La profonda differenza tra l'essere stronzi e l'avere bisogno di uno psichiatra.

Ai tempi di mia madre, lo stronzo, era quello che dopo averti invitata ad uscire per un paio di sere ed averti trastullata con il suo galateo da quattro soldi, alla prima occasione utile ti si sbatteva alla bella e buona, per poi sparire come le navi nel triangolo delle Bermuda. Al massimo potevi incontrare lo stronzo frettoloso, che cercava di scucirti una sveltina nel giro di ventiquattrore, per poi dileguarsi impettito come un tacchino nel giorno del Ringraziamento.

Essere stronzi è indubbiamente un’arte, un talento che in genere si eredita e che non è facile apprendere semplicemente ascoltando le canzoni di Fifty Cent o imparando a memoria le battute di Chuck Bass. La stronzeria soprattutto dovrebbe essere esercitata solo se in pieno possesso di bella presenza, cultura generale sopra la media e doti amatorie inenarrabili, che per certe cose mica basta avere un paio di testicoli ed il complesso di Edipo dai quattro ai sette anni. Quello che mi stupisce degli stronzi di ultima generazione è il fatto che non solo non sappiano minimamente come corteggiare una ragazza, ma che non siano soprattutto in grado di raggiungere una meta ben precisa. O quantomeno sostanziosa. Voglio dire, un tempo c’era la trombadance, la pomiciata indecente, il numero di telefono della tua migliore amica, oggi invece essi si accontentano di ignorarti per giornate intere, di propinarti scuse poco credibili per declinare un tuo invito, di darti un bacio che a confronto quelli de “Il tempo delle mele” sarebbero annoverabili tra le best porno performance ever. E loro son contenti così. Manco ti fossi messa in ginocchio ad implorare amore eterno o un contratto prematrimoniale.

E’ un narcisismo spicciolo questo dei latin lover classe 1987-in-poi, che si accontentano di fare le primedonne, che provano immenso giubilo nel non rispondere ad un tuo sms, che vanno in brodo di giuggiole se sei tu a prendere l’iniziativa. E non mi stupirei certo se qualcuno tra loro avesse orgasmi multipli al solo pensiero di averti battuto a Ruzzle. Una roba scialba e melensa, da femminucce di terza elementare, una di quelle cose che con la stronzeria non c’entra proprio un bel niente: te li ritrovi lì, uno di fianco all’altro, al bancone del bar, seduti ad un privè, in giro per le vie della città, mentre aprono e chiudono beatamente la loro coda da pavoni blu. Soli, solissimi, che possono vantare come unico bottino di guerra una manciata di squilli dalla malcapitata di turno.

Una volta c’erano i Rodolfo Valentino, gli Alain Delon e i James Dean, stronzi, si, ma che la testa te la facevano girare e non certo sbattere al muro: di quelli che ogni nostra lacrima versata ne valeva la pena, per una notte indimenticabile, per una bottiglia di Chardonnay ghiacciata, per un “sei bellissima” mentre indossi il tuo abito più sexy, per un sorriso mascalzone in grado di mandarti in cortocircuito. Ora non ci rimane che perdere tempo dietro a maschi capricciosi, noiosi come un bonsai da accudire, che fanno i preziosi manco fossero Gigliola Cinquetti ai tempi di Non ho l’età. Per non parlare del fatto che ho sentito parlare di uomini che, dopo aver rotto le scatole per settimane intere, si sono permessi di rifiutare fior di brigitte bardot, offerte su di un piatto d’argento. Neanche fossero Brad Pitt in Vi presento Joe Black.

Questa roba dello stronzo pirla è una perla di pura contemporaneità. Una di quelle cose che madre natura proprio non poteva non regalarci per rendere ancora più onerosa la nostra esistenza di esseri vaginali. E come si suol dire, a cavallo donato non si guarda in bocca.
Al massimo gli si dà un calcio (rotante) sui gioielli di famiglia.

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