"Drop-out": vite ai margini della società viste attraverso gli occhi ( e l'obiettivo) di Sergio Barraco.

Troppo spesso vengo accusata ingiustamente di avercela con gli uomini e di appartenere alla falange estrema delle neo-femministe (anche se non mi risulta che qualcuno abbia mai avuto prove certe a riguardo).
E’ vero: ogni tanto scrivo qualche sottile cattiveria nei confronti delle peggiori categorie del sesso maschile, ma onestamente non credo esista alcuna foto su piazza che mi ritragga intenta a bruciare reggiseni (anche se devo confessare di essere stata tentata di compiere un gesto simile al cospetto di certi modelli di biancheria intima esposti nei negozi, che me dovete proprio spiegà che cazz ce la mettete a fa l’imbottitura di cinque centimetri in una coppa 4C!!!)
Oggi voglio dunque mettere a tacere una volta per tutte queste insinuazioni sulla mia eterna acredine nei confronti degli esseri meno fortunati di noi uomini, introducendovi al talento di un giovane fotografo freelance che, in un’epoca in cui buona parte degli addetti al settore si prostiuisce (letteralmente, concedetemelo!) a suon di prediciottesimi e book fotografici per future accarezzatrici di materassi Eminflex, fa ben sperare in una fotografia comunicativa e di un certo spessore.

Ho conosciuto Sergio come si conoscono la maggior parte delle persone, cioè tramite amici, ed ho subito avuto il piacere di scoprirne il talento fotografico attraverso un’esposizione temporanea di alcuni suoi lavori nell’irriverente cornice di Dodici Pose, un lounge bar culturale in cui passione per l’arte e movida romana si fondono in modo nuovo ed inaspettato.
Sergio ha da sempre nutrito una grande passione per tutto quel mondo in grado di muoversi dietro e davanti l’obiettivo di una macchina fotografica: autodidatta e sempre alla ricerca di nuovi soggetti da immortalare, mi ha raccontato di come la sua Dropout, raccolta di dodici scatti in bianco e nero dedicata al popolo silenzioso dei clochard, sia nata proprio dall’incontro casuale con uno dei dodici protagonisti.
Quello che si propone questo lavoro è di dare ascolto a quelle grida silenziose di un dolore invisibile ed impalpabile tanto forte da rompere la quiete di una notte, quando gli occhi ed i cuori di ognuno tacciono all’orrore del diverso, alibi di una società incapace di convivere con tutti i suoi simili.” 
 
Così Sergio descrive la filosofia che si cela dietro le immagini raccolte in Dropout, immagini che hanno come unica pretesa quella di cogliere la spontaneità di chi della strada è stato costretto a farne sua sposa.
 
“Raccontare dai loro gesti, dalle loro espressioni, dai loro occhi, tutte le paure, i dubbi, le delusioni e ciò che l’animo di questa popolazione, affacciata sul vuoto a ridosso di un abisso pieno di dolore e povertà, vuol far trasparire. Essi non amano esporsi alla luce, forse perché privi di ombra, forse perché spesso rilegati dagli altri definiti ‘normali’.” 
 
Ed è proprio a queste vite parallele, costrette a sopravvivere ai margini della società, che Sergio ha voluto dare volto e voce. Un’esperienza diversa da quelle intraprese fino ad ora dal giovane fotografo siciliano, un lavoro on the road non fatto solo di messa a fuoco e contrasti cromatici, perché Dropout è soprattutto empatia. 

 

 

Non mi resta che fare a Sergio un grosso in bocca al lupo per il futuro, augurandogli di continuare a scrivere con un solo click storie, poesie e riflessioni belle come queste. Di continuare a coltivare la propria sensibilità e di non smettere mai di guardarsi attorno con stupore e meraviglia: perché in un mondo in cui tutto è superfluo, in cui tutto sembra scivolarci addosso, c’è bisogno di meno instagrammari e di più fotografi come lui.
E se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, è altrettanto vero che dietro una blogger che si rispetti c’è sempre un grande fotografo che le sappia nasconde la cellulite con fotosciòp.

Sergio mio, ormai ti ho incastrato per bene!

Link utili:

Sergio Barraco Photography
Dodici Pose