Chiedo scusa al mio corpo.

Il mio corpo è come un tempio. Il mio corpo è la mia casa. Dentro ed in superficie porta i segni di tutto ciò che ero, sono e sarò.

Chiedo scusa al mio corpo per quante volte l’ho odiato, per quante volte mi ritroverò di nuovo ad odiarlo: per quante volte l’ho maltrattato con diete rigide che non portano a nulla (se non ad avercela con il mondo intero), per quante volte l’ho abbandonato (travolta da ritmi frenetici, poche ore di sonno e cibo spazzatura), per quante altre volte avrei invece voluto che scomparisse (sotto una coltre di abiti spenti e di almeno due taglie più grandi).

Non è facile accettare le imperfezioni del proprio corpo. Non è facile accettare la perfezione che vediamo nel corpo di un’altra donna. Non è facile accettarsi.

Il mio corpo è il palcoscenico dei miei errori e delle mie fragilità: quante volte non ho mangiato per piacermi di più, quante volte ho mangiato per compiacere gli altri, quante volte ho mangiato per non pensare, quante volte non ho mangiato per punirmi. Ho conosciuto l’amica insicura, l’anoressica, la bulimica, la compulsiva, la complessata e a mia volta sono stata anche io qualcuna di loro.

Il mio corpo a volte sembra fatto di mattoni e cemento, altre volte è come soffiare su un castello di carta: forte e bello dopo una corsa rigenerante, triste e spento in quel vestito che sta bene solo alla modella della pubblicità. E’ un’armatura che talvolta mi calza a pennello e talvolta invece mi fa sentire sconfitta in partenza. Ci sono giorni in cui mi piace così com’è, giorni in cui non riesce a stare dietro a tutte le cose che vorrei fare (e a tutte le donne che vorrei essere). 

Quante volte non ho rispettato i suoi tempi per paura di ingrassare, invecchiare o essere lasciata in un angolo. Quante volte ho indossato scarpe ed abiti scomodi per paura di non piacere agli altri. Quante volte gli ho fatto volutamente del male. Quante volte avrei voluto essere un corpo completamente diverso.

il mio corpo

Ti fanno crescere con la falsa convinzione che tu non sia una persona bella nella sua interezza: tu sei un culo (alto, basso, grande, piccolo, piatto, sodo o con la cellulite), sei un paio di tette (piatte, grandi, grandissime, a pera, a mela, ad unicorno) sei una pancia (flaccida, scolpita), sei un paio di gambe (lunghe, corte, snelle, tozze). Sei una categoria, non sei una storia da raccontare. Faranno di tutto affinché la tua esistenza – fatta di vittorie, sconfitte, gioie, dolori, amori, viaggi, passioni, fragilità, sogni – possa essere misurata in termini di circonferenza “seno-vita-fianchi”. Faranno di tutto affinché tu soffra per essere nata in un corpo che non hai chiesto di avere.

 

Chiedo scusa al mio corpo per aver permesso che tutto questo accadesse. Chiedo scusa al mio corpo perché in fondo, nel bene e nel male, lui c’è sempre stato. Ha abbracciato tutto il dolore, ha contenuto tutta la rabbia, ha sorretto tutta la stanchezza. Si è ribellato ogni volta che ho oltrepassato il limite, ha tenuto duro quando ero sul punto di crollare, è sbocciato ogni volta che gliel’ho permesso. E da oggi scelgo di amarlo un po’ di più.