I miei (primi) trenta giorni di felicità. (#100HappyDays Challenge)


Sono un’amante delle sfide, praticamente da sempre: d’altronde, da una che ha deciso di frequentare il liceo classico per poi approdare alla facoltà di medicina (per non parlare di altre millemila scelte di vita particolarmente audaci – tipo andare in Erasmus in una delle città più fredde d’Europa o non portare mai le ballerine di ricambio per l’after-disco – ) non ci si potrebbe aspettare di certo il contrario.

Non c’è quindi da stupirsi se, non appena venuta a conoscenza del fenomeno virtuale di #100happydays, io abbia subito deciso di unirmi al popolo del web con la sindrome della felicità. Quella di #100happydays è una sorta di social challenge, una sfida giornaliera che chiunque può decidere di intraprendere: gli unici requisiti necessari sono costanza, una qualsiasi piattaforma di sharing (da Facebook a Twitter, da Instagram a Tumblr), immortalare (e postare) per cento giorni consecutivi il momento felice delle ventiquattro ore in corso. E se alle internaute più coraggiose queste potrebbero sembrare delle premesse un tantino banali, dalla mia esperienza posso garantire invece che, specie nei primissimi giorni, portare avanti la sfida proposta da #100happydays non è affatto semplice: trovare uno spicchio di felicità anche nelle giornate più buie è un’arte che richiede pratica, concentrazione e (non a caso) un pizzico di inventiva. 
Il mio primo mese di #100happydays è stato scandito da momenti molto diversi tra loro, che mi hanno visto protagonista talora di tiepide emozioni, talora di una felicità talmente grande da essere difficilmente riassunta in un solo scatto. Devo inoltre confessare che in alcuni giorni è stato particolarmente difficile ritagliarsi un triangolino di felicità, specie in quelle mattinate dal cielo plumbeo e dal cuore pesante, eppure, l’idea di gettare la spugna non mi ha mai minimamente sfiorato.
DAY 1: Il rumore delle onde che si infrangono sul bagnasciuga, con l’immagine di grosse nuvole bianche cariche di pioggia ancora negli occhi: Fregene, fine aprile, il mio primo giorno di felicità. DAY 2: Il benessere sprigionato da una tisana allo zenzero e al limone, sorseggiata di lunedì sera in assoluto relax. DAY 3: La voglia di estate e di libertà assaporata grazie ad una coppa di fragole.  DAY 4: Aiutare mia madre nella preparazione di uno dei suoi cavalli di battaglia: la pizza fatta in casa (e non sentirmi così, almeno per una volta, il solito anticristo dei fornelli!) DAY 5:  E c’è forse felicità più grande del ritrovarsi nel cuore di Roma, sotto un cielo blu da sogno, mano nella mano della tua dolce metà? Passeggiare come due turisti innamorati, la mostra di Andy Warhol, due ruote che sfrecciano tra le vie storiche con te e lui in sella. DAY 6: O che dire della gioia di gustarsi un’invitante piatto di spaghetti con le vongole seduta al tavolo di un ristorante in compagnia dei tuoi cari?
DAY 7: La felicità che proprio non voleva fare capolino in un brutto giorno di maggio, in cui mi sono dovuta accontentare di una maschera di bellezza e di una tisana fumante. DAY 8: La felicità che arriva e ti travolge in pieno meno di ventiquattro ore dopo: cinque centimetri in meno sul punto vita, la voglia di gridare al miracolo! DAY 9: Passare in rassegna le tue scarpe più eleganti, perchè la vita ti ha finalmente regalato, dopo tanto tempo, un buon motivo per calzare il tacco dodici. DAY 10: Una festa a sorpresa per una delle tue amiche più care, con fiumi di Caipiroska alla fragola e Mojito profumato allo zenzero. DAY 11: Festeggiare i primi dieci giorni di felicità, con questa sfida iniziata per gioco, ma che ti sta piano piano insegnando a trovare sempre un buon motivo per essere felice. DAY 12: Come un semplice quadratino di cioccolato, pronto ad alleviare le tue pene da studentessa sotto esame. 
DAY 13: Una cena a lume di candela, con il tuo lui che ti porta in un ristorantino romantico a due passi dal lago. DAY 14: Una serata girls only, tra pettegolezzi e cocktail che profumano di Bailey’s e cioccolato fondente. DAY 15: La festa della mamma, con l’immancabile crostata di mele e marmellata scura, a ricordarti che si, essere a dieta in una famiglia come la tua, più che una scelta, è una vera e propria missione! DAY 16: Fare merenda con una delle tue migliori amiche, a base di Nutella e Gentilini, continuando a fregarsene della dieta di cui sopra. DAY 17&18: Il tuo letto sfatto alle undici del mattino: la felicità di essersi alzate decisamente fuori dalla tabella di marcia e di essersi dimenticate nel giorno precedente di aggiornare i #100happydays (aver superato uno degli ultimi esami che ti separano dalla laurea e aver festeggiato a dovere, mi sembrano due ottime scusanti, no?). DAY 19:  Le ultime ore di tirocinio in camice bianco prima del weekend.
DAY 20: Festeggiare il tuo arrivo a Torino con una stramegagalattica coppa di gelato insieme ad una cara amica. DAY 21: Immortalare i tuoi acquisti del giorno, tanto per ribadire che anche da turista rimani fedele alla shopping-addiction. DAY 22: Sfiorare la pace dei sensi, stando semplicemente seduta a rimirare le acque del Po, a due passi dalla Grande Madre, prima di prendere il treno per fare ritorno a casa. DAY 23: La felicità di passare una serata tranquilla con lui. Lui che mentre siete in macchina, improvvisamente accosta, scende e si allontana, per poi fare ritorno con un enorme girasole in mano per te. DAY 24: La felicità di un peccaminoso Haagen Dazs gusto praline&crema. DAY 25: La felicità di un regalo inaspettato, che ti fa capire quanto alcune persone accanto a te prestino attenzione ai tuoi desideri. 
DAY 26: La felicità di sdraiarsi sul letto dopo una lunghissima giornata fuori casa, giunta finalmente al termine. DAY 27: La felicità di godere nuovamente della grande bellezza della Capitale, stavolta grazie alle luci di un’incantevole Piazza San Pietro. DAY 28: Una coppa di frutta fresca gustata durante un pomeriggio di studio. DAY 29: Un pranzo a due passi dal mare, seduta al tavolo in calzoncini di bianco sangallo e sneakers, pronta a gustare un appetitoso sautè di vongole. DAY 30: L’ultimo giorno di lezione: un mare di camici bianchi distesi sull’erba, a simboleggiare la fine di un lungo percorso e l’inizio di una nuova avventura.
“Questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita si può chiamare felicità! “
(da La ricerca della felicità)


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