Dattelo in faccia l'IMU: le dieci cose che Berlusconi dovrebbe restituire a noi donne.

  1. Le quattro settimane di gambe-lisce-come-seta. Berlu, dall’alto della tua profonda conoscenza del genere femminile (e a testimoniarlo ci sono tre figlie, due ex mogli e uno stuolo di olgettine devotissime), sono sicura che sai cosa significhi per una donna ritrovarsi d’emblée un cespuglio di rovi tra il malleolo e la coxo-femorale. Che poi, mica è per cattiveria o pigrizia, eh. E’ proprio una stramaledetta questione di natura: non fai in tempo a sborsare venticinque euro per una cera completa, che ti ritrovi tutti i Giardini di Marzo spalmati qui e là. Berlu, ti rendi conto che se riuscissi a risolvere questo problema ancestrale, renderesti felici milioni di donne, senza neanche dover ricorrere all’ausilio del viagra? Che poi, restituire non è neanche la parola giusta: chi caizer le ha mai viste ‘ste quattro settimane, a parte la tizia glabra della Veet?
  2. Il principe azzurro. Berlu, cazzarolina, questo si che è un problema serio. Serissimo. Questa roba del principe azzurro desaparecido non è più definibile come una piaga generazionale: qua stiamo parlando di un problema di livello antropologico. Capisci? Anni ed anni di principi azzurri della Disney, poi ‘ddu palle così con Leo Di Caprio ai tempi di Titanic, e daje con l’irresistibile Dr. Shepherd di Grey’s Anatomy, per ritrovarci infine, dai venticinque anni in su, che cosa? Un branco di maschi dal culo pesante, con le stesse paturnie di Holly Golightly e a cui tra un po’, in orizzontale,  je verrebbe meglio un assolo di capoeira piuttosto che un banalissimo “missionario”.
  3. L’interno coscia di quando avevamo dieci anni. Ah, quelli si che erano bei tempi. Tempi in cui il pilates se lo filavano solo Heather Parisi ed Enzo Paolo Turchi. Tempi in cui potevi permetterti un leggings senza fare la figura del cotechino delle feste, che tanto, gira che ti rigira, non se lo vuole magnà manco il gatto. Berlu, non è che potresti fare un rapido consulto di tutti i chirurghi plastici di tua conoscenza? Cavolo, siamo in molte ad auspicare ad un interno coscia della stessa consistenza della scalinata di Trinità dei Monti: ti pare che non riusciamo ad ottenere uno sconto comitiva? 
  4. Il fondotinta accaventiquattro. Berlu, ma tu come fai? Perchè ogni volta c’hai un incarnato che a quelli della Lollobrigida e di Amanda Lear messi insieme, je da na pista clamorosa. Io parto sempre con tutti i buoni propositi del caso: stendere bene la base, sfumare qui e là, coprire abbondantemente le occhiaie, per poi ritrovarmi, a fine giornata, la stessa allure della contessa de Blanck sull’Isola dei Famosi. Mi decompongo tipo il fanghiglio nella brughiera, hai presente? Ecco, non è che potresti gentilmente aprire un tuo canale su Youtube e proporci qualche tutorial a riguardo? Poi se potessi stendere anche due parole sulle tinture alle erbe, te ne saremmo tutte immensamente grate.
  5. I calzini mangiati dalla lavatrice. Si, lo so che Nicole&amiche di merende  ti hanno voluto far credere per anni che noi donne giriamo costantemente in autoreggenti e guepiere anche per andare a ritirare l’esame delle urine, ma ti posso assicurare che conosciamo bene il significato della parola calzino. Che, voglio dire, alla lezione di spinning mica ci puoi andare con i collant venti denari, no? Ecco, questa roba dei calzini scomparsi è un po’ come la storia dei cerchi nel grano: esiste, ma nessuno sa dirci il perchè. Non è che potresti chiedere a David Cameron se per caso non sia Beckham a fotterseli ogni volta, giusto per aumentare le dimensioni del suo pikachu
  6. La libertà di camminare su un paio di decoltè. Senti Berlu, di questi sampietrini che ti tramortiscono il tacco dodici, che manco le tagliole di David Crockett, non se ne può davvero più. Io capisco l’amore per le pavimentazioni d’epoca, capisco il fascino storico che trasuda da un ciottolato dell’anteguerra, però qui stiamo parlando di una problematica esistenziale: dico, almeno cercate di mettervi d’accordo tu, Giuseppe Zanotti e tutti gli altri shoes designer. Che cazzarolina me le disegni a fare le calzature con tacco-palafitta, se qui in Italia posso percorrerci al massimo il tragitto pianerottolo-portone di casa? Ma ‘na bella asfaltata nun se po’ proprio dà?
  7. Le catene low cost. Silvio, io te lo dico, qua se stanno ad impazzì tutti quanti, in primis quelli di Zara ed H&M. Ma cos’è questa storia che tra un po’ risparmio di più acquistando ad un outlet grandi firme, piuttosto che facendo compere “low cost” a prezzo pieno? Per raccontartene una, l’altra volta ho trovato un paio di stivali da H&M a novantanove euro e novantanove centesimi, e ti giuro che non era un rimasuglio della fescion sciaua di Anna Dello Russo. Si, una roba che a confronto le tue barzellette su Rosi Bindi sembrerebbero un comunicato stampa della Protezione Civile. Poi di Zara non ne parliamo proprio: eh si che la qualità dei prodotti è migliorata, ma se dovete farmi pagare settanta euro per un blazer, assicuratevi almeno di non attaccare i bottoni con la pistola a caldo.
  8. Le forcine per i capelli. Berlu, non te le sarai mica fregate tutte tu per tener su l’attaccatura dei capelli, no? Questa storia  delle forcine è tipo il quarto mistero di Fatima, e non mi stupirei se Giacobbo gli dedicasse un’intera puntata di Voyager. Ti rendi conto che noi donne passiamo la vita a perdere capelli e forcine, mentre i chili di troppo rimangono sempre lì a rompere i coglioni? Ti prego, cerca di rabbonirti un po’ la Hack, per esempio con un cesto dono per pasqua, che magari,mettendosi al lavoro, riesce ad individuare una qualche legge astrofisica che riesca a spiegare un simile fenomeno.
  9. La voglia di fare un figlio. Non con te, Berlu, sia chiaro. Te pare? Però ecco, se ci fosse la garanzia di una maternità come si deve, di un paio di agevolazioni per chi la tata non può permettersela, nonché la certezza di non finire esaurite come Raffaella Fico appresso a Mario Balotelli, diciamo che avremmo qualche incentivo in più. Dovresti poi fare un discorsetto a tutti quei datori di lavoro e a quei professoroni convinti del fatto che una donna incinta non solo non sia in grado di portare avanti con discrezione e professionalità il proprio lavoro, ma che soprattutto sia in grado di fare più danni della peste bubbonica. Che poi l’unico danno che potrebbe essere in grado di fare, sarebbe quello di mettere al mondo un altro stronzo misogino come loro. 
  10. La dignità. Dai, Silviè, è giunto il momento di chiudere i giochi. E’ tempo di vendere su Ebay le statuette di Priapo e i pali della pole dance. E’ tempo di tirar sotto il ginocchio l’orlo delle gonne della Minetti, è tempo di alzare il quoziente intellettivo delle donne di cu
    i ami circondarti. Sia chiaro, noi comuni mortali, che il culo ce lo facciamo al lavoro o sui libri dell’università, senza la necessità di venderlo per un paio di carati o di sbatterlo sulle principali copertine, una dignità ce l’abbiamo da sempre: ti chiediamo piuttosto di restituirla a tutte le soubrettine, le olgettine, le Ruby e le Noemi, a cui di dignitoso, oltre ad un attico in via Margutta, è rimasto ben poco. 

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