Lettera ad un'adolescente "bruttina". (E alla splendida donna che un domani sarà.)

Quante volte ti guarderai allo specchio senza piacerti neanche un po’. Con quei fianchi troppo rotondi, con quell’apparecchio sgraziato, con quel seno poco pronunciato. E quante altre volte guarderai le tue amiche – già floride ed adulte nel loro skinny jeans – senza poter fare a meno di sentirti ancora più “sfigata” di quanto non lo sia già il semplice fatto di non avere neanche una pomiciata all’attivo.
Sono stata un’adolescente bruttina anche io. Con i miei chili di troppo, gli occhiali da prima della classe ed alcune amiche decisamente più carine di me. So quindi cosa significa non piacersi e doversi scontrare con la “pancia piatta” di molte coetanee. So bene poi che sapore ha quel disagio che ti assale al primo intiepidirsi dell’aria, con le magliette sempre più corte ed i centimetri di pelle da scoprire: sono una delle sopravvissute al jeans a vita bassa, ai top in microfibra ed alla divisa da scolaretta di Britney Spears.
Sono sopravvissuta alle prese in giro per il mio aspetto, per il mio look e persino per il mio non essere propriamente una stella dello sport. Sono sopravvissuta alle etichette, ai rifiuti e all’essere messa da parte più di una volta. Ho sperimentato il dolore della prima cotta non andata a buon fine, del sentirmi trasparente ad una festa, del sognare ad occhi aperti un primo bacio che nessuno sembrava avere intenzione di darmi.
Ed oggi – a distanza di molti anni – sono qui a testimoniare che essere un’adolescente bruttina non è una condanna: se “sfruttata” con intelligenza, può essere la tua salvezza.
Essere stata un’adolescente bruttina mi ha innanzitutto motivato a viaggiare dentro – e non solo fuori – me stessa: ho coltivato le mie passioni, incentivato la mia curiosità, cercato la mia identità in un libro o in una canzone, piuttosto che nella mia sola immagine allo specchio. Mentre alcune mie coetanee si limitavano ad incipriarsi il naso e a fare le oche con il figo di turno, io irrobustivo la mia cultura musicale, artistica e di vita. I libri di fotografia, le assemblee studentesche, i vinile degli anni ’70, Jane Austen ed il laboratorio teatrale. 
A quindici anni, mentre le altre già si fidanzavano in casa, io volavo.
Essere stata “bruttina” mi ha reso una persona sensibile e per nulla superficiale: mi ha insegnato ad andare oltre le apparenze – le mie, in primis -, ad osservare ed ascoltare gli altri, a rispettare e a farmi delle domande su quello che mi circonda. Il soffrire per un rifiuto o per una parola poco carina, invece che incattivirmi, mi ha motivato ad essere – per dispetto – ancora più gentile e garbata con il mondo. 
Le prese in giro e le cattiverie “gratuite” – invece che uccidermimi hanno spronato a reagire: ho scoperto il potere del silenzio, del sarcasmo e della battuta pronta, ho fatto mio il valore dell’autoironia e quello del saper ridere di me stessa, ho preso in mano le mie qualità – la determinazione, la creatività, l’intelligenza e la simpatia – e ne ho fatto il mio asso nella manica.
Essere stata un’adolescente “bruttina” mi ha insegnato poi che nulla si ottiene senza un briciolo di sacrificio e di iniziativa: quando non sei una taglia 38 o la più bella della scuola, devi necessariamente inventarti qualcosa per non lasciarti sopraffare dalla vita. Ho imparato quindi a vestirmi e a valorizzarmi perché non esistono donne brutte, ma solo donne pigre! – , ho imparato a fare pace con il cibo e con l’attività fisica – perché quando dio distribuiva il metabolismo veloce, io ero in fila per la forza di volontà! – ho imparato ad essere socievole e a buttarmi sulla pista da ballo – perché non c’è donna più irresistibile di una che sappia sorridere e scatenarsi quando necessario.
La “sindrome da brutto anatroccolo” mi ha infine aperto gli occhi sull’altro sesso: dopo certe angherie e certi commenti sgradevoli, ho affinato l’arte di selezionare pretendenti e fidanzatini. Sin da quando ho iniziato finalmente a schiudermi agli affari di cuore, ho sempre subito il fascino del maschio gentile e garbato, di quello ironico, colto ed “impegnato”. Il maschio leale e con qualcosa da dire, quello con cui fare l’amore è altrettanto bello come affrontare un viaggio insieme. Il maschio mai cattivo, molesto, cafone o violento. Il maschio che non definiresti “bello”, ma  terribilmente “attraente“.
Sarei una bugiarda se ti dicessi che dall’insicurezza di “ex- bruttina” si guarisce completamente: ancora oggi  – nonostante la mia età ed il mio aspetto gradevole – indugio nello sfilare via il copricostume in spiaggia, mi trovo mille difetti allo specchio e mi stupisco ogni qualvolta un bel ragazzo mi rivolga delle attenzioni (a dire il vero, spesso neanche me ne accorgo perchè ti-pare-che-uno-così-gnocco-ci-stia-provando-proprio-con-me?) Sarei poi una bugiarda se ti dicessi che certe ferite – profonde e salate – rimarginano del tutto, ma posso dirti con certezza che esse ti saranno utili per ricordarti ogni volta chi sei, da dove vieni ed il tipo di persona che non dovrai mai diventare.
L’unica bruttezza da cui non si può guarire è quella del cuore: mantienilo perciò puro, fiero ed orgoglioso di chi sei. 
I fiori più belli sono quelli che hanno la forza di schiudersi dopo le intemperie. I cavalli vincenti si vedono alla fine della corsa. E tu hai ancora tutta la vita davanti per dimostrare di essere la splendida donna che già – dentro di te – sei.
 
 

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