Il bipolare emozionale: ti voglio ma non mi ti piglio.

Che buona parte dei miei coetanei abbia battuto fortemente la testa durante l’infanzia è ormai un fatto accertato. Da buona blogger sadica quale sono, posso solo augurarmi che tale infortunio sia stato accompagnato come minimo da un paio di punti di sutura e grosse lacrime di dolore.
Dicevo: sono ormai giunta alla conclusione che numerosi appartenenti al genere XY (alias, maledetto fu quel cromosoma) soffrano di bipolarismo emozionale, che, a differenza dell’eiaculazione precoce e del mammismo, sembra essere difficile (se non addirittura impossibile) da risolvere. 
Il bipolare emozionale fondamentalmente non sa quello che vuole, se non quello di fare il cazzone (magari a vita): sfortuna vuole che, da un punto di vista epidemiologico, la sindrome interessi prevalentemente maschi piacevoli ed interessanti, di quelli che non vedresti l’ora di presentare ai tuoi amici. E sarei pronta a scommettere che qualcuna tra noi abbia segretamente bramato di portarlo a casa da mammà. 
Attenzione a non confondere questa categoria con quella degli stronzi: a differenza di questi ultimi, è praticamente impossibile odiarli o mandarli a fanculo-forever, dal momento che possono contare su una inscalfibile gentilezza, ottimo fairplay e paraculaggine ai massimi storici. 

Il bipolare emozionale ti corteggia (a suo modo) o ti fa comunque capire di nutrire (un non meglio identificabile) interesse nei tuoi confronti: c’è però da dire che egli alterna momenti di flirtaggio inequivocabile a veri e propri silenzi stampa, che farebbero sospettare un improvviso cambiamento di parrocchia. Dice di volerti (conoscere meglio, portare a cena, fare felice), per poi dileguarsi nel nulla: a differenza dello stronzo che ti si tromba e ti molla come l’ultima delle reiette, il bipolare emozionale può tranquillamente accontentarsi di una chattata via Facebook, di un caffè, di un bacio. 
Egli sembra non voler arrivare fino in fondo: tesse con perizia la sua tela e invece di catturare la preda, disfa tutto ciò che ha costruito fino a quel momento.
Si, un tipo brillante, insomma.

Il bipolare emozionale è un bambino alto un metro e ottanta, generalmente narcisista ed immaturo, che rimanda eternamente la possibilità di essere felice ed uomo:

Mi piaci ma non ti chiamo.
Ti guardo, ti cerco, ma non faccio più di un passo.
Dico che ti voglio e poi fuggo.
Torno sulla retta via, ti stuzzico per un po’, per poi chiudermi in un religioso silenzio.
Sei figa, sensuale e disponibile però boh, preferisco non trombare. (o almeno non insisto più di tanto)
MA CHE PROBLEMI AVETE?
Mi verrebbe da tuonargli in faccia come l’ultima delle Erinni!

Il bipolare emozionale è come il cubo di Rubik, come il primo Sudoku della tua vita, come le istruzioni dell’Ikea: un grandissimo rompicapo. Di quelli che ti tengono sveglia la notte, di quelli che non puoi proprio farne a meno: che dopo venti stagioni di Beautiful, ti pare che noi donne ci arrendiamo così, ad una manciata di puntate? 
La pazienza e l’attitudine alla psicologia conserviamola per cause più nobili: armiamoci piuttosto di lingerie inequivocabile, faccia tosta ed alto tasso erotico. 
Consumiamolo e leviamoci (finalmente) il pensiero.
Fanculo alle regole.
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