Cerveza, bocadillos y patatas bravas: andare a Madrid a quattro mesi dalla prova bikini non è stata un'ottima idea.

Finalmente ho trovato il giusto tempo da dedicare alla stesura di un post che fosse interamente dedicato alla mia entusiasmante esperienza madrilena, entusiasmante tanto quanto quella diavoleria ipercalorica dei churros y chocolate: ‘na roba in grado di polverizzare tutti i tuoi healthy-propositi in un batter d’occhi. O forse dovrei dire, in un sonorosissimo crunch di mandibola.


Mi sento in dovere di spendere due parole sul viaggio di andata: innanzitutto non ero cosciente del fatto di avere un biglietto con priorità, che mi avrebbe tranquillamente fatto saltare tre metri di fila al gate di imbarco. Cioè, una buona volta che avrei potuto sfilare sul carro dei vincitori, tra i signorotti con la business 24h e le giapponesi con la Birkin al polso, ho ovviamente pensato bene di non prestare le giuste attenzioni alle diciture del mio biglietto e se non fosse stato per una gentile signora nelle mie vicinanze, probabilmente neanche me ne sarei accorta. Breve inciso: la signora in questione, ispanica fino all’osso, era più o meno vestita come la nonna delle Winx e vi giuro che un simile impegno nel coordinare tinte sgargianti non ce l’hanno mai avuto neanche i costumisti di Heather Parisi ai tempi di Cicale Cicale: tralasciando il maglione bianco (unico dettaglio salvabile dell’outfit), tutto il resto era un alternarsi di nero e color salmone. Pantalone salmone e stivale nero. Occhiali neri con interno color salmone. Sigaretta elettronica color salmone. Borsa lucida salmonata con dettagli neri. Per fortuna che la manicure (vintage di almeno quattro settimane) color verde bosco spezzava un po’ il tutto. Anche se per un attimo ho temuto che potesse essere in pendat con i calzini o con la panciera della Playtex. Ma non ho voluto di certo approfondire.
Volendo poi tralasciare l’argomento “vicini di volo” (due scarsissimi venticinquenni che non hanno fatto altro che dormire per tutta la durata del viaggio – e quello accanto a me si è anche concesso il lusso di russarmi nell’orecchio, una di quelle robe che ti verrebbe da pensare “dio dà la Rinazina a chi non ha le narici!”-), posso affermare con assoluta certezza che si, Madrid mi ha rubato il cuore (ed anche il fegato) sin dal primo giorno. 
Nel viaggio alla scoperta dei luoghi e dei sapori (soprattutto di questi ultimi!) madrileni, sono stata accompagnata dalla mia splendida amica Blondie (si, è un nome d’arte, te pare che una se possa chiamà Blondie?!), studentessa erasmus a Madrid ormai da diversi mesi, che si è rivelata essere una preziosa guida per questa mia esperienza plurisensoriale.
Vista&udito
Madrid è bella, bella tutta: una città armoniosa, che si snocciola elegante e moderna attraverso le sue calles storiche, le sue terrazze con vista mozzafiato, le sue piccole oasi di verde e di arte. El Retiro è un po’ come Parco Sempione per i milanesi, come Villa Pamphili per i romani: un luogo magico in cui è divertente perdersi a piedi o in bicicletta, ammirando da vicino le code dei pavoni custoditi nel parco, per poi concedersi un bagno di sole ai piedi del colonnato in prossimità del monumento dedicato ad Alfonso XII, a due passi dal celebre laghetto, con in sottofondo il chiacchiericcio disinvolto dei passanti e la musica dei musicisti di strada. Dalla terrazza del Circolo delle Belle Arti è invece possibile gustarsi Madrid dall’alto, con la cupola del Metropolis che si staglia altezzosa tra i tetti bianchi della città, per poi tingersi di luci e colori, insieme a Plaza de Cibeles e a Plaza del Sol, al primo imbrunire. E che dire poi dei musei? El Prado, con i capolavori di Goya e di Velazquez, il Reina Sofia, con l’irriverenza di Dalì o con una Guernica ad un palmo dal tuo naso, che ti toglie il fiato dall’emozione. Il palazzo reale, la splendida Cattedrale dell’Almudena (che merita davvero la pena di essere visistata al suo interno) ed un insolito giardino verticale fanno di Madrid una città da mangiare con gli occhi.

Olfatto, gusto & tatto
Mangiare con gli occhi? Ma chi ci crede? A Madrid si mangia con le mani, con la bocca e quando capita…anche in piedi! Farsi un giro nel celebre mercato di San Miguel è come concedersi uno spuntino rovistando nella credenza della nonna, tra le tartine che odorano di mare ed i salumi peccaminosi (moralisti del doppio senso in tre..due..uno..), fermarsi in una delle tante cervecerie ed addentare un gustoso bocadillo de calamares, è inebriante tanto quanto fermarsi alla prima cornetteria dietro casa dopo la disco. Si, insomma, se fate un salto a Madrid la dieta è una di quelle cose che è proprio inutile mettere in valigia, un po’ come le scarpe con tacco dodici, perché entrambe non vi serviranno a niente. N
on posso poi non ricordare con nostalgia sia le dolci prelibatezze della celebre pasticceria La Mallorquina (il rotolo de crema ancora lo rimpiango nei giorni di dieta ferrea!), sia quelle colorate e sfiziose di Mama Framboise (grazie a La Nencini, per la preziosa segnalazione!), per non parlare dei gustosissimi churros, dolci fritti da intingere in una tazza di cioccolato fondente (da provare al celebre bar di San Gines) : c’è poi da dire che la mia cara amica Blondie (che pur magnando per tre, c’ha il punto vita da ballerina di danza classica) non solo può tranquillamente fare le scarpe a Chiara Maci, tanto è brava ai fornelli, ma è anche una vera e propria talent scout in fatto di enogastronomia! Sa dove comprare il pollo allo spiedo più saporito, che birra prendere per la cena (la Mahou, per la precisione), dove scegliere la frutta più succosa e la verdura più bio, perfino dove scovare il prosciutto salato al punto giusto. Insomma, se siete alla ricerca di una madre adottiva o di un modo sicuro per mettere su peso, vi do il suo numero! 

firenze viaggio

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