Io e la mia valigia: nessuno ci può giudicare.

Quando sei piccola ti dicono che un giorno dovrai affrontare il trauma della prima ceretta all’inguine (ma pure le successive non è che siano tutta ‘sta giostra, eh), i dolori del ciclo, l’incontro ravvicinato con un tampax, la fine di una storia d’amore, il confronto con il culo e le tette delle altre (se poi sono quelli di Elena Santarelli, ricordati che – come in tutte le cose della vita – “l’importante è partecipare”)…ma nessuno ha il buon cuore di avvertirti che non c’è ansia da “suocera” o da “collega gattamorta-di-lui” che possa reggere il confronto con una valigia vuota che attende di essere riempita.

Se è vero infatti che noi donne navighiamo tra i pregiudizi sin dalla notte dei tempi (e comunque sarei pronta a giurare che con quella mela Eva ci volesse solo ultimare lo strudel da offrire a tutto il vicinato, ma se Adamo era un coglione – mi chiedo – che colpa ne abbiamo noi?), la preparazione della valigia non è che faccia eccezione alla suddetta questione.

Che ditemi voi che male c’è se nel mio weekend a Medjugorje voglio portarmi dietro pure la piastra in ceramica o le zeppe con stampa effetto “palla stroboscopica”. Mah.

 

Sin dal primo viaggio che la donna abbia mai dovuto affrontare sul pianeta terra (probabilmente quello da un albero all’altro), il maschio ha infatti sempre ben pensato di rompere i “cosiddetti” con la filastrocca delle sei “M”. A cui ora sento il dovere di rispondere. Per le rime, s’intende.

 

  1. “Mi raccomando non portarti dietro tutta casa, eh! ” – “Tutta casa”. Ma tutta casa, cosa??! Mica mi porto dietro pure il frullatore o la cassettiera a scomparsa del bagno. Se c’ho l’intero guardaroba che si adatta perfettamente alla capienza di una valigia “52.5cm x 90cm x 33cm”, cazz* vuoi??
  2. “Metti dentro solo lo stretto indispensabile!” – Beh, direi che due cambi al giorno (tre nel weekend) siano più che indispensabili, no? E lo stesso vale per il pantalone di ricambio, la felpa pesante, il k-way, la tuta mimetica, il paracadute e l’abito da grand soirée perché-non-si-sa-mai.
  3. “Ma una valigia più piccola non ce l’hai?” – Che c’è? Davanti ad un bagaglio che non sia un marsupio dell’Invicta, ti viene forse il complesso da “spogliatoio della Nazionale di calcio della Costa D’Avorio”??! Dai, tranquillo: quando ci sta per scattare il momento “sexual healing” mi assicuro di tenere la valigia al di fuori del tuo campo visivo.
  4. “Ma che ci devi fare con tutti questi vestiti??” – La figa.
  5. “Mio Dio…anche i trucchi ti sei portata??!” – Luce dei miei occhi, SCUSA, no dico, SCUSAMI DAVVERO TANTO se sono nata “diversamente Bar Refaeli”, eh.
  6. “Mamma mia quanto pesa!” – Perdonami, ma in palestra cosa ci andate a fare, allora? Vi scattate i selfie in sala pesi, bibitoni proteici de qua, “No Pain No Gain” dellà, l’intera collezione di “Rocky” e poi, nel momento in cui caricate la nostra valigia in macchina, vi scatta il momento “étoile dell’Opéra National de Paris“?!?

 

Sai che c’è? Parto da sola.

Perché io mi merito un uomo che alzi la mia valigia al cielo come Johnny Castle/Patrick Swayze faceva con Babi in “Dirty Dancing”.

Tanto più di 40 chili non può pesare.

(Credo.)

 

***

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