Gli uomini & la sindrome del "wannabe-geometra".

Ci sono degli atteggiamenti maschili che mi stanno altamente sulle palle (mi si perdoni la totale assenza di francesismo): degli uomini non sopporto per esempio la viltà, la mancanza di tatto, la pigrizia e il vittimismo cosmico.
Esiste però una prerogativa maschile che si rende ancor più insopportabile delle bugie-dette-a-fin-di-bene (a parer loro) e dei “like” messi alle foto delle altre come puro-elogio-della-bellezza-femminile (sempre a parer loro, ovviamente): la sindrome del “wannabe-geometra”.

Ai wannabe-geometri appartengono tutti quegli esseri di sesso maschile che, pur avendo conseguito a stento la maturità scientifica, hanno un’incoercibile inclinazione per misure e proporzioni quando si tratta di dover giudicare un corpo femminile.
Tralasciando il fatto che, per soggetti del genere, varrebbe subito la pena ricorrere al classico invito del “ma ti sei mai guardato allo specchio?“, senza contare poi che, a meno che non siano Sandro Mayer o Giancarlo Magalli alle prese con le selezioni di Miss Italia, vorrei proprio sapere #cazzoglienefrega ad un uomo di star lì a dispensare canoni di bellezza secondo il suo (infimo) parere.
Questi aspiranti geometri/sarti/architetti delle forme femminili, che dalla sera alla mattina brandiscono righello e compasso, facendo così rimpiangere i tempi in cui gli uomini si limitavano a brandire spade, scimitarre e persino il joystick della Play Station, si contraddistinguono essenzialmente per la totale assenza di coerenza.
Che novità, eh?
Li vedi lì, con la puzza sotto il naso, schizzinosi e sofisticati mentre discutono sulla circonferenza ideale di un lato b, su quante coppe di champagne dovrebbe occupare una tetta che si rispetti, addirittura c’è chi si mette a disquisire sulla proporzione perfetta che dovrebbe esistere tra l’area del capezzolo femminile e quella di un tappo di birra Moretti. (E giuro che quest’ultima perla non è frutto della mia fantasia ma delle evidenti turbe psichiche di un essere maschile realmente esistito.)
I wannabe-geometri, manco facessero parte della giuria di America’s Next Top Model, si fanno portavoce di una scuola di pensiero maschile che piuttosto che guardare una donna nella sua interezza, la concepisce come una creatura da catalogare in compartimenti stagni. C’è quello che ha una propensione per la taglia 36-38, concependo come ciccione tutte le altre. C’è quello che non si limita solo ad elogiare il seno piccolo, ma che addirittura si mette a denigrare coppe che vadano dalla 3B in su (poi però voglio vedè se si sentirebbe mai di rifiutare la Monica Bellucci della situazione!). C’è il purista dei culi alla Kim Kardashian, che considera le chiappo-normodotate come donne a metà. Eccetera Eccetera.
Poi però, quando si tratta di disquisire, ad esempio, in fatto di piselli, ecco che il wannabe-geometra nasconde prontamente metro e squadra nel taschino della giacca, uscendosene con la celebre cazzata del “eh ma le misure non contano“. Lo stesso teatrino viene proposto ovviamente anche in tema di addominali, giro-chiappe e circonferenza del bicipite.
Le misure non contano. Le misure non contano. Le misure non contano.
E certo, chi siamo noi, femmine medie, per opporci ai giudizi tecnici di un branco di sfigati subdotati e dalle chiappe della stessa consistenza di un soufflé? Chi siamo noi per indignarci al cospetto dei millantatori delle bellezze patinate di una Blake Lively o di una Megan Fox, che poi però, puntualmente, trombano, si fidanzano o addirittura si sposano con delle cesse a pedali, che manco i bagni alla turca di certi autogrill?!
Wannabe-geometra, le uniche misure che ti dovresti preoccupare di prendere sono quelle della tua bara, che se poco poco mi dovessi accidentalmente imbattere nelle tue idiozie durante la mia sindrome premestruale, non ci penserei due volte a metterti sotto con la macchina.