbi non me ne voglia! #ImCapraAndIKnowIt).

Buda – la parte antica della città – merita senz’altro di essere goduta in una bella giornata di sole: i colori della Chiesa di San Mattia, il Bastione dei Pescatori (il mio preferito!), i giardini del Castello, il panorama che dalla Cittadella è un vero tuffo al cuore. E se a Buda si respira un’aria d’altri tempi, tra gli edifici in stile asburgico ed il profumo dei kurtoscalacs alla cannella (il dolce tipico della città, da provare assolutamente in uno dei tanti chioschetti!), a Pest vige un connubio perfetto tra tradizione (la visita all’interno del Parlamento M-E-R-I-T-A!!!) e modernità (i ristoranti casual-chic in zona Oktogon, lo shopping sull’elegante via Andrassy, i ruin pub – letteralmente, “pub in rovina” – in cui trascorrere un dopocena decisamente “alternativo”).

Da brava #culopesante quale sono, potevo poi forse farmi sfuggire l’opportunità di trascorrere un pomeriggio in una delle celebri spa di Budapest? Le terme di Széchenyi, pur essendo un tantino old-fashioned (si, una roba molto #ZiaChicca style!), rimangono uniche nel loro genere: immergersi nella grande (e calda!) piscina esterna mentre il termostato sfiora a stento i dieci gradi è una esperienza da non perdere (per non parlare dei soggetti variopinti che si vedono a mollo e su cui fare taglio&cucito con la best-friend!)

Budapest è una città che rimane nel cuore, nonostante la pioggia e la malinconia tipica di tutte le belle città dell’est: è una piccola oasi metropolitana che insegna come sia possibile divertirsi in assoluto garbo e pacatezza. Senza strafare. Senza ridicoli eccessi.
E si, in caso ve lo stesse chiedendo: (più o meno) come in Olanda, ci si rifanno gli occhi anche lì.
I (miei) consigli in più:
– Visitare Hospital in the Rocks,
– Fare merenda nella libreria Alexandra,
– Provare l’hamburger di anatra (ma anche tutto il resto!) da Menza,
– Godersi lo spettacolo delle fontane musicali nell’Isola di Margit (dal crepuscolo in poi),
– Andare (almeno una sera) in uno dei tanti ruin pub (provati per voi: Szimpla, Anker T ed Instant),
– Passeggiare lungo il Danubio a prima sera.

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