Cronache di una polpetta in palestra: IL CIRCUITO FITNESS.

Premessa: mi sono iscritta in palestra dopo quattro anni di attività fisica non meglio identificata (leggi: “fitness tutorial trovati su Youtube ed eseguiti a casa tra la scrivania ed il comodino, mettendo ogni giorno a serio repentaglio le porcellane di mia madre”, ndr). Che poi il “mi sono iscritta in palestra” non rende neanche a pieno la profondità del mio gesto: mi sono iscritta in palestra con la formula 13 mesi, conosciuta anche come “Se bella vuoi apparire, un rene ti devi ipotecare“. Quindi, a questo punto, come avrebbero detto Mogol e Battisti: lo scopriremo solo sudando.

Nel processo di evoluzione da “polpetta a “fit-polpetta” è quasi del tutto naturale prima o poi confrontarsi con l’abominevole mondo dei circuiti. Un nome che già di per sé è un programma, visto che riporta alla memoria cose simpaticissime tipo lezioni di fisica e formule matematiche: sappi dunque cara polpetta, che se un tempo innaffiavi di lacrime il tuo banco per l’ennesimo 5 in pagella, oggi ti troverai a fare più o meno lo stesso, ma distesa (o spiaggiata, a seconda del tuo livello di “polpettaggine”) su di un fit-map tra una serie di addominali e l’altra, special guest “sudore a cascata”.

Al mondo, di circuiti, ne esistono a migliaia, ognuno con il suo peculiare livello di agonia. C’è quello che insiste su glutei ed interno coscia, quello che ti farà venire due bracci così e quello che proverà soprattutto a dare volto ed identità ai tuoi addominali. C’è l’istruttore che ti fa lavorare principalmente a corpo libero, quello che proprio non può fare a meno dell’uso dei manubri e quello ancora che – tra nrg bag e bilanciere – sembra voler credere nelle tue potenzialità di “polpetta-livello-Schwarznegger”.
Nonostante questo variopinto mondo di addestramento, bisogna riconoscergli un grande ed universale pregio: il circuito ti farà vedere la morte in faccia lavorare ogni singolo muscolo del tuo corpo. Ed i risultati, se proseguirai cazzuta nella tua ascesa al mondo del fitness, si vedranno eccome.

 

 Non devi perciò lasciarti abbattere dagli inevitabili drammi che incontrerai in quel luogo di dolore e fatica che prende il nome di “sala fitness”:

1.All’inizio perfino il membro più anziano del gruppo (Agata, 75 anni e 3 bypass)  ti farà ingoiare la polvere del parquet. La vedi lì, che con estrema nonchalance staglia al cielo un bilanciere caricato come un mulo di Santorini o che corre sul posto con velocità “Flashdance”, mentre a te, già dopo i primi tre piegamenti sulle braccia, viene spontaneo sospirare “Gesù, lasciami entrare nella casa del Padre”. 

2. Le serie di addominali ti faranno rimpiangere Yuri, quello stronzo del tuo primo fidanzatino che ti ha spezzato il cuore dopo neanche due settimane di limoni duri in aula disegno.

3.Durante gli squat ti dirai più e più volte che “Ma, alla fine, sai che c’è? Sti cazzi del culo di Belèn! Sono bellissima anche con l’impasto del Bimby che mi ritrovo al posto delle chiappe“.

4. Durante gli esercizi per l’interno coscia alla Gisele Bundchen, come punto 3.

5. Dopo i primi due burpees, ti sentirai in diritto di contattare l’Asl di appartenenza per richiedere una bombola d’ossigeno portatile ricaricabile.

6. E’ più facile piegare una camicia di cotone senza sgualcirla, che piegare le braccia durante le flessioni senza sembrare una foca durante il travaglio.

7. Se le tue compagne di corso usciranno dalla sala fitness solo lievemente provate dalla lezione, tu avrai “gli occhi di chi ne ha viste tante, il sorriso di chi le ha superate tutte, la canottiera zuppa, i capelli annodati a tuppo, la mutanda dentro alle chiappe, la stessa falcata di una sopravvissuta ad un rave party”.

(E un giorno riderai di tutto questo.)