Mamma, ho perso la testa per un sessantenne. E non è una questione di soldi. Ma solo di rock'n'blues. – Bruce Springsteen live @Rock In Roma

(Ph: Massimo Barsoum)

Dico io, ma voi ce lo vedete Bruce Springsteen che va dall’urologo? 
No perchè, secondo me, Bruce, un urologo manco sa com’è fatto.
“U-r-o-l-o-g-o? What’s that? Se magna?
D’altronde, ci sono gli uomini alfa e gli uomini zeta e poi c’è Bruce, l’uomo alfabeto: tutto quello che una donna vuole, lui ce l’ha. Nonostante l’incalzare del tempo ed armato di orecchino e polsini da pischello rockettaro, The Boss si conserva persino meglio della Carlucci. Il che è tutto dire!
(Ph: Massimo Barsoum)

Reduce da una delle serate più belle della mia vita, ho ancora gli occhi a cuoricino e le orecchie fischianti un sano rock’n’roll: la performance live di Bruce Springsteen e della sua E Street Band al Rock In Roma non ha tradito minimamente le aspettative di tutti i suoi fan, me compresa. Non appena è salito sul palco, intonando l’intro di Spirits in the Night, s’è levato un urlo pazzesco dalla folla e sono pronta a scommettere che si siano ringalluzzite numerose ovaie tra quelle delle anta nel pubblico. Una roba che il  giorno prima stai in menopausa e il giorno dopo te ritrovi un tasso di estrogeni che manco tutte le Pussycat Dolls messe insieme. (Don’t cha!)

(Ph: Massimo Barsoum)

Questa era la mia prima volta con Bruce ed è stata una prima volta assolutamente memorabile.
Che ve pare che uno come Bruce faccia cilecca?
Mi sono scatenata sulle note di Working on the Highway e di Shackled and Drawn, mi sono lasciata emozionare dalla romanticissima New York City Serenade, le note di Bobby Jean mi hanno poi inumidito un po’ gli occhi e le mie braccia si sono levate al cielo durante l’immancabile inno Born in the Usa
Bruce dal vivo è esattamente come te lo immagini: terribilmente homo
Si, homo con l’acca davanti: energico ed intenso, carismatico ed indomabile, assolutamente leggendario! A sessant’anni padroneggia la scena ancora con lo stesso impeto di un rocker più che ventenne, abbraccia i fan, ammicca alla telecamera (ed io muoro), si stringe alla sua band, ondeggia con la sua chitarra a ritmo di rock’n’blues (ed io e la signora dietro di me muoriamo insieme), si getta a terra ai piedi dell’asta del microfono con il bacino sollevato in aria (ed io muoro again – si, ho sette vite come quelle dei gatti!).
Piccolo grande uomo, il mio Bruce.
In un mondo di quaquaraquà con le sopracciglia disegnate e la dubstep nella playlist dell’ipod, Bruce incarna il mito del maschio che ti viene a prendere in moto e ti porta a fare un giro sul lungomare. E mica a pranzo da mammà. Bruce è l’uomo che tutte vorremmo incontrare al bancone del bar, in maniche di camicia (jeans) e   con un sorriso da tenera canaglia, giammai sbronzo ed interessante come una zucchina
Si, Bruce è l’uomo che tutte vorremmo avere almeno per una notte, che se non potesse poi essere d’amore o di poesia (si vabbè, mo se chiama poesia!) , che possa esserlo almeno di buona musica.
E così è stato.
Thank you, Boss!

Ps.
Bruce è l’unico uomo a cui potrei perdonare un’ascella pezzata esibita davanti a trentacinquemila persone.