I have a dream (e farò di tutto per realizzarlo).

Ci sono cose che accadono perché è giusto che piombino giù dagli astri a sconvolgerti la vita (no, mettete via quello spumante, che Mr. Big ancora non l’ho incontrato).

Altre – semplicemente –  accadono per smuovere dentro di te quell’emozione (quella decisione, quella presa di coscienza) che pensavi di aver ormai perso in chissà quale cassetto del tuo cervello. E considerando che le donne hanno una certa inclinazione per le cabine armadio dotate di cassettiere che manco-tutte-le-filiali-di-Intimissimi-sparse-per-il-globo, ripescare quell’emozione è praticamente come fare le pulizie di primavera (una vita di stenti la nostra, lo so).

Ieri sera, struccata e con un parka da eterna “hey jude nananana” (questo perché la vita difficilmente decide di farti un regalo quando sei in tacco dodici e tubino di Herve Leger!), non lo so manco io com’è che sono finita al cinema a vedere l’ultimo film con la Lawrence e Robert De Niro. Fatto sta che Joy (di cui non avevo neanche appurato la trama – tanto se c’è Bradley Cooper, male di sicuro non ci fa!) era proprio ciò di cui avevo bisogno in questo momento.

L’istruttore di bungee-jumping che ti butta giù dal ponte (sennò, avoglia ad aspettare te).

L’amica che in disco, con una culata ed “Into the groove” in sottofondo, ti spinge tra le braccia del tizio con cui vi state guardando da dieci minuti.

Il tutor che davanti alla tua esitazione, ti guarda negli occhi e dice “non devi avere paura di sbagliare“.

Si, ci sono cose che accadono perché è giusto che debbano accadere. Quelle cose che non sono altro che il segnale che stavi aspettando. Quel “via!” (che “pronti…partenza” ce lo stiamo ormai ripetendo da una vita), quel calcio nel sedere sano e genuino, quel “Eye of the Tiger” che si sprigiona nell’aria e allora datemi guanti e calzoncini da boxe glitterati, che s’è pure fatta una certa (ora).

Da settimane sentivo ormai di essere tornata quella ragazza piena di sogni (perché “less is more” lo dici a tua sorella!), quel calderone di progetti e desideri, quella fabbrica umana di emozioni positive (se ce l’ha fatta Jennifer Aniston a sopravvivere ai Brangelina, allora i can do tutto quello che voglio): la storia di Joy – splendida fenice che riemerge dalle ceneri – è stata l’estrema illuminazione sul mio cammino.

Ho fatto pace con lo studio ed i libri (che a quanto pare, dovremo continuare a sopportarci ancora per un bel po’ ), ho ridefinito i miei obiettivi (serenità, serenità, s-e-r-e-n-i-t-à), ho deciso di affrontare percorsi formativi importanti (che chi se ne frega dell’autobus strapieno di prima mattina, quando indosso quella tutina verde tutto il resto non conta).

Ho ricominciato a credere in me stessa e nelle mie potenzialità.

Ho ricominciato a sognare (e a sgobbare per vedere questi sogni un giorno realizzati): la donna che voglio essere (curiosa, determinata, giusta, passionale), i viaggi da fare  (tipo un famoso matrimonio a Las Vegas con l’amica del cuore…), la carriera che mi merito (in tutta franca onestà).

E magari un libro, un programma radiofonico, una rubrica su qualche magazine importante (che la televisione ingrassa Adriana Volpe, figurati cosa potrebbe fare su di me).

Che non importa se di mille sogni ne realizzerò solo uno, che non importa la fine di questo percorso, ma il percorso stesso (e tutte le persone e cose meravigliose che racchiuderà in sé). Che quello che conta davvero è guardarsi indietro e dirsi: cazz*, quanta strada ho fatto.

Che io sono orgogliosa di me, comunque vadano le cose.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…