Il topless "coraggio" di Keira Knightley ed il falso pudore di Facebook.

Se Facebook sia uomo o donna, questo ancora non ci è dato saperlo.
Fatto sta che, qualsiasi sia il suo genere di appartenenza, si tratta senza alcun dubbio di una creatura alquanto lunatica. Per non dire tremendamente “incoerente”.
E quest’ultima caratteristica mi ricorda tanti di quegli uomini di mia conoscenza che…ma direi di smorzare qui ogni possibile polemica a riguardo. Che poi qualcuno attacca la solita tiritera che sono una vecchia femminista bacucca e bla bla bla.
Qualche giorno fa ho letto un articolo dedicato ad alcuni scatti di Patrick Demarchelier che immortalano la bella Keira Knightley : uno scatto in particolare ha suscitato l’interesse e la morbosità generale. Il motivo? Lo scatto “chiacchierato” ritrae l’attrice inglese in topless – e fino a qui nulla di ‘eccezzziuuunale veramente‘ – che per l’occasione ha però espressamente richiesto che la sua immagine non venisse ritoccata con l’aiuto di Photoshop – una richiesta che immagino sia poco ‘comune’ tra le colleghe di set e red carpet della Knightley – . 
Keira ha quindi deciso di posare “così come mamma l’ha fatta”: un fisico esile ed asciutto, che ricorda quello acerbo e garbato di tante giovani adolescenti. I seni sono appena pronunciati, la vita “maschile” e per nulla ingentilita dai fianchi: quella di Keira è sicuramente una fisicità che ben si discosta dai corpi sexy ed avvenenti che si vedono su molte copertine di riviste. Non c’è malizia alcuna nella sua posa o nel suo sguardo. L’espressione “strafottente” del volto dell’attrice sembra voler dire “sono piatta, e quindi?
Quella di Keira – a giudicare anche dall’intervista rilasciata per l’occasione – è una voce altisonante che si vuole distaccare dalla volontà del mondo del cinema, della moda e della stessa fotografia di costringere le donne a negare la propria individualità fisica a favore di prototipi femminili che spesso sono solo il frutto della “tecnologia”.
Tralasciando ogni possibile commento sulla magrezza dell’attrice – visto che non ci è dato sapere (e nè tantomeno giudicare) quale sia la storia dietro ad un corpo sottile come il suo – non ho potuto fare a meno di unirmi alla causa della bella Keira. Ho quindi condiviso un post a riguardo sulla pagina Facebook del blog – Non Conto Fino A Dieci -, con in allegato la foto “incriminata” di Demarchelier: un boom di visualizzazioni, commenti e condivisioni. In tante (ed in tanti!) si sono trovati d’accordo con le mie riflessioni e con la posizione della Knightley. 
Il giorno dopo il post era sparito.
Nessuna particolare notifica o segnalazione ricevuta: immagino che esso sia stato rimosso arbitrariamente da Facebook per l’immagine allegata, senza alcuna possibilità di replica da parte della sottoscritta. 
Ebbene, a quanto pare Facebook ritiene scandaloso e diseducativo condividere una foto di nudo glamour con tanto di “post intelligente”, mentre tutta un’altra serie di contenuti violenti, pornografici e disgustosi sono liberi di intasarmi l’homepage. No, ma complimenti per la coerenza.

Ho quindi deciso di condividere nuovamente e su una piattaforma diversa il mio pensiero a riguardo, perché trovo che sia educativo imparare a parlare di corpi e di bellezza in un modo nuovo e diverso.
Da sempre mal tollero infatti questa società che vuole a tutti i costi mettere le donne le une contro le altre (e lo specchio): magre contro grasse, basse contro alte, brune contro bionde, nere contro bianche, minute contro prosperose. Una società che confonde le idee in fatto di bellezza a grandi e piccine, una società che, piuttosto che insegnare il valore dell’autenticità, si fa promotrice di stereotipi femminili “di massa” spesso irraggiungibili. O per i quali, più che una dieta particolare od un corso di aerobica, servirebbe fondamentalmente una delle seguenti tre cose: a) ‘na bella botta de culo, b) un chirurgo plastico prossimo alla beatificazione, c) un discreto livello di esperienza con Photoshop.
Chi ha detto che la bellezza e la femminilità non possano fare rima anche con una coppa 1A, con una taglia 46 o con 150 cm scarsi di altezza? Ma dov’è finito l’amore ed il rispetto per il corpo delle donne? E soprattutto, dove sono finite le donne che amano e rispettano il proprio corpo oltre che se stesse?

Se quello di Keira Knightley vuole essere un invito ad accettare la “diversità” del proprio corpo, io sono dalla sua parte: un corpo può senza alcun dubbio essere curato, valorizzato e “migliorato”, ma quello che bisognerebbe imparare a comunicare – specie alle più piccole – è innanzitutto che il valore del proprio corpo non si ‘misura’ in termini di centimetri. Un corpo vale a prescindere da qualsiasi taglia indossata. 
E come scrissi anche nel (defunto) post di Facebook: quanto vorrei che artiste ‘navigate’ come Jennifer Lopez (che sanno di essere un punto di riferimento e di ispirazione per molte giovani donne), piuttosto che cedere al compromesso di intonare canzoni che recitano più o meno “Grande, grande sedere / Cos’hai? Un grande sedere/ Scuotilo!“, cantassero invece cose del tipo “Grande, grande carattere/ Cos’hai? Un grande carattere/ Dimostralo!

Ma me sa che faccio prima a rinascere Bar Refaeli.