Maschio alfa e Uomo-minkia a confronto : vademecum per una "caccia sicura" – Parte V


Che fatica essere donna.

E che tremenda fatica essere una donna single ai tempi d’oggi.
Io lo dico sempre alle mie amiche fidanzate che si lamentano del boyfriend pigro o di quello che non vorrebbe rinunciare al bermuda sbiadito neanche nel giorno delle nozze: “Statte bona, eh! Pensaci bene prima di mollarlo solo perchè non sa distinguere una Kelly da una Birkin!”. Che cocca mia, mica è così facile trovare il pezzo di ricambio in questa valle di lacrime, arida di testosterone e brulicante di signorini Rottermaier!

Ho così deciso di elaborare un piccolo abc su come sopravvivere in tempi di singletudine, quando siamo chiamate a destreggiarci tra happy hour mondani e la lezione di pilates alla (disperata) ricerca di un maschio alfa e non del solito uomo-minkia. Perchè distinguerli gli uni dagli altri non è mica così semplice.

Ecco la quinta parte.

 

come ORGASMO

Nonostante questo sia un blog scritto da una donna, non cadrò nella puerile tentazione di fare battutine o luoghi comuni sulle millemila variabili dell’orgasmo maschile, dalla velocità alla frequenza, dall’inquinamento acustico a quello delle lenzuola (…). Poi non si dica che non sono una signora.
Preferisco piuttosto concentrarmi sul modo in cui un uomo viva l’esperienza dell’orgasmo, dettaglio fondamentale per distinguere su due piedi (ginocchia, chiappe…oh beh, questo dipende da quale posizione voi abbiate assunto durante l’amplesso!) un maschio alfa da un uomo minkia.
Il maschio alfa, che sia un innamorato fedele o il compagno di una sveltina, vive il proprio orgasmo e quello della sua compagna di avventure amorose come qualcosa di assolutamente naturale: non sta lì ad improvvisare una sorta di triathlon erotico solo per dimostrarle che lui-conosce-tutte-le-posizioni-dell’universo o che lui-si-che-è-un-vero-macho ( che poi, voglio dire, c’è forse qualche donna a cui piaccia sul serio cimentarsi nel remake de L’esorcista tra le lenzuola?). Il maschio alfa è un amante passionale ed attento, non fa il prepotente a tutti i costi, non vi sussurra porcate indicibili già alla prima trombata e non si sognerebbe mai di regalarvi un orgasmo con indosso la tutina di Spiderman. Egli non vive il sesso solo come necessario-svuotamento-dei-testicoli ma anche come eros: se l’amore si fa in due, è giusto che si goda in due. I più cavalieri optano per la formula prima-le-signore. I dotati di poteri soprannaturali preferiscono quella del vieni-con-me.

L‘uomo-minkia, può essere giudicato tale a letto per tutta una serie di motivi: c’è quello che si rifiuta di mettere il preservativo perchè scusa-ma-per-chi-mi-hai-preso, quello che vi sfiora una tetta con la stessa delicatezza con cui la ruota di un tir sfiora l’asfalto, quello che a trent’anni non ha ancora capito che il clitoride non è il tasto caps lock della tastiera del pc. Volendo parlare di orgasmo, ciò che contraddistingue generalmente un uomo-minkia è l’assenza di qualsivoglia attenzione nei confronti della partner: egli si preoccupa solo ed esclusivamente dei propri dotti deferenti, rivoltandovi come un’omlette in padella per allineare i chakra del suo piacere. Il mio preferito? Quello che, avendo confuso per un vostro verso di piacere quello che in realtà era un urletto di strazio (che magari, nel suo goffo tentativo di mostrarvi la-posizione-del-gufo-arrapato, vi pesta accidentalmente l’alluce!), sentenzia candidamente: “Bene! Adesso vengo io, ok?” Malimortaccitua.

P come PRIMO BACIO


Facciamo un (bel) passo indietro.
Il primo bacio è un momento decisivo, catartico oserei dire: dal primo bacio si capiscono tante cose del principe azzurro in questione, tipo la sua indole, il suo interesse nei vostri confronti, il suo livello di igiene dentale. Il maschio alfa, passionale o delicato che sia, vi bacia senza esitazione alcuna. Non sta lì a prendere tempo, a crogiolarsi nello shakespeariano “lingua o non lingua, questo è il problema!”: egli coglie l’attimo giusto, quello in cui luci e voci si abbassano, quel momento in cui le vostre pupille sono in asse e dilatate, quell’istante che sarebbe davvero un peccato sprecare con un “ehm…vuoi bere qualcos’altro?” Il maschio alfa vi bacia da essere umano e non da pastore maremmano, con le mani che giacciono galantemente sui vostri fianchi (a meno che voi non diate diverse istruzioni d’uso!): i più temerari vi sbattono (piacevolmente) al muro tipo effetto “scamorza sulla griglia”, i più romantici si avvicinano con dolcezza. E non vi limonano usando la tecnica del mulinello.

L’uomo-minkia psicolabile è sfuggente come le donne angelicate che tanto sconvolsero gli animi dei poeti del Dolce stil novo: baciare lo psicolabile di turno richiede tattica, costanza e tanta tanta pazienza. Manco lo stesse pregando per una trasfusione di sangue da codice rosso. Mettetevi bene in zucca che dovrete essere voi a fare il primo passo, fosse anche necessario allungare la vostra lingua tipo “camaleonte-acchiappa-insetti” nella sua direzione. Lo psicolabile, vivendo con la costante paura del rifiuto (e ciò lo posso dire per esperienza), si potrebbe decidere a baciarvi per primo solo se messo davanti alle giuste garanzie del caso: tipo voi nude sul divano di casa sua. L‘uomo-minkia faiga’s dead dispensa primi baci a destra e sinistra: egli è il classico tipo che con la scusa di salutarvi, sfruttando un momento di folla/confusione/entusiasmo, vi schiocca un bacio ambiguo a ridosso dell’angolo della bocca. Il faiga’s dead è quello che anche quando vi bacia formalmente sulla guancia, sente la necessità di ricorrere all’effetto “risucchio”, come se voi gli aveste chiesto di farvi una liposuzione al viso. Il faiga’s dead lancia baci come si lancerebbe riso su una coppia di sposi novelli: ‘ndo cojo- cojo, non so se avete presente.


Q come QUARANT’ANNI


E’ ormai risaputo che  parte degli uomini maturi più lentamente rispetto al gentil sesso e soprattutto che l’altra parte, per non dire, la maggioranza, non maturi per niente. Sfidando ogni possibile legge della natura e degli ogm. Se dovessimo dunque collocare il maschio alfa all’interno di una delle sopracitate categorie, sceglieremmo senza dubbio alcuno la prima delle due (altrimenti, che maschio alfa sarebbe?) Nel corso della sua vita egli si è infatti da sempre distinto all’interno del suo storico gruppo di amici: mentre gli altri giocavano ancora con i Gormiti (bevendo succo alla pera con la cannuccia per l‘happy hour), il maschio alfa iniziava già ad affinare le sue armi da latin lover (tra un mazzolino di mimosa ed un bacio a stampo nel retro del cortile della scuola), mentre i suoi coetanei a trentacinque anni suonati continuavano a fare i soliti cazzoni in stile “da Rimini a Mykonos con il furgone furore“, il maschio alfa aveva già da tempo appeso al chiodo la camicia da Tony Manero-dei-poveri, impegnandosi piuttosto a consolidare quel barlume di maturità, galanteria e fascino old style acquisito nel tempo.

L’uomo-minkiapsicolabile è portatore sano dei geni responsabili della sindrome più temuta dal genere femminile in cerca d’amore: la sindrome di Peter Pan. Lo psicolabile si contraddistingue essenzialmente per una quasi totale assenza di improvementmentale tra i tredici ed i quarant’anni: nonostante il passare del tempo, l’infoltirsi della barba, l’aumento del testosterone in circolo e le avversità della vita, egli è fondamentalmente rimasto lo stesso bambino cacacazzi d’un tempo. “Mammaaa“, “Non è colpa mia” e l’immancabile “Non lo faccio più” sono da sempre i suoi cavalli di battaglia. L’uomo-minkia faiga’s dead sin dal periodo dello svezzamento si contraddistingue invece per un precoce interesse nei confronti del gentil sesso, pur dimostrandosi sin da subito decisamente carente in fatto di tecniche. Le compagne di scuola lo definivano infatti appicicoso e ripugnante, e devo dire che alla soglia dei quarant’anni non sembra aver fatto cambiare idea di sé. Il motto “tira più un pelo di gigia che un carro di buoi” è da sempre il suo vademecum:  l’unica differenza a riguardo tra passato e presente è che, se una volta era scritto sul suo banco a caratteri cubitali, ora appare tra le citazioni preferite sul suo profilo Facebook. Si, certe cose non cambiano mai.

(Continua…)