"La frivolezza mi salverà": recensione spettacolo "Billie la frivola"

Un ruggito morbido e voluttuoso. Un jazz n’ blues che seduce, scalda ed inebria i sensi come un buon bicchiere di Merlot. Uno swag d’oltreoceano che denuncia le piccole e grandi infelicità del cuore. La musica di Billie Holiday è questo e molto altro.

Dietro la voce ed il talento della Holiday, nostra signora del blues, si cela – come nella più tradizionale delle fiabe – un background di soprusi, sofferenze, delusioni e di affetti negati: lo spettacolo “Billie la frivola” – in ultima replica al Teatro Due di Roma oggi pomeriggio alle ore 18 – è un diario aperto sui retroscena più inquieti e significativi della vita dell’enfant prodige di Baltimora.

Una performance sofisticata ed essenziale in cui la voce di Michela Lomabardi, le note di Riccardo Fassi e l’interpretazione delle due attrici, Germana Flamini e Manuela Boccanera, si fondono in un corpo unico ed elegante: grazie alla regia di Rosi Giordano ed ai filmati d’epoca curati da Massimiliano Michetti, per il pubblico è come sfogliare le pagine più remote della biografia di Lady Day con in sottofondo uno dei suoi album migliori.
Billie la frivola è un’esperienza a trecentosessanta gradi.

Un viaggio musico-teatrale profondo ed intimo, che mette a nudo le fragilità ed i sogni di questa magnifica interprete, che di nero non aveva solo il colore della pelle ma anche quello dell’anima: contraddizioni tipicamente femminili, voglia di affermazione a tutti i costi, assenze paterne che sfociano inevitabilmente in scelte sbagliate e ricerca di attenzioni.

Una gardenia bianca tra i capelli.
Una risata civettuola per alleviare le delusioni.
La frivolezza come arma unica per allontanare il dolore.