Sopravvivere: agli amori sbagliati, al dolore, alle voci nella testa.

“Ora ti racconto la mia storia: conosco questo ‘esserino’ un anno fa, un collega, e da subito si instaura una bella amicizia. Giorno dopo giorno, inizio ad infatuarmi di lui e gli perdono persino episodi in cui mi manca di rispetto: insomma, mi facevo bastare quello che mi dava. Poi arriva il momento che aspettavo da tanto: finalmente mi invita ad uscire! Serata piacevole (che si conclude a casa sua con i risvolti che puoi ben immaginare!) a cui seguono altri incontri e poi ad un certo punto mi liquida: ‘non complichiamo le cose’, ‘sono fatto così ‘ e bla bla bla.  Sparisce e mi nega qualsiasi possibilità di confronto. Io non l’ho più cercato…ma dici che sarebbe il caso di spedirgli una lettera con tutte le cose che sento il bisogno di dirgli?

C.

Cara C., fatti una domanda e datti una risposta (sincera): perché vuoi scrivergli una lettera? Se in cuor tuo speri che possa cambiare idea, ho paura che tu possa rimanerne delusa. Una persona che non ti ha concesso alcun diritto di replica, perché mai dovrebbe essere interessato a leggerla per iscritto? Se invece senti la necessità di “sfogarti” e fare così il punto della situazione…scrivi tutto quello che vuoi. Io ti consiglierei un caro diario (la scrittura può essere davvero terapeutica!).

“Ciao Doro, sono innamorata. Ho trovato un uomo follemente innamorato di me e che vuole vivere la vita esattamente come me. ‘Bello’, dirai…ma se ti dicessi che l’ho incontrato due giorni prima che si sposasse, che ad un mese dal matrimonio ha confessato tutto a lei, famiglie ed amici, che la sua famiglia non ne vuole sapere e lo minaccia di lasciarlo senza nulla? Ma perchè un genitore vuole questo? Io l’ho fatta breve ma le parole che usano nei nostri confronti sono veramente esagerate…”

 

V.

Cara V., io più che concentrarmi sull’atteggiamento della famiglia (un minimo di disappunto – se provi per un attimo a guardare la situazione con “freddezza” – è più che comprensibile!), mi “preoccuperei” di quello di lui. Ammettere di aver sposato la donna “sbagliata” non è semplice, così come fare una scelta che ferisca la propria famiglia, certo. Se però lui è “follemente innamorato” come dici (e quindi sicuro dei propri sentimenti), dovrebbe trovare il coraggio di mandare avanti il vostro sogno e gettare le basi per il vostro futuro insieme. Indipendentemente dalle “minacce di diseredazione” e soprattutto per rispetto tuo e dell’altra ragazza.

“Carissima Doro, la mia situazione é questa: ho 18 anni, vivo da sola, lavoro e da poco meno di un anno sto con un ragazzo. Il punto é che ultimamente sono fin troppo stressata: il lavoro non mi piace, i soldi non ci sono mai, con il mio ragazzo le cose non vanno proprio (é un’influenza negativa sulla mia vita e la cosa mi fa stare più male di tutte le altre). Inoltre sono in attesa di entrare all’università e non so come riuscirò a gestire il tutto. Mi sento persa, sola e non capita…l’unico a starmi accanto é il mio migliore amico, anche se siamo lontani. Un abbraccio da una senza speranze…”
M.

Cara M., di momenti come quello che stai passando ora, capitano a tutti (e in genere più di una volta nella vita). Nonostante la “tempesta” in cui riversa il tuo cuore, mi sembri avere tutto sommato le idee chiare: vorresti un lavoro più appagante e senti che la tua storia d’amore è giunta al capolinea (converrai con me che dare dell’influenza negativa a qualcuno, è una presa di coscienza molto forte). Ricomincia da te: vedi nell’università (a patto che ti interessi davvero) un modo per costruire il futuro che sogni, manda curriculum dove più ti interessa, pota i rami secchi della tua vita (fa male, ma alla fine è davvero rigenerante). Coraggio!

“Cara Doro, nell’arco di un anno la mia vita è cambiata drasticamente. Ho perso la mia migliore amica e il mio fidanzato praticamente nello stesso momento, ho avuto problemi con una parte della mia famiglia e sono andata in crisi con l’università. Tutti mi dicevano la stessa cosa: ‘sei forte’, ‘a te le cose scivolano addosso’ o ‘supererai anche questa’. Nessuno si è fermato per chiedermi come stavo realmente, tutti si sono accontentati della mia superficiale risposta. Me lo sono chiesta io come sto: male! Ho bisogno di piangere, di urlare o di picchiare qualcuno, forse ho bisogno di fare tutte e tre le cose…”

 

A.

Carissima A., oltre a chiederti “come stai” (ottima domanda da fare a se stessi), dovresti chiederti “cosa ti farebbe stare bene”. Per questione di etica non posso certo consigliarti di picchiare qualcuno (anche se le facce da schiaffi non mancano, lo so!), però potrei suggerirti di praticare sport che diano libero sfogo all’energia negativa che covi dentro (come aeroboxe, kick-boxing o qualsiasi disciplina ti permetta di mettere k.o. il malumore). Non chiuderti in te stessa ed apri invece il tuo cuore: hai bisogno di piangere? Piangi. Hai bisogno di parlare? Parla (con persone di cui ti fidi) e prova a mettere nero su bianco le tue emozioni. Non posso dirti se tutto ciò che hai “perso” potrà un giorno essere recuperato, ma posso dirti con certezza che puoi “recuperare” te stessa: prenditi del tempo e fai solo ciò che ti rende più serena. Piano piano tutto verrà da sé.

“Da circa due anni devo condividere il mio cervello con un ‘esserino’ che ad ogni boccone che mangio mi dice quante calorie ha, che quando mi guardo allo specchio mi indica ogni filo di grasso sul mio corpo, che mi sprona a fare sport fino a sentir mancare le forze. Poco meno di una settimana e vivrò da sola a Roma, entrerò nel mondo universitario e ho paura. Ho paura che senza il continuo controllo dei miei genitori questo esserino prenda il sopravvento.  Cos’è peggio? Continuare a vedersi uno schifo tutta la vita o darsi la possibilità di piacersi, cosciente che ciò porterà nuovamente a cadere in una malattia? “
L.

Cara L., riconoscere di avere un “problema” è il primo (fondamentale) passo per affrontarlo nel migliore dei modi. E questo fa di te una guerriera già in partenza. Avere poi il supporto di una famiglia che ti “controlla” con amore, fa di te una ragazza (nonostante tutto) fortunata. Posso solo immaginare il peso della battaglia che porti sulle spalle, ma voglio comunque ricordarti di non sentirti sola neanche per un attimo, perché il rapporto conflittuale con il cibo ed il proprio corpo condizionano la vita di migliaia di persone (e ci sono altrettante persone pronte ad aiutarti). No che non devi vederti uno schifo, si che devi darti la possibilità di piacerti: il mio consiglio è di (continuare a) investire sulla tua salute e nella tua felicità, ad esempio lasciandoti seguire da chi ti ama e rivolgendoti a figure professionali competenti. NON MOLLARE. Sei più forte di quella vocina nel cervello, lo sappiamo entrambe. Ti abbraccio!

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Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…