Che cosa mi metto? – Il colloquio di lavoro.

Settembre: mese di inizi e di nuove sfide. Soprattutto sotto il profilo lavorativo.

Le più giovani si ritrovano costrette ad imbracciare nuovamente libri ed appunti, le segretarie fanno ritorno alla scrivania, le estetiste si rimettono all’opera tra ceretta e manicure e le donne in carriera ricominciano a scappare da una parte all’altra della città, con il tailleur da ritirare in lavanderia e l’immancabile appuntamento per l’aperitivo delle diciannove.
E poi ci sono quelle donne che stanno seriamente pensando di entrare in terapia per combattere l’ansia da “primo colloquio di lavoro” (che a voler essere pignole, si dovrebbe propriamente indicare sotto il termine di “ansia da e-mo-cosa-cazz-mi-metto-per-sto-benedetto-colloquio-di-lavoro-che-per-carità-so-tanto-contenta-ma-a-na-certa-me-sale-l’ansia?”)

Il colloquio di lavoro è senza alcun dubbio un momento cruciale per la nostra carriera: in pochi minuti siamo chiamate non solo a fornire tutte le referenze del caso, ma soprattutto, e qui casca l’asina, a fare una buona impressione. La nostra amica Nina Garcia, guru di  moda e di stile, nonché celebre giudice del talent show Project Runaway, nel suo libro “Look Book, l’abito giusto per ogni occasione” non ha dubbi a riguardo: “Al giorno d’oggi, visto che la concorrenza è agguerrita e la posta in gioco è altissima, è di fondamentale importanza tenere in considerazione non solo cosa direte per colpire chi vi sta di fronte e presentarvi al meglio, ma anche quale immagine volete dare di voi nel momento in cui entrerete in quell’ufficio.
Cosa indossare

Stando sempre ai consigli di Nina Garciaperfino in piena estate, la giacca è d’obbligo”, ed io non sarei mai potuta essere più d’accordo a riguardo. Dio solo sa quale datore di lavoro (specie se donna, che magari, a qualche maschio allupato, avere un paio di tette in bella vista per tutto l’anno fa sempre piacere!) si sognerebbe di affidare mansioni importanti ad una che al primo colloquio si presenta in crop-top o in canottierina aderente in microfibra! (Poi per carità, per le aspiranti Miss Maglietta Bagnata, esiste ovviamente un dress-code tutto a sé.)
Una bella giacca comunica notoriamente “equilibrio e maturità”, facendovi apparire professionali, calme e controllate:  l’importante è saper sceglierne colore e fantasia. Sì dunque alle tinte basic, dal blue-navy al grigio, passando per l’intramontabile nero (nuance che viene sempre in nostro aiuto!), potendo spaziare poi dal cammello (vero must-have della nuova stagione!) al più classico marrone. Se siete invece amanti di pattern cromatici ed originali (come la sottoscritta), potreste optare per un grazioso rigato candy o per un sofisticato pied-de-poule: l’importante è che vi ricordiate di sdrammatizzare l’allure di una giacca più vistosa, abbinandole capi ed accessori rigorosamente neutri.
Il classico tailleur è una valida alternativa per le wannabe-lavoratrici più stilose: come afferma infatti la nostra Nina una donna che entra in una stanza indossando un tailleur classico ma con piglio moderno e chic si ritrova immediatamente al centro dei giochi”. Purché ovviamente scegliate il modello più adatto alle vostre forme e che vi faccia sentire a vostro agio: sì a silhouette pulite e ben definite, no a spacchi vertiginosi, tessuti aderenti e giacche strizza-rotolini (che termine professionale, lo so!).
Infine, Nina tiene a precisare che “quando esamino una possibile nuova collaboratrice, apprezzo molto un tocco di originalità (…) dà sollievo vedere una donna che sa esaltare la propria individualità”. Il mio pezzo forte (testato per voi)? Una ventiquattrore color cuoio lavorata ad effetto “pelle di struzzo”.

Cosa non indossare

E’ assolutamente bandito tutto ciò che risulti essere “too much”, dal faux fur alle fantasie carioca, dalle ruches ai tessuti che fanno molto “febbre del sabato sera”, dalla gioielleria “pesante” agli abiti più audaci, perché come afferma sempre (sora) Nina Una donna che lavora non batte mai la fiacca, ma nemmeno il marciapiede, se è per questo! Non avrei saputo esprimere meglio il concetto.
Dal mio canto mi sento di sconsigliare anche qualsivoglia forma di “sciatteria”: le scarpe da ginnastica, i tessuti felpati ed il jeans vissuto li possiamo tranquillamente lasciare a casa (sempre che non stiate partecipando al casting per una nuova soap opera argentina), così come i tacchi più vertiginosi (a meno che non stiate cercando di sfinare lo stacco di coscia per entrare nel team delle Victoria’s Angels!).
Sì ad un make-up naturale, mani in ordine, orologio al polso ( “il vostro capo vedrà che tra le armi del vostro arsenale di stile c’è anche la puntualità”, cit. sora Nina) ed una borsa in linea con il resto del look e con la posizione lavorativa a cui aspirate (“se volete fare le centraliniste, evitate di sfoggiare la Louis Vuitton…mai far sfiguare il capo!”, cit. sora Nina).
Una volta in possesso del total look che non solo vi faccia sentire più a vostro agio (giammai apparire “ingessate”!), ma che vi permetta anche di esprimere (con garbo!) la vostra personalità (chi ha detto che essere “formali” significa necessariamente essere “anonime”?), non vi resta altro che affrontare quel colloquio che aspettavate da una vita con tutta la professionalità e la competenza di cui disponete. Sorridete, tanto. Okay, non proprio così tanto. Siate consapevoli dei vostri punti di forza e cercate di colmare le vostre debolezze. Sputate la gomma da masticare (cit.), non vi azzardate a cotonarvi i capelli con il frisée e ricordatevi che se siete riuscite a superare l’adolescenza, l’esame di maturità, lo scioglimento delle Spice Girls, la fine della storia con il fidanzatino storico, il coming out di Ricky Martin e l’aumento dei prezzi da Zara (ecc.ecc.), potete affrontare a testa alta anche questa nuova sfida.

In bocca al lupo!

(Per un consiglio di stile personalizzato
 puoi scrivermi a noncontofinoadieci@gmail.com)