Dimmi come balli e ti dirò che pirla sei.

A mio modesto parere, il grado di frustrazione che alberga nella vita di una persona è direttamente proporzionale a quello dell’imbecillità che essa sfodera su di una pista da ballo. 
Questa mia teoria nasce da anni e anni di gavetta sulla dancefloor, iniziata alle feste del liceo, passata per il Pacha di Ibiza ed ora giunta alla volta dei club del centro Europa. I miei sono studi seri, mica come quelli dei tizi che collaudano assorbenti con le ali, quelli del “clinicamente testato”.

Si, clinicamente testato un par di ciufoli. No ma dico, se c’hai tempo, metticela un’altra profumazione, tanto per dare una mano alla candida.
Dapprincipio pensavo che la sindrome da “animale da discoteca” fosse una piaga dilagante solo in Italia, un po’ come la storia del sopracciglio ad ala di gabbiano e degli stacchetti delle Veline, ed invece mi sono dovuta ricredere: anche qui in Repubblica Ceca è facile imbattersi in strani individui che sulla dancefloor ci mettono anima e cuore, tanto che a confronto il cast di Saranno Famosi sembra un gruppo di cinquantenni alla prima lezione di salsa e merengue.
Un pasito pa’delante.
Un pasito pa’atras.

Un po’ come quelli che a Capodanno danno il meglio di sé, che non je pare vero di star lì a fare il trenino e di cantare a squarciagola zazzueraaaa zazzueraaaa. Un po’ come quelle adolescenti che vanno per la prima volta in discoteca, che si inciuccano con un Bacardi Breezer ai frutti di bosco e si mettono a fare le coreografie delle Winx. Poi dici, sedici anni e incinta.

L’altra sera, da brava studentessa Erasmus, che-ti-dovessi-mai-perdere-un-party, sono andata a ballare in una delle discoteche più grandi d’Europa, il Sasazu, partecipando così ad uno degli eventi più attesi qui a Praga: il Bloody Sexy Halloween. Un nome che molte ragazze devono aver preso alla lettera, visto l’orlo delle loro minigonne e l’espressione da troione stampato in faccia. Nonostante l’allure sfasciona che in genere si trascinano dietro eventi di questo tipo, sono stata piacevolmente sorpresa dall’impeccabile organizzazione, nonché dalla bella musica e dai grandi spazi in cui ballare, senza il rischio di morire asfissiata tra una svampata di colonia e una di sigaro cubano.
Tra un salto di qui e un twist dellà, non ho potuto fare a meno di (an)notare gli immancabili casi umani che popolano qualsivoglia discoteca, quelli che si vede proprio che c’hanno una vita demmerda quindi-famme-ballà.
Lo sfigato seriale:
Egli è generalmente brutto, di una bruttezza su cui non si potrebbe discutere neanche dopo un paio di Guinness doppio malto. Lo sfigato seriale gode di una self-confidence manco fosse uno dei tizi della Abercrombie&Fitch: lo riconosci per la camicia kitch, che fa molto figlio di camorristi nel giorno dei suoi diciotto anni, l’occhio da merluzzo e le movenze rubate ai video delle Las Ketchup. Egli è un animale subdolo, pronto ad attaccarti alle spalle: lo ritrovi lì a ballare dietro di te, con il fiato sul collo e gli occhi vitrei sulle chiappe. Chiappe chiappe chiappe. Poco importa se sia alto sotto il metro e sessanta, se sia grasso come un vitello sacrificale o pelato come i Fiammiferini, a te non resta che lanciare un’occhiata stile “meidei-medei-allarme-roger-mi-sentite?” alla tua migliore amica e dartela a gambe. Dopo averlo guardato con aria riluttante, ovvio.
La coppia arrapata:
Ora, lo so che tutti vorremmo essere stati i protagonisti di Dirty Dancing, però voglio dire, certe robe fatele a casa. Compratevi un Twister per scambisti ed adoperatelo tra le quattro mura della vostra stanza da letto. Io le coppie sessone non le sopporto, e non certo perchè io voglia fare la Suor Germana della situazione, ma perchè certi spettacolini, certi numeri alla Vacanze di Natale 1992, mi fanno venire il mal di vivere. L’altra sera c’erano due coppie, una di fianco all’altra, che pareva si fossero messe d’accordo: tralasciando il look sexy bulgaro, il ballo sensuale consisteva in una costante roteazione del bacino, un misto tra l’hula hoop e il risveglio muscolare, di quelli che vedi fare alle signore di una certa età nella lezione di fitness delle undici del mattino. Una roteazione a manetta, incessante, quasi da farti venire il dubbio se fosse o meno il caso di chiamare un ortopedico. Nonché un terapista di coppia.
La Shakira dei poveri:
Un leggings di pelle che lascia poco spazio all’immaginazione, tette siluriche, troncazzo da via Salaria ore ventiquattro e movenze da miciona de borgata: la vedi lì, che si dimena come le anguille sul bancone del pesce, con la ricrescita a vista, pronta a catturare lo sguardo di tutti i maschi nei paraggi. La Shakira dei poveri, gnocca o cessa che sia, non conosce l’abc della discrezione e del bon ton, per lei ballare equivale a mimare gli stacchetti di Demi Moore ai tempi di Striptease: in alcuni casi ella si accompagna ad un’amica, raffinata e low profile come non mai (leggi, reggiseno zebrato e piercing all’ombelico), tanto per fare la finta coppia lesbo, che a certi uomini basta vedere un paio di strusciamenti saffici, che non ci capiscono più una minchia. Ah, cosa non si fa per scroccare un paio di Mojito.
Ma la new entry della classifica, che si è già aggiudicata un posto speciale nel mio cuore, è il maschio italiano in Erasmus, per la precisione lo studente Erasmus in quel di Praga: io ho capito che in Italia di bionde ce ne stanno una ogni dieci, ma dico, chicco, adotta u
n po’ di contegno e amor proprio quando varchi i confini di casa tua. Il maschio (medio) italiano in Erasmus parte con un preciso obiettivo: trombare quanto più possibile. Belle, brutte, grasse, magre, stupide, premi Nobel per la scienza: l’importante è fare gruppo. Ammucchiata, per la precisione. Durante il Bloody Sexy Halloween ho assistito ad una mega pomiciata, di quelle che non solo ti scambi la saliva, ma pure le gengive e le tonsille, tra il tipico italiano medio, arrapato e senza alcuna possibilità di successo tra le sue conterranee (perchè noi italiane c’abbiamo il morto di faiga detector), e una biondina talmente carina, che ti sarebbe quasi venuta voglia di separarli con la forza, guardarla in faccia e dirle “Honey, ma che minchia stai facendo?
E basta dire che ti sei beccata la mononucleosi perchè forse hai bevuto dal bicchiere di tua madre.
Che qui non ci crede più nessuno.