Il dandy rozzo e il dandy pirla.

Questa storia del dandy ci ha rincoglionite tutte quante. Anzi, è riuscita a rimbambire anche parte degli uomini, che fino all’altro giorno non nutrivano il minimo interesse per la moda e che riuscivano a malapena a distinguere il dritto e il rovescio della loro uniforme da calciotto. Non so di chi sia stata la colpa, non so quale aberrante legge dell’evoluzione della specie si sia abbattuta su di noi, ma questa cosa del dandy comincia a darmi sui nervi. Per carità, non sono una sostenitrice dell’uomo sciatto o che come tradizione vuole, “adda puzzà”: io non so quale mente suprema abbia potuto coniare un assioma del genere, ma state sicure che mio parente di certo non era. Se per noi donne oggi come oggi la parola dandy fa rima con camicia ben stirata, con orologio sopra il polsino o con Jude Law in giro per Notting Hill, per gli uomini la cosa si fa più complessa. Tralasciando gli studenti di Lettere e Filosofia, tra i quali si nascondo ancora esaltati amanti dell’età vittoriana, gli uomini con la sindrome da dandy si dividono in due grosse categorie: il dandy rozzo e il dandy pirla.

Il dandy rozzo ha in genere alle spalle un’esistenza a base di film porno e album di figurine Panini, era quello che durante la lezione di letteratura inglese militava tra il bar e il bagno delle femmine. Quello che se gli chiedevi chi preferisse tra Charles Baudelaire e Oscar Wilde, ti avrebbe risposto David Guetta. O al massimo Bob Sinclair. Il dandy rozzo fino all’altro ieri aveva eletto come musa ispiratrice della sua esistenza la tuta della Roma o la maglietta striminzita del Diabolika, e che oggi invece si riscopre un appassionato della camicia bianca e del pantalone modello Capri. Lo riconosci perchè nonostante il colletto immacolato e gli occhiali da finto intellettuale,  ha la stessa faccia da sequestratore di quando era piccolo. Secondo il dandy rozzo un maglioncino di filo color lavanda è in grado di trasformarlo in Matteo Marzotto alla prima della Scala. Oddio, probabilmente manco sa chi è. D’altronde il dandy rozzo mica segue i twitt di Giorgio Armani o di Roberto Ruspoli, al massimo quelli di Fabrizio Corona o di Marcelo Fuentes. Assiduo frequentatore di privè e limousine, ama circondarsi di belle fanciulle, in genere raffinate come Alba Parietti ne “Il macellaio”: il dandy rozzo crede nella bottiglia di champagne, nel rombo della sua quattroruote e nel sopracciglio depilato. Poco importa se si gratti costantemente i gioielli in pubblico, poco importa se nonostante la camicia di Ralph Lauren abbia tatuato sull’avambraccio ” Io so io e voi nun siete un cavolflower!”, egli è riconosciuto da tutti i suoi amici come degna reincarnazione di Er Dandi, celebre protagonista di Romanzo Criminale. Premetto che sono una fan della serie e della pellicola, premetto di aver subito il fascino sia di Alessandro Roja che di Claudio Santamaria, ma voglio dire, vi ricordate di quando usava lo stuzzicadenti o di quando urlava alla sua Patrizia “Tu sei la mia puttana“? Non che avesse tutti i torti, per carità, ma di certo di dandy e raffinato c’aveva solo la tomba. 

Ma arriviamo al mio preferito, il dandy pirla. Egli possiede gran parte delle qualità che un ragazzo possa desiderare, principalmente bell’aspetto e pecunia. Nonostante questi due doni del cielo, nonostante l’incarnato alla Grace Kelly e le amicizie altolocate, la pirlaggine è l’accessorio basic della sua esistenza.  Che si chiami Piergiorgio o Topazio, egli generalmente possiede un blog, più precisamente un blog di moda: avendo rifiutato sin dal primo vagito qualsiasi cosa avesse a che fare con scarpini da calcio e con la sala pesi, con l’approvazione della madre e della zia, con l’orrore del padre con cui non si parla ormai da anni, egli si dedica completamente a tutto ciò che abbia bottoni, stampe foulard e inserti in ecopelle. Il dandy pirla non deve essere necessariamente dell’altra parrocchia, anzi spesso si tratta di maschi eterosessualissimi, semplicemente troppo impegnati ad avere orgasmi multipli davanti alla loro immagine riflessa, piuttosto che perdere tempo in corteggiamenti e rose rosse. Fosse per il dandy pirla, egli si ve
stirebbe solo di giacche e maniche di camicia: che sia inverno o estate, ama sfoggiare le sue caviglie da etoile del Bolshoi, che ci sia la merla o il sol leone egli non può proprio rinunciare al suo blazer doppiopetto. Oscilla perennemente tra il mal di schiena e la tallonite a furia di indossare mocassini e scarpe ingessate: egli non conosce il significato della parola sneakers, fosse per lui indosserebbe le sue calzature con tacco alla Luigi XIV anche per andare a buttare la spazzatura.
Il dandy pirla è un habituè della pubalgia: tra un misto di perversione e di sadismo, egli sceglie esclusivamente pantaloni che gli stringano l’elvis presley in una morsa infernale. Una sorta di push-up per le parti basse, una sorta di effetto “pacco con sorpresa”, anche se Natale e Pasqua sono passati già da un pezzo. Se la maggior parte degli uomini non sopporta neanche la tracolla da viaggio e se già negli anni ’90 era sorto un movimento di liberazione maschile dal marsupio, i dandy pirla remano in direzione opposta: la borsa sottobraccio, che ormai non ostenta più neanche mia nonna, secondo loro fa molto Clark Gable ma che secondo me fa effetto sciura milanese/ragioniere al Gay Village. 

Sarà che sono cresciuta nel mito de “l’uomo che non deve chiedere mai” (maledetta Wampum!), sarà che i narcisi li preferisco nei bouquet piuttosto che in carne ed ossa, sarà che alla vista di questi prototipi di uomo la necessità di avere una brigitte bardot tra le gambe è pari a quella delle macchine fotografiche usa e getta, ma a me questo dandy, che sia rozzo o pirla, mi sta proprio sulle balle.