C'era una volta Anna dai capelli rossi.

Oggi Anna i capelli li ha castani, con una mechiolina qua e là, lunghi fin sotto le spalle.
Oggi Anna non indossa più tristi camicioni color lavanda nè gonne a ruota con fantasia divano-della-nonna-con-gatto-incorporato.
Anna, a dirla tutta, ‘sta roba manco sa che è.
Anna indossa opere d’arte: pantaloni che sembrato rubati ai rosoni della cattedrale di Notre Dame, vestiti liberamente ispirati alla Cappella Sistina. Anna indossa ponti e ferrovie. Roba che, oltre a mani di sarta, come minimo ha richiesto le perizie di un paio di ingegneri civili.
Ed è proprio per questo motivo che da quel genio (spesso incompreso) di Anna Dello Russo mi sarei aspettata di più .
O forse dovrei dire, un po’ di meno.
Mi chiedo perchè una donna visibilmente estrosa ed intelligente come lei, che ama giocare con uno stile al confine tra l’onirico e il circense, si sia lasciata corrompere da quelle menti low cost di Hennes e Mauritz (leggi, H&M) per realizzare una capsule collection che di intrigante e fuori dalle righe ha ben poco. Tanto meno il prezzo. Ora, vada bene tutto ‘sto teatrino della fescion shaua, vadano bene i dieci comandamenti della it girl (anche se, Anna, amore mio, se te sentisse mia madre che mi consigli di non indossare più di una volta lo stesso abito, te metterebbe all’ingrasso con fegatino e sformato di melanzane), però tutto ‘sto oro, tutti ‘sti luccichii, tutte ‘ste catene, più che ‘na doccia, mi sembra l’ennesima reunion delle Spice Girls.

Sia chiaro, io, ad Anna, la amo.
Ma proprio assai, che come li porta lei i cappellini, manco tutta Buckingam Palace.
Stavolta però, una tiratina d’orecchio gliela devo proprio fare, perchè di questa capsule collection, eccezion fatta per un paio di bracciali e alcuni modelli di orecchini e girocolli, la maggior parte dei pezzi sono, a mio parere, importabili. A meno che tu non sia Anna Dello Russo in persona.
Nina senti, io lo so che Pretty Woman ha cambiato la vita un po’ a tutte quante, però sto stivale ve lo potete mettere fondamentalmente in due: tu e Lil’ Kim. Io dico, mi ci vedi a me che vado che so, a fare la spesa o all’università, con indosso una roba del genere? Come minimo mi contatterebbero per fare il remake porno de Il gatto con gli stivali.
Parliamone. No dico, parliamo del fatto che tutte le fashion addicted isteriche vanno pazze per questa clutch, che a mio modesto parere, è un incrocio tra lo scrigno magico di Sailor Moon e il porta occhiali di Angela, la cubista ultra settantenne. Esattamente a cosa è ispirata? Alla testiera del letto di Maria Antonietta di Francia?
Sbaglio o Robocop aveva la stessa montatura di mascherina? Dai Anna, tralasciando la visiera alla Alberto Tomba dei tempi che furono, sto catenaccio dorato sembra sia stato scippato dal collo di Er Bufalo di Romanzo Criminale. Perfetti per andare a sparare al Poligono e per coprire le occhiaie del day-after.
Secondo me a quelli di Bulgari, le palle gli sono un po’ girate. Voglio dire, classico girocollo da vetrina in via Condotti, che mo, dimme tu, le pischelle che vanno a compare i leggings e i paraorecchie da H&M che ce dovrebbero mai fare co ‘sto popò di gioiello. Che poi, con il rischio che sembri un Bulgari autentico, se al semaforo c’hai l’ansia che ti strappino il Casio dal polso, qui come minimo ti staccano le carotidi.
Oh, questo sono indecisa se indossarlo al carnevale di Venezia, al prossimo compleanno di Elton John in diretta streaming o alle nozze di Harry Windsor (tanto ho capito che gli piacciono le bionde, sicchè…). Dai, onestamente il cappellino con la faraona impalmata è improponibile anche nel giorno del tuo addio al nubilato. In effetti però potrebbe ritornarti utile in caso venissi nominata relatrice di un incontro con i delegati delle tribù del Borneo.
Dico, Anna, ma tu all’aeroporto di Ciampino ci sei mai stata? Hai una minima idea di come vengano sbatacchiati i bagagli su quei rulli distruggi-valigia? Per carità, bello il packaging, ma spendere quasi duecento euro per un bagaglio a mano che si riga anche semplicemente con lo sguardo, mi sembra un po’ uno spreco. Un po’ una pirlata, ecco. Poi se mi presti il jet privato è un altro discorso.
Nonostante il mio piccolo disappunto, e nonostante sia sempre più convinta che Annina abbia più talento nel parlare in inglese piuttosto che nel disegnare accessori (il che è tutto dire!), non riesco proprio a rendermela antipatica. E’ una sorta di eroina dei fumetti: un po’ nonna di Lady Gaga, un po’ zia delle Winx, trovo che ad Anna vada il merito di sapersi mettere in gioco e prendersi in giro. Indipendentemente dal risultato. Una fashion icon controversa ed eccentrica, spigliata e alla mano, di quelle che appena le guardi ti fanno esclamare “Ossignùr” e poi basta ascoltarle in un’intervista per ricrederti sul loro conto.

Un cerchietto d’arance.
Un blazer con piume di corvo.
Una gonna che sembra tanto una abat-jour dell’Ikea.

Il lato ironico ( e folle) della moda, di quelli che l’importante-è-che-se-ne-parli. Nel bene e nel male.
Io però rivoglio l’Annina delle gonne sagomate e delle bluse carioca.
I body in latex e i trampoli da cubista lasciamoli alle Pussy Cat Dolls.

Dai, Annì, riacchiappate n’attimo, che io tvb.