Maschio-alfa e Uomo-minkia a confronto. Parte IV

Premessa: 
Che fatica essere donnaE che tremenda fatica essere una donna single ai tempi d’oggi. Io lo dico sempre alle mie amiche fidanzate che si lamentano del boyfriend pigro o di quello che non vorrebbe rinunciare al bermuda sbiadito neanche nel giorno delle nozze: “Statte bona, eh! Pensaci bene prima di mollarlo solo perchè non sa distinguere una Kelly da una Birkin!“. Che cocche mie, mica è così facile trovare il pezzo di ricambio in questa valle di lacrime, arida di testosterone e brulicante di signorini Rottermaier!
A supporto di tutte le mie lettrici scompagnate, ho dunque deciso di elaborare un piccolo abc su come sopravvivere in tempi di singletudine, quando siamo chiamate a destreggiarci tra happy-hour e lezioni di body-pump alla (disperata) ricerca di un maschio alfa e non del solito uomo-minkia. Perchè distinguerli gli uni dagli altri non è mica così semplice.
Ecco la quinta parte.

L come LACRIME

Il maschio alfa con le sue lacrime ha un buon rapporto, questo perchè un maschio alfa che si rispetti, non appartiene di certo alla schiera degli uomini che millantano ritenzione idrica, e cioè quelli che del motto “un vero uomo non piange” ne hanno praticamente fatto una filosofia di vita. Una filosofia del caizer, senz’altro, perchè voglio dire, sono sicura che anche Jean Claude Van Damme si sia trovato nel corso della sua vita davanti ad una cipolla da affettare, con due gocce di collirio negli occhi durante la visita oculistica o con un nuovo pargolo tra le braccia. (E comunque, in caso la mancata lacrimazione dovesse davvero persistere anche in situazioni analoghe a quelle citate, sarebbe forse il caso di avvertire questi cari signori che la loro totale assenza di lacrime non è virilismo, ma una condizione patologica che prende il nome di alacrimia. Perciò, se facessero curà!)

Il maschio alfa si commuove e soffre come qualsiasi altra creatura sul pianeta terra: non sta di certo lì a frignare per ogni cosa come una tredicenne in piena crisi adolescenziale, ma ha anche imparato ad accettare la propria emotività, non vergognandosi dei propri sentimenti.

Chi si dovrebbe vergognare invece è l’uomo-minkia, che spesso ricorre alle lacrime come tecnica di seduzione/accollo/salva-la-vita-Beghelli: qualsiasi donna entrata in contatto con il genere degli uomini-minkia-psicolabili (e cioè, tutte noi!) sa perfettamente come essi siano in grado di improvvisare un pianto greco ogni qualvolta si sentano messi con le spalle al muro. Hanno torto marcio? Piangono. Sono stati colti a letto con un’altra donna? Piangono + “non è come pensi”. Hanno deciso di lasciarti ma non sanno come dirtelo? Piangono + “il problema sono io e non tu”. Vengono lasciati dopo mesi di litigate ed incomprensioni? Piangono + “io pensavo fossi la donna della mia vita/eri tutto per me/sono un uomo finito”. E poi magari una settimana dopo stanno già a pomicià con la barista dietro casa. L’uomo-minkia versione faiga’s dead si dice pianga durante l’amplesso: “E pure stavolta sembrava impossibile…ed invece so riuscito a trombammene n’artra!…sniff..sniff!

come MAMMA

Il maschio alfa ha un sano rapporto con la figura materna, una di quelle robe che farebbe sbadigliare di gusto Freud. Il maschio alfa, che sua madre sia o meno una grandissima rompicoglioni, la rispetta e le rivolge le dovute attenzioni: d’altronde, se un maschio tratta sua madre come l’ultimo degli zerbini Ikea, non può che essere annoverato tra i famosi maschi omega, quelli che rappresentano uno dei tanti motivi per cui gli alieni hanno deciso di non filarcisi di pezza. Il maschio alfa è mammone al punto giusto, che magari si farà fare la lasagna tutti i weekend che torna a casa, che magari ci scappa pure una stirata materna di camicie e di pantaloni, ma il maschio alfa l’unica gonna alla quale si attacca è quella della sua donna. Per salvarla da un’improvvisa folata di vento o per tirarle giù la zip.
L’uomo-minkia, sempre che non sia stato volontariamente abbandonato da sua madre a ridosso della pubertà, quando iniziava già a mostrare i suoi primi squilibri psichici, ha questa sorta di feeling primordiale con il povero essere materno (che ha avuto la sventura di mettere al mondo una simile creatura mitologica), che viene sottilmente descritto dai più grandi studiosi di tutti i tempi con il termine di sindrome della cozza sullo scoglio. Per una questione di galanteria, la cozza è ovviamente l’homus-minkiatus che passa un’esistenza intera arpionato al grembiule materno essenzialmente in due modi possibili : se infatti l’uomo-minkia in versione faiga’s dead è in genere cresciuto con il mito di una madre presente e accondiscendente, una madre che lo venera come se fosse l’unico essere pene-portante sul pianeta terra, una madre che ha come citazione preferita “no perchè, mmmio figlio…!”, d’altro canto la versione psicolabile dell’uomo-minkia, sente da sempre il peso di questo goffo ed ingombrante grembiule materno, al quale ahimè, si trova imbrigliato. Lo psicolabile vanta in genere nel suo curriculum una madre manager che si sente in dovere di stabilire e coordinare tutti gli aspetti della vita del figlio, che se fosse per lei gli farebbe fare la pupù ancora con il riduttore sul water.

come NARCISISMO

Il maschio alfa, in termini di narcisismo ed amor proprio, può essenzialmente rientrare in due possibili categorie di maschi: quelli che si curano e quelli che l’unico specchio a cui prestano attenzione è quello retrovisore della loro auto. Va però precisato che il maschio alfa appartenente alla prima categoria, non è uno di quelli che passa la propria vita tra le cremine anti-age e le mani dell’estetista (a meno che non sia la sua fidanzata!): egli coltiva la sua immagine e il suo fascino con maschia naturalezza, condendo il tutto con due gocce di dopobarba. E non di autoabbronzante. La seconda tipologia di maschio alfa è un forte sostenitore dell’archetipo “l’homo, non dico che adda puzzà, ma non può neanche profumare di Coccolino ammorbidente!“: cresciuto nel mito dell’uomo preistorico, da sempre fiero del suo pelo e della sua pelle segnata dal sole e dalle risse delle scuole medie, questo maschio alfa nostalgico trasuda di una mascolinità di altri tempi. Tempi in cui la stessa Sophia Loren si faceva immortalare con le ascelle rigogliose.
L’uomo-minkia non è detto che sia affetto necessariamente da narcisismo, che poraccio, con tutti i disturbi psichiatrici che si ritrova, ci manca solo la dipendenza dallo specchio (dalla palestra e dal salone di bellezza)! Gli uomini-minkia che mostrano evidenti segni di narcisismo appartengono in genere alla vasta popolazione degli instragrammari : se è vero infatti che Instagram è popolato da feticisti della nouvelle cuisine, da instancabili maratoneti e da aspiranti pornodive liceali, è anche vero che negli ultimi tempi è diventato sempre più un luogo di scambio e condivisione di veri e propri book fotografici al maschile. Il minkiuto instagrammaro, lo riconosci essenzialmente perchè su duecento foto del suo profilo, centonovantacinque lo ritraggono intento a farsi una selfie allo specchio vestito esclusivamente di tartaruga (e non mi riferisco ad un completo animalier firmato Roberto Cavalli, ma da quello costruito dal suo personal trainer!) e dei restanti cinque scatti, tre sono stati realizzati  in spiaggia (immancabile inquadratura di cosce marmoree e glabre, separate dal suo promontorio genitale vestito per l’occasione da uno splippino), mentre gli ultimi due lo ritraggono tra le lenzuola del suo giaciglio, intento a curvare le sopracciglia (ad ala di gabbiano) in espressioni talmente cariche di significato da aver riacceso in molti registi la passione per il cinema muto. E per le stragi di massa.

Leggi anche:

Parte I

Parte II

Parte III