La "trolley situation": disagio femminile con quaranta gradi all'ombra.

Finalmente sono in vacanza!
Si, finalmente un par di balle, visto che non ho fatto in tempo ad archiviare la parentesi della sessione estiva che già mi tocca sprofondare in nuove crisi esistenziali. Come quelle di uno dei momenti catartici per eccellenza dell’esistenza femminile: la trolley situation.
La trolley situation (aka valigia time, aka aka e-mmò-so-cazz-miei) è un po’come asciugarsi i capelli con il phon: una grandissima rottura di palle (siate clementi nel concedetemi qualche parolaccina in più, che mi devono arrivare le cosine mie, su! ). Infatti non importa se tu sia una viaggiatrice alle prime armi o un membro onorario di Donnaventura, perchè la trolley situation troverà comunque un modo per renderti la vita difficile.

La trolley situation va innanzitutto adattata alle esigenze del tuo mezzo di trasporto. Ok per automobili, pullman e treni, dove l’unica nota dolente sta nel trovare un animo gentile disposto a caricare e scaricare i tuoi trenta chili di bagaglio, il che non è propriamente un problema da poco conto. Io, per esempio, ho ancora vividi (e lividi) ricordi di quando fui costretta ad accollarmi una valigia (grossa quanto una casa) in un saliscendi tra tram-scale mobili-metro-scale a piedi-pullman (atroce esperienza da cui mi è rimasta ancora una buona dose di acido lattico da smaltire!) senza che alcun gentleman nei paraggi si fosse sentito in dovere di sussurrare timidamente un “signorina, le serve una mano?“. Figurarsi! Bifolchi!
Insomma, finchè non sei costretta a prendere l’aereo, tutto fila (più o meno) liscio come l’olio. Già, l’aereo: io mi chiedo, ma che cazz mi metto a fare a dieta, non solo per alleggerire il mio peso ma anche quello dei vestiti che ho intenzione di portare con me in vacanza (perchè si sa che le magre si svestono un po’ di più delle rotondette!), se abbassate continuamente la soglia massima di peso consentito per il bagaglio da stiva? Dico, pagatemela voi un’addomino-gluteo-plastica da Roy De Vita, che così il prossimo anno parto per Rio de Janeiro con una sola tracolla contenente perizomi firmati Victoria’s Secret, no? Che poi, una povera crista avrà pure il diritto di portarsi il minimo necessario per vestirsi decorosamente in una settimana al mare, cioè sette paia di scarpe, quattro borse e una ventina di bikini!

In particolar modo mi accanisco nei confronti di quelle compagnie aeree che pretendono delle caratteristiche assolutamente ridicole per il tuo bagaglio a mano, quando farebbero prima a scrivere nelle note legali che a loro i bagagli a mano gli stanno sul cazz …lo stomaco! Dimensioni microscopiche, peso light, e-quello-non-lo-puoi-portare e quell’altro-lo-devi-mettere-nella-bustina-sigillata… Fermi tutti! Sono forse una bond girl in missione speciale e nessuno mi ha detto niente? No perchè a saperlo mi portavo dietro le mentine per baciare come si deve Daniel Craig!
Suvvia, faccio shopping compulsivo da ormai dieci anni buoni (e mia madre ha provveduto al decennio precedente!), come posso mai limitare le mie esigenze di guardaroba ad uno cinquanta-per-quaranta-per-venti centimetri? Sarebbe come chiedere a Lady Gaga di partire senza tutte le sue parrucche o come pretendere che Beyoncè parta senza la sua fedele scorta di calze contenitive: un’autentica ingiustizia! Non sarebbe forse un tantino più sensato ricorrere a misure restrittive nei confronti dei passeggeri di sesso maschile? Dico, pc portatile a parte, agli uomini non è che serva poi tanta roba per sopravvivere in vacanza: un bermudino, un paio di camicie, due paia di converse…e ci potrebbero già campare per una decina di giorni buoni! I chili sottratti ai loro bagagli potrebbero poi gentilmente essere accreditati ai nostri, che mica mi vorrete far credere che la cavalleria sia morta anche negli aeroporti e al bancone del check-in, no? E risparmiatemi soprattutto le vostre bizzarre linee guida: ” per i tuoi viaggi scegli un bagaglio piccolo, rapido da maneggiare e facilmente comprimibile…!

Ma non lo sapete già da voi che a noi donne le cose piccole, rapide e facilmente ammosciabili non ci piacciono?


Buone vacanze, cattivone!
A presto!