Maschio tatuato “D.O.P.”(di origine pirla): tre indizi per riconoscerlo.

Agosto. Mese di temperature roventi (speriamo che tutte ‘ste sudate almeno ci dimezzino la ritenzione idrica), di ferie estive, di nati sotto il segno del Leone (spesso accomodanti come un tampax messo male) e di uomini che vanno in giro senza maglietta (nella migliore delle ipotesi in spiaggia, nella più comune delle ipotesi in città e con una circonferenza addominale richiedente il  porto d’armi).

Quest’ultima evenienza ci permette così di entrare più profondamente in contatto con una specifica categoria estiva di maschio, quale quella del “maschio tatuato” (anche se magari nel nostro curriculum figura sotto la voce “pomiciata con maschio tatuato” solo il nome di Mirko, anno 1995, prima elementare, trasferello di Batman tatuato sull’avambraccio destro).

Partendo dal presupposto che ognuno è libero di tatuarsi quello che meglio crede (e di prendersi così le ovvie conseguenze di una frase di Gigi D’Alessio tatuata sul pettorale), c’è da dire che nel corso degli anni noi donne (tatuate e non) abbiamo affinato gli strumenti per valutare in modo minuzioso e selettivo quella fetta di popolazione maschile fatta di carne e d’inchiostro. Da qui nasce la scuola di pensiero femminile che divide i maschi tatuati in due precise categorie: i maschi tatuati D.O.C. (di origine cazzuta) ed i maschi tatuati D.O.P (di origine pirla). Perché se è vero che l’altezza del risvoltino e l’impeccabilità del congiuntivo sono due eccellenti parametri di valutazione del nostro interlocutore, è altrettanto vero che spesso un tatuaggio può essere più illuminante di mille stalkerate sul suo profilo FB.

Che, voglio dire, uno che ha tatuata la formazione dei Pooh sul bicipite, è probabile che non scopi – nella migliore delle ipotesi – da febbraio 2000.

E nonostante noi donne siamo per antonomasia logorroiche e ripetitive, nella stesura delle caratteristiche peculiari del tatuato D.O.P. e di quello D.O.C., non ci siamo perse in troppe chiacchiere, individuando per ciascuna categoria tre precisi elementi identificativi.

 

Maschio tatuato D.O.P. (di origine pirla):

  1. Ha tatuaggi fatti per moda (esempio: poesia di Pablo Neruda tatuata sul quadricipite, nonostante l’unico libro letto all’attivo sia quello delle istruzioni del Pinguino DeLonghi. E non è neanche detto che le abbia capite.);
  2. Vanta tatuaggi di cui non comprende realmente il significato, come quelli che hanno “Carpe Diem” tatuato sul costato e poi invece passano la vita a metterti like su Facebook invece di chiederti di uscire. (Dico, ma se c’avevate 4 a latino, non sarebbe stato meglio puntare sulle arti figurative, tipo un bel “dotwork” come quelli di Bobby Anders?!);
  3. Il tribale cafone anni ’90 sul braccio a stento lo perdoniamo a Tom Hardy (e comunque, qualora non poteste proprio farne a meno, su portali come Pinterest se ne trovano di molto belli ed originali).

Maschio tatuato D.O.C. (di origine cazzuta):

  1. Ha scelto tatuaggi originali ed in linea con la propria personalità (vedi ad esempio i bellissimi disegni “old school” di Albér Haupt);
  2. Dietro ogni suo tatuaggio c’è una storia (apprezziamo molto anche la sincerità di quella dal titolo “studente Erasmus ubriaco ad Amsterdam”);
  3. Non solo si è fatto tatuare da mani fidate (“logo dei Motorhead” yay, “Epatite c” away), ma dimostra anche di avere cura dei propri tatuaggi e di essere preparato sull’argomento ( a tal proposito vi consiglio questo articolo su Zalando Privé Magazine dedicato alla “tattoo routine”, essenziale e con degli ottimi spunti sull’argomento, utile soprattutto per chi vorrebbe farsi un tatuaggio ed ha più di un dubbio in materia).

Amiche, non posso certo garantirvi che dietro ogni tatuato D.O.C. si celi anche un galantuomo di origine controllata (magari c’hanno tatuato “Il Piccolo Principe” e poi si grattano il pacco in pubblico) o un maschio fiero ed impavido (non avete idea di quanti pluri-tatuati abbiano in realtà paura degli aghi..), ma già scartare a priori quelli che si erano tatuati con la ex le rispettive iniziali e la data del primo bacio, mi sembra un elemento non poco dirimente nella scelta.