La domenica mi lasci sempre sola: cosa fare quando lui va allo stadio.

Calcio, stadio, alè oh-oh: a pochi giorni dall’inizio di una nuova stagione di campionato, buona parte di noi femminucce ha già bisogno dello psicologo. E di un secchio di vodka liscia, senza ghiaccio.

Tralasciando infatti tutte coloro che sono nate sotto la buona stella della fede calcistica, noialtre (quelle del “fuorigioco what?!“) ancora stentiamo a capacitarci di come si possano perdere investire (minimo) 90 minuti del proprio tempo nel guardare un gruppo di uomini in calzettoni di spugna (!!) che rincorrono un pallone. E poi quelle complicate – solo perché al mattino impieghiamo mezz’ora per scegliere cosa indossare – saremmo noi. Ma scherziamo?!

 

Una partita di calcio è una dimensione spazio-temporale in cui per un uomo si annullano praticamente tutte le leggi del tempo e della fisica dell’universo maschile. Un esempio pratico? Puoi essere pure Valentina Nappi con le chiappe all’aria e vibratore alla mano, ma se stasera c’è la Champions League, te devi da levà da li cocomeri

Amica, lo so che in quei momenti può essere dura sentirsi messe al secondo posto per colpa di un rigore di Zaza (!), ma vediamo il lato positivo: sia che lui vada allo stadio conciato da ultras o che si stravacchi davanti alla tele (tra birra ed una buona parola per tutti i santi del calendario), tu – quella che “l’unica cosa bella del calcio è il culo di Beckham” – avrai quei benedetti 90 (e passa) minuti tutti per TE.

Ecco cosa puoi fare, senza stare lì a fingerti parte dell’arredamento:

 

  1. Darti alla great combo di parrucchiere+estetista (con la sua carta di credito, ovviamente);
  2. Uscire a fare shopping (con la sua carta di credito, ovviamente);
  3. Passare a prendere tutte le tue amiche per un Martini (con la sua macchina, ovviamente);
  4. Approfittare del suo stato di obnubilamento mentale per rastrellargli il guardaroba (che un giorno sarà dolce rispondere al suo “Amore, hai visto il mio maglione con le renne???” con un serafico “No tesoro, non so proprio di quale maglione tu stia parlando…“);
  5. Rompere accidentalmente – partita dopo partita – tutte le chincaglie regalate da tua suocera (per il ciclo “anche le miniature della Pietà vanno in paradiso”);
  6. Disperdere nel Triangolo delle Bermude ciò che restava della sua Play Station;
  7. Dormire sul letto a quattro di bastoni (finalmente senza dover ricorrere alle cuffie dei concorrenti di Sarabanda);
  8. Cancellare, bannare, r-a-d-i-a-r-e tutte le sue ex da Facebook, WhatsApp e mezzo piccione viaggiatore;
  9. Cimentarti nella preparazione dell’uovo marinato con Carlo Cracco che ti guarda e ti parla sexy dal televisore (senza ritrovarti lui – il terzo incomodo – che vagabonda in cucina tra la dispensa ed il frigo, rovinando così tutta la magia);

E qualora lui vi trascuri ben oltre quei 90 minuti (o siate ormai arrivati ai ferri corti), potete sempre ricorrere alla bonus track n.10: uscire con Gino, il figlio bono del salumiere, quello che vi fa la corte da una vita e che sta al calcio come Antonio Cassano sta all’aoristo. (Tutto questo senza rancore, ovviamente).