Donne, dùdùdù.


Non mi reputo una donna particolarmente sofisticata. Non sono una di quelle con l’allure da dea scesa dall’Olimpo. Non sono una di quelle che cerca a tutti i costi di fare la gran signora, nè fingo di essere più fine di quel che sono. Non sento la necessità di dimostrare al mondo di essere l’erede di Dolce Candy, nè di possedere le stesse maniere di Rossella O’Hara.
Indosso i pantaloni, dico qualche parolaccia e non lascio quasi mai nulla nel piatto. In particolar modo è quest’ultima cosa ad aver sconvolto gran parte dei miei fidanzati: come se una donna dovesse necessariamente mangiare meno di un uomo. Come se loro avessero il diritto di mangiarsi una quattro formaggi intera e io mi dovessi accontentare di uno spicchio di margherita per poi proferire con aria sofferente “Umpf, sono piena!”. La sceneggiata proseguirebbe con lui che esclama con aria preoccupata “Ma amore, non mangi niente!”, come se gli dispiacesse ficcare la testa nel mio piatto. Come se offrirmi la cena gli desse il diritto di farmi morire di fame. Stronzo.
Il cibo è di sicuro la più trascurabile delle nostre conquiste: ne è stata fatta di strada, dal suffragio universale alla minigonna, dal divorzio al push-up. In una società maschilista come la nostra non potevano certo aspettarsi che rimanessimo lì, imbambolate sull’uscio di casa, con la gonna a ruota e i mutandoni di lana. In una società in cui vince il più forte, non potevano certo credere che saremmo rimaste a guardare, che ci saremmo lasciate sfuggire l’opportunità di soffiargli il posto di lavoro o un Pampero nei peggiori bar de Caracas.

Alcune fanciulle però, devono aver preso troppo a cuore questa cosa delle pari opportunità. Alcune, semplicemente, non ci hanno capito una mazza. Pari opportunità significherebbe avere pari chance di crescita, di prospettiva, di carriera, non di minchiate. Esistono donne che  sono riuscite a prendere il peggio delle pari opportunità: tralasciando il rutto libero e la brigitte bardot al naturale, se ne incontrano alcune convinte che per smettere i panni della donna angelicata, sia necessario indossare quelli della battona
Molte di voi avranno letto o sentito parlare di Laura, la barista. No, non è l’ultimo personaggio nato dall’estro malato di Federico Moccia: Laura è una simpatica fanciulla che si diverte a servire tequila e vodka tra una tettata sul bancone, una culata allo shaker e un occhiolino alla platea. Vestita di sola creatività e intraprendenza, Lauretta è passata alla storia per aver inventato un ottimo stratagemma per attirare più clienti: servire cocktail in abiti sexy, da porno amatoriale, oserei dire. Che mente, che donna: possibile che nessun’altra ci avesse pensato prima?!
La procace barista confessa di aver suscitato non poche polemiche ed ostilità da parte delle altre donne del suo paese, in particolar modo quelle delle mogli/fidanzate di quei quattro tonni che vanno a guardarsela ogni sera, manco fosse il Derby in HD: Laurona si dice sconcertata da questo tipo di reazione, lei in fondo lo fa per la crisi. Che pensiero gentile il tuo Laura, sei davvero una persona generosa. La prossima volta però fatti i cazzi tuoi. Tralasciando il fatto che le suddette signorine avrebbero tutto il diritto di cambiare serratura alla porta e di trascinare quel che resta del loro uomo in tribunale dopo aver ingaggiato Annamaria Bernardini de Pace, mi sembra pur logico che le povere disgraziate abbiano quantomeno mormorato. 
Laura, tesoro, cosa ti aspettavi? Che esultassero all’idea di vedere i loro boyfriend  appiccicati al tuo bancone con la stessa espressione intelligente di Beethoven, il sanbernardo? Credevi davvero che ti avrebbero eletta loro musa ispiratrice e che avrebbero inaugurato una sagra del maiale a tuo nome?

In un’intervista la bella Laura, vestita con un abito bianco che lascia poco spazio all’immaginazione maschile e alle menate del gentil sesso, sdraiata sul divano di casa a mò di sarcofago etrusco, tra un’ammiccata alla camera e una strizzata alla mutanda, ammette di aver rovinato molti matrimoni (maddai?) e di aver avuto duecento uomini. 
Duecento, signore. Duecento. Manuela Arcuri non sei nessuno.
Laura, ma dici sul serio? Ma per caso c’hai la brigitte in acciaio inox, tipo le pentole della Mondial Casa? Ma soprat
tutto, dove li hai trovati duecento uomini di questi tempi? Adesso ho capito perchè non ci sono più in giro i maschi etero di una volta: se li è sciroppati tutti Laura. 
Dato il gran successo, proporrei di darle un programma tutto suo su Real Time: “Al bacone, con Laura”.


Come shakerare un Gin Tonic in una coppa C
Come ballare sul bancone in tacco quattordici evitando di rompersi l’osso del collo
Come servire la tequila con sorriso a trentadue denti anche se c’hai il filetto del tanga in ottone su per le chiappe.

Mi chiedo quando finirà questa pantomima del sesso forte. Mi chiedo quando la finiremo di aver bisogno di una lap dance per sentirci irresistibili e soprattutto quando la smetteremo di assecondare le fantasie primitive dei maschi, i quali, obiettivamente, di moda e di buon gusto non ci capiscono un tubo. Mi chiedo quando torneremo a sentirci femminili anche in scarpe da ginnastica e quando la pianteremo di fare le oche giulive.
Quale momento migliore per riflettere sugli scivoloni e sul destino della nostra categoria, se non a ridosso dell’otto marzo? Facciamo si che questa ricorrenza non sia solo un pretesto per strizzarci in un abitino firmato, per sbronzarci tra amiche o per salvare dalla crisi i Centocelle Nightmare. Porelli.
Domani proviamo ad essere un pò meno Laura e un pò più Audrey. Lasciamo l’autoabbronzante a Snooki e vestiamoci di Chanel n.5. Facciamo in modo che la farfalla di Belen e le alzate di gonna di Sara Tommasi siano solo un lontano (e triste) ricordo. 
Proporrei anche di abolire ufficialmente il rito della consegna della mimosa, fiore che odio e di cui mi sfugge la bellezza, per non parlare della puzza. Mai fiore più complicato e stressante poteva essere scelto per una ricorrenza del genere: dopo una mezz’ora che l’hai ricevuta sei già costretta ad impugnare scopa e paletta e a  spazzare mezza casa. Un vero e proprio strumento di controllo di massa, tra l’altro una volta che si secca non ci puoi fare manco il pout pourri. Sfigata.

Dattela in faccia la mimosa baby, io voglio un paio di Jimmy Choo!

















avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…