Felicità non è nascere d'estate, ma superare la tempesta.

Arriverò.

Si, continuo a dirmi che da qualche parte – prima o poi – arriverò. Che sarà bello un giorno scrollarsi di dosso lo zaino carico di ricordi e di paure, poggiare la bici al muro e godermi finalmente il paesaggio. Qualunque esso sia. E non mi importa poi se avrò le gambe stanche e le superga intrise di polvere e di fango, perché i momenti più belli della vita non arrivano quando sembri appena uscita dalla lavatrice, ma quando assomigli vagamente ad una sopravvissuta della guerra del Vietnam.

Come quando hai smarrito la bussola ma hai comunque continuato a navigare in acque sconosciute, come quando hai perso il treno ed invece che tornartene a casa, ti sei avviata – con il solito zaino di ricordi e di paure – a piedi. Come quando hai sbagliato per l’ennesima volta l’uscita dell’autostrada, hai cestinato il navigatore – “fai un’inversione ad U più avanti”, ma fottiti! – ed hai proseguito con il tuo solo istinto. Ed hai impiegato tre ore per trovare la strada giusta. 

Arriverà.

Si, continuo a dirmi che la felicità prima o poi arriverà. Avrà il volto di chi riesce ad addormentarsi con il sorriso, a credere in ciò che sta facendo, ad amare e a lasciarsi prendere per mano. La troverò oltre la salita, al di là dei binari, alla fine del tunnel, sul fondo di questo che ora sembra un baratro ma in realtà è un tuffo nel più bello dei mari. Quello della conoscenza di sé.

Che la felicità non è nascere in un giorno d’estate, ma superare la tempesta. Che se la superficialità si accontenta di un paio di scarpe nuove o di uno zerbino per amante, i puri di cuore sanno di meritare molto di più. Si meritano il cielo d’Irlanda, i colori dell’Africa, i profumi di Istanbul, l’Olanda nella stagione dei tulipani in fiore. Si meritano un sogno da realizzare, una storia da raccontare, un amore in cui credere.

Arriveremo.

Si, vi giuro che un giorno ci arriveremo. Insieme. Con le gambe stanche, le superga intrise di polvere e fango, il fiato corto e la faccia di chi ha pedalato contro certi demoni della vita ed è comunque riuscito a tagliare il traguardo. Con il vento che spazzerà via il superfluo ed il sole che asciugherà tutto ciò che c’è da asciugare: le lacrime, le ferite ed anche un paio di brufoli, se vi va.

Che non sarà forse l’happy-ending, ma sarà comunque uno nuovo inizio. Che anche se oggi ci è difficile crederlo, chi non fugge dal campo di battaglia – resisti, stringi i denti, avanza, porta pazienza – è destinato alla pace.

Se non altro a quella con se stesso.

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…