Quando le farfalle le avevamo tra i capelli e mica allo stomaco! ( #ThrowBackThursday)

E’ inutile ora che provate a svagare sull’argomento e a rassicurare voi stesse rimirandovi l‘ombrè nel riflesso dello schermo del pc: lo so che anche voi siete andate in giro con le “mollettine a farfalla” tra i capelli.

Ma per fortuna, “è tutto finito”.

Qualsiasi bambina o adolescente cresciuta (e pasciuta) nel corso degli anni ’90 non può non essersi lasciata sedurre (fosse anche per sbaglio!) dal fascino pop-kitsch delle “butterfly hair clips“.
Manco fosse stata l’undicesima piaga d’Egitto, ad un certo punto le nostre chiome sono state vittime di una vera e propria invasione di lepidotteri colorati e “Made in PRC” (e sono sicura che tutto ciò abbia fatto rimpiangere ad alcune maestre di scuola elementare i “bei tempi andati”, quando le uniche epidemie scolastiche da affrontare erano quelle della pediculosi o della pertosse).
Dalle gemelle Olsen a Sarah Michelle Gellar, da Britney Spears a Hilary Duff, ‘ste benedette butterfly clips hanno mietuto più vittime loro che la peste nera nel corso del ‘300.

Le feste di compleanno all’oratorio, il pranzo a casa di nonna, la passeggiata con le amichette sotto casa: ogni occasione ci sembrava quella giusta per riempirci i capelli di insetti graziosi e della stessa consistenza di un mattoncino Lego. Io sono testimone di bambine che con ‘ste farfalle in testa sono andate a pigliarsi persino la prima comunione, per non parlare di quelle che ci si acconciavano da smorfiose per fare breccia nel cuore del più carino della classe.

Poi dici perché alla fatidica domanda “Ti vuoi mettere con me?“, scarabocchiata con la Replay su di un foglio a quadretti, quel poraccio sbarrava sempre la casellina “NO” (visto che più che bambine vezzose, sembravamo degli spaventapasseri con l’apparecchio ai denti)!

Amiche mie, che volete che vi dica, noi donne per le farfalle sembriamo avere una vera e propria ossessione: e prima le farfalle al ragù di mamma, poi le farfalle di plastica nei capelli, poi ancora gli astucci con i bambini-farfalla-obesi di Anne Geddes fino ad approdare alle maledette “farfalle allo stomaco” e a quelle tatuate (vedi zona inguine di Belèn).

L’unica nota positiva è che le butterfly clips sembrano avere lo stesso destino delle forcine per capelli:  si volatilizzano nei meandri dei comò e dei beauty-case senza fare più ritorno.