Finché mononucleosi non ci separi : gin tonic, baci rubati & perle di saggezza sulla dancefloor.

Come avevo già promesso in uno dei miei ultimi post, eccovi le hot tips della movida loca di questa mia estate a Palma de Mallorca, tra Tito’s, Pacha e BCMVamos!

1) Perchè il bacio alla francese si chiama “alla francese”.

Devo dire che di quella serata lì non ho lucidissimi ricordi, d’altronde ero al BCM Dance’s Planet di Magaluf (dance club tra i più grandi d’europa) e tra l’open bar, le luci soffuse e lo schiuma party non è che ci abbia capito poi molto: mi sentivo come Alice nel Paese dei truzzi, con la mia treccia morbida di lato, gli shorts girochiappe e i sandali rasoterra. Un gin tonic, due gin tonic…ed ero già al centro della pista a fare coreografie (la notte vvolaaa!): ad un certo punto mi ritrovo a ballare con uno senza maglietta nel bel mezzo dello schiuma party e, nonostante le mie sinapsi interneuroniche non lavorassero poi granchè in quel preciso momento, non potei non notare che il suddetto tizio senza maglietta c’aveva ‘na tartaruga che lévate-proprioWhere are you from?” – mi sento in dovere di chiedergli dopo esserci strusciati per un buon quarto d’ora –I’m from Fraaans, but i don’t speak english!” – mi risponde lui facendo spallucce, come a dire “Ahò, nun se po’ avè tutto dalla vita! La tartaruga nun te basta?!” Ebbene, c’è da dire che, nonostante io e Fransuà ( nome di mia invenzione) non parlassimo la stessa lingua, ci siamo capiti ugualmente: dolce Fransuà con il corpo scolpito dalla chanson de geste, pomiciare con te è stata un’esperienza plurisensoriale! Certo che il succhiotto da tredicenne sul collo potevi risparmiarmelo. Ça va sans dire.
2) Il fighetto con il mocassino farebbe meglio ad andare a giocare a bocce con i pensionati.

Tutto mi sarei aspettata tranne che al Pacha di Maiorca si potesse fare la muffa sul divanetto. Innanzitutto stendiamo un velo pietoso sul dj alla consolle che di musica non ci capiva un si bemolle, i cui tentativi di salvare una serata catastrofica sono stati del tutto vani, dal momento che è inutile che metti David Guetta e Rihanna a fine serata, dopo che ci hai tritato i cordonbleu per tre ore con la tua musica minimal de sta cippa! Parliamo poi degli uomini, per buona parte italiani (eccallà!), vestiti di tutto punto come Alain Delon dei tempi che furono: camicia ben stirata, pantalone glicine sopra la caviglia, mocassino Tods nuovo di zecca e lo stesso tasso ormonale di chi ha appena subito una vasectomia. Li vedi lì, seduti al bancone del bar, con il Jack Daniels nel bicchiere, in attesa di qualche femme fatale che gli si catapulti addosso già a pecorina. Una noia, una tristezza: io lo dico e lo confermo, l‘homus mocassinus non fa per me. Unica consolazione della serata è stato accedere al privè, servite con champagne e ciliegie aggratis come delle vere signore. Poi dici che una si dà all’alcol. E al fruttosio.


3) Il maschio italiano (specialmente se del sud) non conosce la differenza tra l’essere simpatica ed il volergliela dare. 

Povero A., chissà se ancora starà piangendo in un angoletto della sua stanza. A. ovviamente non è il cattivo di Pretty Little Liars, ma un tizio che me se era accollato alle chiappe come le commesse di Bulgari mentre mi dimenavo sulla pista del BCM. A. era caruccio, per carità, con il suo accento del sud e l’occhio annebbiato di chi non beveva un rum&cola dalla festa dei diciotto anni. A.  forse conosceva solo ragazze snob e musone, e non appena si è reso conto che non avevo intenzione di schiaffargli la pochette sulla faccia solo perchè aveva osato dirmi Ciao! , non c’ha capito più una mazza. Che poi, a dirla tutta, io avevo puntato l’amico di A., che era bello-come-er-sole ma con più complessi di Ugly Betty: caro amico di A., ci siamo fissati a lungo durante tutta la serata, t’ho guardato con gli occhi di chi stava scartando un Cornetto Algida, mi hai sorriso, ti ho sorriso twice, hai provato ad avvicinarti a me camminando come i gamberi sulla spiaggia, hai lasciato poi che A., ò-cacacazz , si intromettesse tra noi più di una volta…ma che problemi hai? E sappi che, se ho baciato un altro e spezzato il cuore al tuo amico A. , è stato solo per ripicca. Oh!

4) E’ ufficiale: gli inglesi sbronzi mi amano.

Harry (nome di mia invenzione, in onore del mio Windsor preferito) ballava come i Teletubbies, ma era troppo sweet per essere allontanato via a brutte parole. Harry era di Liverpool e proprio non poteva credere che fossi italiana: al suo “…so why is your english so good?”avrei voluto rispondere che mica siamo tutte come Anna Dello Russo e la Canalis, ma ho preferito continuare ad ondeggiare sulle note di “Feel this moment“. Io e Harry ci siamo salutati con un bacetto a stampo da prima elementare, so cute! Ed Harry non è di certo stato l’unico british sconvolto dal fatto che sì
, anche-gli-italiani-sanno-parlare-inglese: prima di incontrare lui, ho infatti ballicchiato con un bell’esemplare di piccolo lord, ben vestito e con un viso come quelli che ti verrebbero in mente sfogliando un libro delle sorelle Bronte, il quale, dopo avergli confessato di essere italiana, mi ha schioccato un bacio sulla guancia e si è dileguato con un’espressione che sembrava voler dire “…porella, questa manco saprà dì  the cat is on the table!”. Ah, quanti pregiudizi! Ad ogni modo, gli inglesi mi amano sin dai tempi di Praga, città in cui conobbi il bel Matthew, homus ficus britannicus, che non solo mi fece i complimenti per l’inglese e per come fossi vestita (adorooo!) ma anche per la mia ars baciatoria. Your kisses are great, disse. Dovrei farmici un tatuaggio.

Potrei poi raccontarvi degli sguardi ipnotici tra me ed uno gnoccolone con fidanzata-bionda-rompi-cavolo al seguito (ma io dico, che ce andate a fa in discoteca?!), dei miei stacchetti sulle note di Lady Marmalade al Tito’s ( inutile dire che al pezzo di Lil Kim ho cuccato di brutto!) o dell’aver intrigato un discreto numero di ragazzi del nord Italia.

Ma non diciamolo ad Umberto, je dovesse venì un altro ictus.