"E' solo un brutto periodo, non una brutta vita."


Mi scoppia la testa. Sarà poco più di un mese che mi scoppia perennemente la testa. Al risveglio. Quando mi infilo sotto le coperte per andare a dormire. Durante il giorno. Perfino quando provo a rilassarmi durante lo stretching. (No, non è ipertensione, se è questo quello che stavate pensando, anche perché sfido chiunque ad avere la pressione più bassa della mia. Cioè, regà, se c’avete davvero la pressione più bassa della mia, significa che siete prossimi ad esalare l’ultimo respiro. Sapevatelo.)

La verità (sempre un po’ dura da mandar giù, un po’ come quando ti si mette di traverso uno spicchio di mela, che subito parte il jingle del Requiem in re minore di Mozart) è che non è un periodo facilissimo: sono stressata dalle doppie punte fino ai piedi (ai quali onestamente dovrei regalare una seduta intensiva di pedicure!), con lo studio che mi leva la voglia di vivere ( non per fare la piagnona, ma sei anni di esami, non sono proprio una passeggiata – ed il disturbo sociopatico di cui soffre il tanto amato Dr. House, per non parlare dell’instabilità emotiva di Meredith Grey, ne sono la prova-) e con numerosi sogni ancora costretti a prendere polvere sul comodino (visto che nel cassetto non ci entravano tutti).

Mi sento sotto pressione, come le cosce di Beyoncè dentro un paio di calze contenitive, mi sento costantemente messa in discussione, in questo mondo di adulti stanchi, ipocriti e distratti, che quasi quasi comincio a capire Michael Jackson e le sue stramberie da eterno Peter Pan (anche se potete star certi che non indosserò mai e poi mai mocassini neri e calzettoni bianchi. M-a-i. Promesso!)
C’è però da dire che la vita non smette mai di sorprenderti, perfino nei periodi peggiori (e non mi riferisco alle multe spalmate sul vetro del lunotto posteriore dell’auto): tipo che stamattina mi sono ritrovata cinque centimetri in meno sul punto vita. Sbem! Anche se mi dispiace dover spegnere, così, su due piedi, l’entusiasmo dei fanatici religiosi all’ascolto, non si tratta dell’ultimo miracolo di Santa Apollonia per intercessione di Paolo Brosio, ma è semplicemente il frutto di una prima intensa settimana di dieta (con qualche piccolo sgarro, lo ammetto!) e delle mie sedute di ginnastica. 
Cinque centimetri non cambiano di certo la vita, ma in molti casi aiutano, come quando sei un’aspirante miss e ti scartano ai casting di Salsomaggiore per un paio di tacche in meno, come quando sei un maschio non particolarmente attrezzato e vai per la prima volta a letto con una lei. Che quasi ti verrebbe voglia di dirle “E’ che me l’ha mangiato il gatto, signora maestra.” Tant’è che a me ‘sti cinque centimetri in meno m’hanno messo proprio di buon umore, complice una splendida domenica di sole, dopo giorni e giorni di mal tempo: mi sono detta allora che era il caso di uscire a “festeggiare”, perchè poi magari domani piove, perchè le cose belle, dico almeno quelle, non mi va proprio di riporle sul comodino. 
Mi sono vestita e truccata con cura, ho inforcato gli occhiali da sole ed ho chiuso l’uscio di casa alle mie spalle. Aria. Libera. Si va! Lungo il tragitto in auto e al fianco di Alfie (ora pro nobis), mi sono fermata ad osservare la natura intorno a me: il verde rassicurante dei Castelli Romani, tra i vigneti ed i prati gialli di fiori, il blu romantico di un cielo a pecorelle (so cosa state pensando, ma come direbbe Rossella, “domani è n’artro giorno, nun ce pensà!”), un lago di serenità senza confini all’orizzonte. E mi sono detta che si, questo è solo un brutto periodo e non una brutta vita.

Ho santificato questa domenica come ti insegnano le nonne, con un pranzo ricco (di olio, di sugo, di vino rosso) seduta ad un tavolo con la tovaglia a quadri, all’ombra di un grazioso gazebo. Ed i pensieri si sono spenti per una manciata di ore, nella veritas che risiede dentro te stessa e che solo un buon bicchiere di vino è in grado di tirar fuori. Ho riso. Tanto. Che quasi sputavo il caffè in faccia ad Alfie. Ho mangiato con gusto. Perchè quando si è tristi e pensierosi, c’è sempre un motivo in più per avere lo stomaco pieno (non che io abbia bisogno di buoni motivi per mangiare, eh). Che la dieta per oggi può aspettare, che quelle 1100 kilocalorie in cui dovrei rientrare, per una volta le possiamo abbondantemente arrotondare per eccesso.
Come quei cinque centimetri in meno, non sarà certo una domenica di sole a cambiarmi la vita, ma almeno è stata in grado di regalarmi qualcosa da ricordare in un periodo di cui vorrei cancellare (quasi) tutto. La strada è lunga, i gradini sono alti, i nervi e le gambe non sono più quelli di una volta. Gli occhi si inumidiscono di tanto in tanto, poi tornano severi e disincantati. I piedi sono sempre ancorati a terra, anche se
la voglia di salpare è tanta. Un sorriso non lo nego a nessuno. Tenere duro dopo un po’ stanca. 
Ma io non mollo.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…