Donne concentrate. (Sull'uomo sbagliato.)

Tutte quante abbiamo un’amica concentrata. E tutte quante – almeno una volta nella vita – siamo state a nostra volta una donna concentrata. A scanso di equivoci, ci tengo subito a chiarire che una “donna concentrata” non è un essere femmineo tarchiatello/brachitipo o – peggio – particolarmente devoto ai ferri da maglia o alla cura dei bonsai.
Il termine “donna concentrata” non è infatti pienamente esaustivo circa la natura della femmina che intende rappresentare: la definizione completa è infatti quella di “donna concentrata sull’uomo sbagliato“.
A giudicare da come vi si sono illuminati gli occhi, direi che avete già capito dove voglio andare a parare.


Al mondo vi sono più di 7 miliardi di persone eppure lei – la “donna concentrata” – continua imperterrita a roteare intorno allo stronzo di turno, manco fosse il pianeta terra e perciò destinata a compiere all’infinito lo stesso moto di rivoluzione del caizer.
A nulla serve la laurea in giurisprudenza, i dieci anni di arti marziali o i consigli delle amiche: quando si tratta di lui – “l’uomo sbagliato” (“stronzo/coglione/testa di bip” per le sue amiche) – la donna concentrata diventa ‘na scema de prima categoria. Che a confronto, le protagoniste melense delle telenovela argentine sono la controfigura di Beatrix Kiddo di Kill Bill.

Volendo utilizzare un’immagine alla portata di tutti i quozienti intellettivi, la donna concentrata è quella che – per intenderci – è convinta che l’uomo della sua vita sia quello che più di sbagliato possibile ci sia in circolazione. Accomunate dal grido di battaglia “Purché mi faccia soffrire!“, le “donne concentrate” in genere si dividono in due grosse categorie, che a me piace identificare come le “potrei ma non voglio” e le “non potrei ma voglio lo stesso“.
Annamo a capisse n’attimo.

“Potrei ma non voglio”

A questa comune categoria di donne appartengono in genere femmine di bella presenza, con una certa cultura ed un discreto numero di hobby che però, quando se tratta de sentimenti, sembrano uscite da una puntata di Kiss Me Licia. Le “potrei ma non voglio“, nonostante possano a tutti gli effetti permettersi di uscire più o meno con chiunque e nonostante siano corteggiate da più esemplari maschili alla volta, per qualche oscura ragione tendono a fissarsi con lo stronzo inossidabile di turno.
Avete presente Chuck Bass? Eh, generalmente il prototipo è quello.
Più egli le prende per il culo e più egli non fa altro che mettere “like” alle foto di altre povere disgraziate su qualsivoglia piattaforma social e più le “potrei ma non voglio” continuano imperterrite il loro calvario fatto di lacrime, “visualizzato senza risposta” e “trombadance senza messaggino del giorno dopo”. Sarà forse il caso di consultare un bravo psicologo, o no?
“Non potrei ma voglio lo stesso”

In questo specifico sottogruppo di “donne concentrate” ritroviamo tutta una serie di creature femminili che più che ad uno psicologo, dovrebbero essere segnalate al CSM (Centro di Salute Mentale) ed inserite in un adeguato programma di recupero. Anche con una certa urgenza. Le “non potrei ma voglio lo stesso” in genere, più che”fissarsi” con romanticismo puerile come nel caso delle “potrei ma non voglio“, tendono essenzialmente ad ossessionarsi in merito ad uomini che non rientrano nelle loro oggettive possibilità.
Uomini felicemente sposati. Uomini felicemente fidanzati. Uomini deceduti. Uomini dell’altra parrocchia. Uomini famosi che non sanno neanche della loro esistenza. Uomini che le hanno lasciate con tutte le dovute spiegazioni del caso.
Si, in definitiva “l’uomo sbagliato” per le “non potrei ma voglio lo stesso” è un uomo “impossibile da avere” per tutta una serie di logici motivi (che perfino un membro del Piccolo Coro dell’Antoniano sarebbe in grado di comprendere). Ah, mannaggia a quando la Nike ha lanciato ‘sta moda del “Impossible is nothing”!

Dico, ragazze mie, costa poi così tanto volersi bene?