La vita non è un (tele) film. Ed io non sono una delle sorelle Halliwell.

Parliamoci chiaro: se me li fossi ritrovati io il naso e la scucchia di Carrie Bradshaw, l’inguaribile fashionista romantica di Sex & The City, non solo non mi si sarebbe filato nessuno, ma avrei già fatto ricorso allo psicanalista e ad un bravo chirurgo maxillo-facciale. Carrie invece rimorchia e si fa rimorchiare peggio che nei club per scambisti (che quasi quasi ci sarebbe da invidarle queste nostre cugine d’oltreoceano, che non sembrano essere state minimamente colpite dalla piaga dell’uomo-che-non-sa-corteggiare-più!) , nonostante spesso vada in giro vestita come certe befane che popolano Piazza Navona il sei di gennaio: ma non ho mica capito, solo io ho incontrato uomini che avessero da ridire su una gonna-pantalone o su uno scialle lavorato in pied-de-poule?!

Che i telefilm spesso dipingano situazioni che di reale hanno ben poco, già lo sapevamo, eppure qualche regista sembra infischiarsene altamente di ogni qualsivoglia legge delle fisica e della natura: mo, per esempio, a me me dovete spiegà come fanno certe protagoniste delle serie tv a svegliarsi con la messa in piega. Prendiamo una Eva Longoria ai tempi di Desperate Housewives (che poi, detto tra noi, se loro sono “casalinghe disperate”, certe donne di mia conoscenza cosa sarebbero, allora? Casalinghe imminenti al suicidio?!): ci fosse stata mai una stramaledetta volta che Eva/Gabrielle si sia svegliata con i capelli in disordine. Mai. (Eccezion fatta per una brevissima fase post-partum e di ristrettezze economiche del suo personaggio, che è durata giusto il tempo di illudere noi spettatrici sul buon cuore degli sceneggiatori della serie.)
C’è stato il giorno del liscio perfetto, il giorno del boccolo 70’s, persino il giorno del wavy style sulla falsa riga della Venere del Botticelli ma mai, e dico mai, il giorno dei capelli alla cazzo di cane.

Sarò mica io ad essermi persa qualche prodigio dell’hair-styling?! Se così fosse, illuminatemi!

 

Punto secondo, tralasciando il fatto che non sono un’esperta dei sistemi scolastici americani, avrei parecchio da ridire sulla morning routine di certe beniamine della tv. Prendiamo le tizie di Pretty Little Liars, quattro adolescenti dai capelli vaporosi e con lo stesso quoziente intellettivo di un criceto in prognosi riservata: ecco, io mi chiedo, ma queste a che ora si svegliano al mattino per fare colazione ed imbellettarsi a quella maniera?! Cioè, non è che dici “un capuccino al volo e due dita di mascara“: quelle non solo stanno le ore a dialogare sui massimi sistemi della vita tra un pancake e l’altro, ma trovano persino il tempo di farsi un maquillage da red carpet. Mentre io, alla loro età, la mattina a malapena riuscivo a mandare giù una fetta biscottata con la marmellata e a stendere un velo di ombretto, senza correre il rischio di trasformarmi in un panda con urgente bisogno di una tracheostomia.
Quindi, le cose sono due: o negli Stati Uniti le lezioni iniziano dopo l’happy hour delle dodici, oppure quelle quattro sceme si buttano giù dal letto insieme agli operatori ecologici dell’AMA.

Devo poi dire che Pretty Little Liars mi ha dato spunto anche per altre profonde riflessioni che si posso tranquillamente applicare ad altri numerosi telefilm adolescenziali (come Beverly Hills 90210 o One Tree Hill): 1) Ma i teenagers americani il pomeriggio i compiti li fanno mai?! Dico, ‘sti ragazzini non hanno mai da studiare per un’interrogazione?, 2) Possibile che solo io ho passato cinque anni della mia vita in un liceo popolato da medio-cessi? Che ai miei tempi le uniche tartarughe che si potevano ammirare erano Donatello, Raffaello, Leonardo e Michelangelo, stampate su certe t-shirt esibite durante l’ora di educazione fisica, 3) Vabbè che gli americani non brillano per stile ed eleganza, ma possibile che nessun genitore abbia mai avuto da obiettare su quelle minigonne e quei tacchi vertiginosi da wannabe-lap dancer?! Ma solo a me rompevano (e continuano a rompere) le scatole per i jeans a vita bassa della Miss Sixty?

Ci sarebbe poi da fare qualche piccolo appunto sulle protagoniste di Gossip Girl, che nonostante si siano portate a letto mezza Upper East Side (spesso sotto gli effluvi dell’alcol), nella loro fulgida carriera di stronzette da bene non sembrano vantare manco mezzo prurito vaginale. Che non è che una gli voglia augurare la gonorrea, ma un principio di candida sarebbe più che legittimo.
E vogliamo forse parlare del fatto che nessuno si sia mai preoccupato di prendere per il culo Blair Waldorf , quella che al liceo andava girando con lo steso total look delle bambine del coro dell’Antoniano?! Cioè, se poco poco Blair si fosse permessa di fare la bulla con me, io glielo avrei detto chiaro e tondo: “Cocca, ma te sei guardata allo specchio?! Con quella gonna e quel cerchietto me pari ‘na plafoniera degli anni ’50!”

Un’altra cosa che mi sfugge è come facciano le protagoniste di certi telefilm ambientati in scenari apocalittici, come ad esempio accade in The Walking Dead, a non risentire minimamente dello stress dei pericoli e delle condizioni in cui riversano. Dio solo sa che cera potrei mai avere se mi trovassi a combattere ogni giorno con una mandria di zombie! Voglio dire, io già tendo a decompormi con il semplice stress da studentessa universitaria, mentre queste qua, che vivono ai confini del reale (senza tra l’altro poter contare sul valido aiuto di un’estetista o di una parrucchiera!), possono vantare un incarnato perfetto, capelli in ordine (che poi mi chiedo se non sarebbe un tantino più comodo sparare agli zombie con i capelli legati alla Lara Croft, piuttosto che con la capigliatura alla Celine Dion!), una ricrescita pilifera pari a zero (possibile che tutte abbiano avuto la botta di culo di sottoporsi alla luce pulsata prima dello scoccare dell’apocalisse?!) ed uno sbiancamento dei denti che a confronto, quelli degli spot Mentadent, soffrono di fluorosi dentaria.

Poi dici che una non si deve sentire sfigata e sotto pressione.