Vincere se stessi è salire il primo gradino verso la felicità.

Un paio di New Balance ai piedi – dio, come ho fatto a vivere senza New Balance fino a 25 anni?! – il blue-jeans del cuore ed un filo di mascara, che chissenefrega se – proprio oggi che sono conciata come una quindicenne al concerto degli One Direction – magari in metro incontro l’uomo della mia vita: io oggi ho deciso di essere felice, quindi meglio che si faccia andare bene  una che non sembra propriamente la controfigura di Beyoncé in Drunk In Love.

Il cielo su Roma bello come lo è solo in certe mattinate d’estate, un (primo) lunedì di novembre che con novembre e con il lunedì non ha proprio nulla a che fare: come ho messo piede fuori di casa, ho subito capito che no, io prima del tramonto qui dentro non ci ritorno. E così è stato.

Vincere l’allettante prospettiva di passare un pomeriggio intero stravaccata sul divano, con addosso un pigiama in stile “qui giace la voglia di trombare” e di stare alla busta delle Gocciole come i tizi con gli attacchi di panico sugli aerei stanno alla busta di carta, fare finta – almeno per un giorno – di non essere nata pigra con la “P” di Parcheggio, inforcare gli occhiali da sole e camminare a passo svelto per le vie della mia città.

E solo i pigri con la “P” di Parcheggio come me, potranno capire cosa significa tutto questo per una nata sotto il segno del bradipo.

Sarà che l’autunno è triste solo se non sai cogliere la bellezza in un tappeto di foglie o in una punta di fango sui tuoi biker boots, sarà che – da un anno a questa parte – non mi sono mai sentita tanto vicina alla felicità come sento di essere ora: e che meraviglia sentirsi rinascere in un tiepido giorno di novembre.

Con le delusioni che si staccano (finalmente) dai rami, con certe paure e certe tristezze che sembrano essere sul punto di cadere (finalmente) in letargo, con un pizzico di gioia che comincia (finalmente) a farsi strada dal cuore verso il cervello – come quando la città si prepara ad illuminarsi a festa per il Natale.

Farsi una promessa – quella di regalarsi un pomeriggio diverso ed in beata solitudine – e riuscire a mantenerla. Io, che da sempre amo la condivisione e la compagnia, riscopro com’è bello, rigenerante e necessario condividere qualcosa in esclusiva con me stessa. Un pomeriggio solo mio. Un’esperienza che appartiene solo a me e a nessun altro. Oggi la mostra di uno dei miei pittori preferiti (Balthùs alle Scuderie del Quirinale fino al 24 gennaio – bellissima, da non perdere!), domani – magari – un viaggio in una capitale europea (che per il tour in solitaria del Giappone, forse non mi sento ancora pronta!)

Questo autunno che per me è come una primavera, con tanti progetti all’orizzonte, con la fiducia (e l’amore) per me stessa finalmente ritrovata, con l’aver dato un senso a questi 25 anni (ormai agli sgoccioli!) che tanto ho demonizzato: aver imparato che la felicità non è un regalo, è una conquista.

Con le cattive abitudini da abbandonare, con le nuove strade da percorrere, con il proprio istinto da seguire, con tutte le possibilità che meritiamo di darci. D’ora in poi. Con il vivere la sofferenza come un percorso da cui germogliano – prima o poi – fiori bellissimi, perché non c’è conoscenza di sé che non si raggiunga senza aver pianto almeno un po’. Un po’ tanto. 

In questo primo lunedì di novembre, dopo aver vinto la pigrizia (ed anche tutto il resto), sento di essere tornata ad essere quella che ero. E’ vero: le ferite sono un po’ più profonde del solito, ma ormai non bruciano più.

avrai

AVRAI.

Avrai. Migliaia di scalini da salire, strade da percorrere a fari spenti, luoghi in cui sopravvivere. Avrai giorni bui in…