Dieci buoni motivi (duemiladodici erano troppi) perché la profezia Maya si avveri.

Ma guarda, ce facessero ‘sta grazia.
Come si dice a Roma, ma magari ce casca.
Dico, magari ce casca  ‘na pioggia di meteoriti in testa e buonanotte.

Ecco i miei dieci buoni motivi per attendere con il giubilo nel cuore la fine del mondo.


1) La dieta: E tutto ciò che concerne la cura (leggi, manutenzione) del corpo. Dai fanghi Guam alle lezioni di step. Dai litri di acqua Vitasnella alla gallette di riso che sembrano mangime per uccelli. Niente più restrizioni, sacrifici e lotta perenne con la bilancia. Grasse e felci per l’eternità. Ma poi, te pare che nel crepuscolo dell’oltretomba si intraveda la cellulite?
2) La sindrome premestruale: niente più crisi ormonali e deliri estrogenici, bye-bye brufoli sul mento, capelli stopposi e mal di ovaie. Non saremo più costrette a sentirci bellicose come Attila e tutti gli Unni insieme, non saremo soprattutto costrette a sorbirci le ramanzine del fidanzato, del tipo “non-è-perchè-c’hai-i-giorni-tuoi-allora-puoi…“. Ma statte zitto, và.
3) Cosa mi metto?: assicuratevi di indossare il vostro abito migliore alla vigilia dell’Apocalisse, qualcosa che si intoni con il rosso delle fiamme e con gli stendardi delle trombe del Giudizio Universale. Dal momento che il vostro guardaroba e tutti i punti vendita Zara saranno cenere nel vento, non avrete più il cruccio di dover scegliere cosa indossare ogni sacrosanto giorno. Ah, per sicurezza, mettete un paio di ballerine in borsetta. Ce dovessero fa’ scalà qualche monte.
4) La messa in piega: niente più ansia dei capelli che si afflosciano come un sufflè da principianti, tanto nell’oltretomba, con quell’umidità lì, faremo tutte indistintamente schifo. Si, anche Angelina Jolie con i suoi wavy hair da manuale. Per non parlare di Jennifer Aniston e del suo liscio corposo. Goduria a mille.
5) Gli uomini: dite addio a tavolette del wc alzate, ad anniversari dimenticati, a notti intere tra lacrime e sospiri. Niente più fidanzati brontoloni, niente più uomini sfuggenti da capire e da inseguire come selvaggina nella savana. Spero vivamente che nell’oltretomba si possa essere divisi in base al sesso, un po’ come nei collegi delle nonne. O che almeno essi siano tramutati in creature striscianti e silenziose. Magari obbedienti. E soprattutto senza Processo di Biscardi in HD.

6) La ceretta all’inguine: al solo pensiero ho le lacrime agli occhi, e posso solo minimamente immaginare i fiumi di lacrime versati dalle adepte della brazilian wax. Questa si che è emancipazione. Questa si che è libertà.  L’ansia dello strappo, l’odore della cera ai mirtilli, le canzoni di Tiziano Ferro in sottofondo (che piacciono tanto alla tua estetista) saranno solo un triste e lontano ricordo.
7) La prova costume: speriamo solo non ci siano piscine sulfuree nell’aldilà. Io il costume non me lo porto, mica sono scema. Piuttosto imparo a sciare o a praticare l’arte dei fachiri. Soprattutto potremo dire addio all’ansia da tintarella, e a tutte quelle stronze delle tue amiche che si sono fatte due mesi di mare (o altrettanti di lampade) e che vedendoti esclamano: “ma sei ancora bianca!” Abbella, mica è colpa mia se c’hai più melanina che neuroni.
8) La sessione di esami: niente più look da studentessa sotto esame, niente più notti insonni e pile di libri (inutili) da studiare. Niente più mutui aperti per acquistare evidenziatori, niente più facce da culo (leggi, professori) da dover intrattenere a suon di definizioni e pistolotti imparati a memoria. Che tra un po’ una cattedra me la meriterei di più io e non te, che leggi le diapositive e dopo otto lauree ancora non sai accendere un video proiettore.
9) I regali di Natale: oh, finalmente ‘sti benedetti Maya hanno preso l’iniziativa, e il regalo quest’anno lo portano loro. Un po’ come la storia del dolce. Che gira che ti rigira lo porti sempre te. Per noi donne questa roba dei regali di Natale, più che una tradizione. è una vera e propria ossessione: spremitura di meningi, tempo e salute buttati al vento tra centri commerciali gremiti e tizie pagate per confezionarti il regalo, ma che a mio modesto parere, manderei tranquillamente ad arare i campi. A mani nude.
10) Dove andiamo a Capodanno? Ogni volta parti con tutti i buoni propositi del caso, ti dici che, si, quest’anno farai qualcosa di davvero speciale, e poi finisci per fare il solito trenino ( a-e-i-o-u-ipsilon), vestito come un deficiente e con l’alito al Brachetto. A ‘sto giro i Maya hanno scelto per noi. Speriamo non siano stati nuovamente ingaggiati Carlo Conti e Luisa Corna per il concertone di piazza.

Allora, ragazze, siamo pronte?