High Heels, High Hopes.

Io sono nata stonata. Stonata come il clacson dell’auto. Stonata come il coro della domenica mattina in Chiesa. Stonata si, ma con un’ anima rock. Sia chiaro.
Devo però confessare che ultimamente ne ho capito il senso. Ho intravisto il famoso disegno della vita. E’ bastato accendere la televisione e guardare Arisa scendere le scale dell’Ariston. Ed è proprio lì che ho capito tuttoSe fossi stata dotata di virtù canora, e sono sicura che si sarebbe trattato di un misto tra Celine Dion e Debby Harry, avrei dovuto sicuramente affrontare la discesa degli innumerevoli scalini dell’Ariston su un paio di décolleté (come minimo) tacco dieci. Io,che il sabato sera scendo i quattro scalini di casa con la stessa finezza di Sora Lella. Per la cronaca, sono sotto al metro e settanta, per cui non mi sarei di certo potuta presentare con un paio di ballerine firmate Ferragamo. Per carità, Ferragamo come lo smoking di Gianni Morandi, ma sempre ballerine sono. Insomma, la mia stonataggine è un regalo del cielo. Un dono per le mie caviglie. Un buon modo per non alimentare le mie figure di merda, che già di per sè raggiungono livelli epici. Questo ovviamente giustifica anche il fatto che io non sia alta e magra come un chiodo, perchè se fossi stata tale, tralasciando il fatto che mi sarei accapigliata con Bianca Balti e avrei stroncato la relazione tra Adam Levine e la sua cavalla da strapazzo, sarei stata sicuramente obbligata da Donatella (Versace) a calcare la passerella su un paio di zatteroni in ferro battuto. 
No dai Dona, non insistere. Ti ho detto di no.

Se dovessi dare un nome al mio rapporto con i tacchi, sicuramente sarebbe il classico Odi et Amo catulliano (che donna banale che sono, lo so, ndr). Un rapporto fatto di languidi sguardi alla vetrina, tenere coccole nel riporle nella scatola, sesso estremo sulle mattonelle della dancefloor e l’immancabile cazziatone di fine serata : “No, ti giuro mai più, questa è l’ultima volta. Sono stata malissimo…ora basta.” 
Da domani metto le ballerine per andare a ballare. 
Sniff sniff.
Peccato che con le ballerine e l’abito in paillettes del venerdì sera, io sembri una lampada da comodino. Quelle dell’Ikea per intenderci. Quelle delle camere dei bambini. Ridicole, appunto.
Catullo, se solo fosse stato un pò più homo e un pò meno dandy, avrebbe potuto benissimo mandare a quel paese quella strappona di Lesbia. Io invece alle mie scarpe con il tacco proprio non posso rinunciare. 
L’aperitivo del giovedì.
Il sabato sera in discoteca.
Il mercoledì pomeriggio al cinema con lui.
La visita da quel figo del mio oculista.
Senza di loro mi sentirei donna a metà. Che siano vertiginosi, larghi e rassicuranti, mini o maxi, non posso farne a meno. E’ una questione di dignità, capite? Fosse per me li indosserei anche sul tapis roulant. Tanto per slanciare la cellulite.

Ci sono poi momenti in cui invidio a morte la stangona di turno: non solo perchè qualsiasi straccetto indossi su di lei fa effetto haute couture mentre su di me fa effetto Antonella Clerici, ma anche per la nonchalance con cui sfoggia calzature rasoterra, anche nelle occasioni più glamour. D’altronde per mortificare un paio di cosce chilometriche ce ne vuole, per mozzare una gamba paffuta invece basta un attimo. Compreso il tronchetto alla caviglia effetto “battona di una certa età”.
Un altro nome esplicativo della mia storia tira&molla con i tacchi sarebbe sicuramente Grandi Speranze, Charles Dickens non me ne voglia a male.
Speriamo di non cadere dalle scale. 
Speriamo di non rimanere incastrata nel tombino. 
Speriamo di non fare troppo rumore. 
Speriamo di riuscire a togliere ‘ste scarpe a fine serata, che c’ho i piedi color arrosto di maiale.

Tutte speranze che vengono puntualmente deluse. 

Distorsione della caviglia.
Sopratacchi persi come le monetine da un centesimo.
Toc Toc Toc. Chi è? La solita stronzetta sui tacchi.
Piedini di fata. Ovviamente la fata chiattona di Cenerentola, quella con i piedi alla Mara Maionchi.


C’è però da dire che le scarpe con il tacco, che siano dalla suola rosso libidine o dalle geometrie stravaganti, sono un vero passepartout per il proprio sex appeal. Femminili, iconiche e licenziose che siano, sanno donare quella buona dose di malizia che spesso dimentichiamo dietro ad un paio di converse. Proprio quando stiamo per indossare il solito paio di jeans, fanno capolino dalla scarpiera e ci fanno venire voglia di un minidress romantico. Ci fanno sentire un pò più Serena Van der Woodsen e un pò meno Bridget Jones. Ci fanno venire voglia di stare sedute ad attendere il principe azzurro, piuttosto che di correre dietro al solito sociopatico.

Io e il mio paio di scarpe con il tacco siamo ormai una coppia datata. Ci amiamo e detestiamo allo stesso tempo. Ogni tanto borbottiamo e ammetto di tradirle serialmente: sneakers, cuissard rasoterra, infradito flat. 

Ma ogni volta che torniamo insieme è come se fosse la prima volta.

Siamo un binomio indiscusso e consolidato, come il cacio sui maccheroni, come le ostriche e lo champagne.
 Come guerra e pace. Come sale e pepe. Come Gianni e Pinotto.