Disavventure al supermercato.

Sabato mattina.
(Cioè una manciata di ore fa).
Mi dirigo al supermercato di sempre per fare la spesa, o forse sarebbe meglio scrivere “spesa”, perchè per mia nonna e le sue amiche il comprare gallette e petto di pollo potrebbe tranquillamente essere definito “procurarsi materiale necessario per adempiere al fioretto del mese di Maggio”. 
Inutile dirvi che il mio nome e la parola fioretto non sono mai stati pronunciati all’interno della stessa frase, a meno che io non stia parlando di Giorgio Avola e compagnia bella. 
Dicevamo.
Mi accingo ad entrare nel supermercato di sempre e non appena passo tra i cosi del metal detector parte un fischio infernale che manco le sirene di Alcatraz. Corrugo per un attimo la fronte e metto in standby i millemila pensieri che in quel momento stavano straziando le mie cervella: “Sbaglio o quei cosi hanno suonato?” – mi guardo intorno con aria interrogativa e sembra che nessuno si sia accorto di niente, neanche i tizi panzoni con la scritta security sul cappellino da baseball – “Oh beh,” – mi dico-“si saran sbagliati!” come se quei cosi con le lucine fossero dotati di proprietà di giudizio intellettivo. 
Faccio la “spesa”, evitando accuratamente il banco gelati e gli scaffali della Ferrero ( ma non lo dite a Saccomanni, che poi passo per una che non contribuisce all’economia del proprio paese!) e arrivo finalmente al momento “cassa”: fisso inorgoglita le mie insalate e i miei biscotti al cacao (che possono vantare il lusso di contenere meno calorie di una Fruittella al limone) ben adagiati sul nastro e mi preparo così ad estrarre il portafoglio. Mentre comincio a fantasticare sul trancio di tonno ai ferri con insalatina verde e sulla mezza (e dico, mezza) ciabatta integrale che mi attendono per l’ora di pranzo, sono costretta nuovamente a passare tra i cosi del metal detector che cominciano a fischiare nuovamente.
Peeeee Peeeee Peeeeeeeeeeeeeeeeeee
Una roba che non finiva più.
E voglio dire, si tratta del metal detector di un supermercato in Repubblica Ceca. Quello di Tiffany sulla Fifth Avenue, in cosa consiste esattamente?  Nell’acuto finale di “My heart will go on”? 
Il cassiere fa spallucce ed io sfodero la mia poker face migliore, augurandomi che, nonostante le trombe del giudizio universale, a nessuno fosse minimamente balenato in mente che quella moretta tanto graziosa potesse mai aver rubato qualcosa. Che poi, ambiziosa come sono, se proprio avessi voluto abbracciare la carriera di ladra, mi sarei addestrata per svaligiare il Van Gogh Museum e non certo un supermercato con gli yogurt della Muller.
Mentre con fare easy riempio le buste della spesa, convinta ormai che tutte le persone intorno a me si siano convinte a loro volta del fatto che io-sia-una-brava-persona, si avvicina con fare baldanzoso un simpatico panzone della security che mi invita (in ceco, of course) a ripassare tra i cosi del metal detector. Gulp.
Peeeee Peeee Peeeeeeeeeeeeeeeee
Ho capito, abbiamo capito! Non c’è bisogno di fare tutto ‘sto casino ogni santissima volta! Dì, che problemi hai? Non ti piacciono forse i miei jeans del cuore? Mo’ vaglielo a spiegà a Sancho Panza che forse c’è qualche etichetta nascosta tra i tuoi vestiti che ha voglia di far cantare tutti i metal detector del centro commerciale! Porca paletta! Sancho Panza mi guarda con aria bonaria ed esclama un “a-ha” da manuale, come se avesse colto in flagrante una delle sorelle Kisugi e non mi sarei stupita se fosse spuntata dal nulla Cristina D’Avena starnazzante “O-o-occhi di gattoooo”. 
Cristì lévate che non è aria
Io lo guardo con l’espressione di chi “te-lo-giuro-che-non-c’ho-la-sindrome-di-Wynona-Rider” e mi accingo ad aprire la mia borsa, praticamente invitandolo a metterci le mani dentro. Visto, visto, non ho rubato niente!!!! Sancho si convince quasi subito della mia innocenza, abbozza un mezzo sorriso e mi lascia andare, forse con un pizzico di delusione nel cuore. Cavolo, quella poteva essere l’occasione della sua vita! Già si vedeva promosso come guardia giurata del reparto mountan bike. E almeno sarebbe stato alla larga per un po’ da panini e brioches.
Pazienza.
Io in compenso sono ancora una donna libera. 
E d’ora in poi dico addio a felpa e jeans per andare al supermercato. Che se proprio devo essere arrestata per crimini che non ho commesso, voglio almeno indossare la mia petite robe migliore.
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