Ma cosa aspetti a chiedermi di uscire? La reunion delle Spice Girls?

Note della blogger:
Si, sono tornata sui grandi schermi.
Yuppi-eh!
Dopo settimane in cui non solo la tecnologia aveva deciso di darmi le spalle ma in cui si era anche prospettata la necessità di un ennesimo trasloco in terra straniera (manco fossi Victoria Beckham dinnanzi alle continue trasferte di David pacco pallone-d’oro), finalmente sono riuscita a stanziare le mie chiappe (seriamente provate dagli squats di rito) sul divano del mio nuovo appartamento. E a trovare il giusto tempo da dedicare allo strimpellamento della tastiera del mio pc redivivo e penitente
Lo stato di singletudine in cui sono sprofondata da qualche mese a questa parte (un po’ come si sprofonderebbe nel proprio letto al termine di una giornata bestiale), mi ha portato a dovermi cimentare nuovamente nell’arte più antica del mondo, nata ancor prima della prostituzione e dei fanghi anti-cellulite: l’arte di avere a che fare con un maschio (leggi, flirtare, abbordare, essere abbordate come le navi nel Pireo). Con il termine “maschio” mi riferisco ad un maschio ics, un maschio squisitamente ipotetico, pescato (più o meno) alla cieca dalla popolazione peniena. Un po’ come si pescano i numeri della tombola di Capodanno. 
E Dio solo sa quanto al giorno d’oggi sia diventato difficile perfino sospirare un banalissimo “Ambo”. 
C’è poi da precisare il fatto che io mi trovi a dover gestire ed esercitare questa sottilissima arte in Erasmus, avendo così a che fare con una popolazione maschile che è teoricamente in grado di abbracciare ogni tipo di nazionalità e di cultura. Il tutto in inglese e per la maggior parte dei casi sotto l’effetto della tequila.
Non so se mi spiego.

Se da un lato gli uomini sono ormai diventati (quasi) tutti bravi a conquistare la tua attenzione in un ambiente frivolo come una discoteca o una qualsivoglia occasione mondana (compresi gli accolli umani colti dalla sindrome “Faccio-finta-di-non-essere-un-cesso-perciò-ci-provo-lo-stesso”), dall’altra parte mi trovo a dover constatare quanto sia diventato difficile e stressante iniziare ad uscire con qualcuno.

Innanzitutto a questo ipotetico qualcuno je devi fa capì che ti interessa, il che non è roba da principianti: partiamo dal presupposto che, essendo nata femmina, non possiedo i geni del corteggiamento, il che mi ha precluso anche l’invidiabile opportunità di partecipare come corteggiatrice ad Uomini&Donne, piuttosto che star qui a fare la muffa sui libri. E pensare che con la mia verve da avvocato divorzista mancato sarei perfino riuscita a mettere a tacere quella suocera di Gianni Sperti! 
Dicevo, in quanto femmina, sono stata educata a lanciare sguardi carichi di significato, a toccarmi i capelli di tanto in tanto mentre lui mi siede difronte (che a detta di molti è un chiaro segno di interesse da parte di noi femmine, una sorta di “si, te la darò” freudiano, ma che a me, francamente, sembra solo un vizietto che ci costringe ad anticipare il giorno dello shampoo) e a tutta un’altra serie di atteggiamenti allusivi che manco quei maniaci del thè Infrè. Quindi, mi chiedo, quanto ci vuole a capire che si, sono interessata e si, puoi chiedermi di uscire, che no, non mi sentirei offesa-mortificata-ma-che-cavolo-stai-dicendo-io-ti-vedo-come-un-amico? Quanto tempo ti serve, tra la pisciata mattutina e la partita di calcetto delle ore diciannove, per tirare fuori la tutina da uomo alfa e balzare sulla tua preda, cioè me medesima desiderosissima di essere predata? (Ok, predata me lo sono inventata, ma era per rendere bene il concetto della mia impazienza!)

Si saranno mica rincretiniti tutti quanti?
Dove sono finiti gli arrapati della situazione?
Cos’è quest’aura di santità che tutta ad un tratto vi si è formata sulla testa tipo i cerchi nel grano?
Vi siete dati per caso allo yoga e alla meditazione?

Io capisco il discorso delle pari opportunità, quello della timidezza e del fare-le-cose-con-calma, ma non ti sembra un tantino esagerato pretendere che, oltre agli sguardi da porno attrice e a toccarmi la frangia ogni cinque minuti (che manco Loredana Lecciso), debba essere io tra i due a chiederti di uscire? O dobbiamo forse continuare a scambiarci sms cinguettanti e sorrisini beoti finchè morte non sopraggiunga?

E’ un problema generazionale o sono ‘sti maschi stranieri ad essere svampiti e rincoglioniti, che non se ne rendono conto manco se metti i cartelli pubblicitari?
A dire il vero mi sento un po’ come Licia Colò alle falde del Kiliminchione: non mi resta che aspettare le vostre review sulla questione.
E anche quelle dei maschietti.

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