Massì, tanto poi vado in palestra.

Palestra, appunto. 
Hai detto palestra, mica liposuzione. 
Mica hai detto che vai a farti uno di quei massaggi brucia ciccia, come quelli che si fa fare Khloe Kardashian di sabato mattina. 
Mica hai detto che hai lo stesso metabolismo di quella bitch di Pippa Middleton. 

Spesso noi donne pronunciamo la parola palestra, come si pronuncerebbe il nome di un antidoto per la sfiga o di un elisir di eterna giovinezza.
Come se una seduta di spinning fosse in grado di annullare gli effetti deleteri della cofana di maccheroni che ti sei sparata mezz’ora prima. 
Peccato che la cofana sia ancora lì, adagiata sulle tue chiappe sotto forma di cellulite.




Io non so perchè noi donne continuiamo a raccontarci palle dalla mattina alla sera. 
Io non so perchè tra i nostri passatempi preferiti annoveriamo quello di prenderci in giro da sole.
Come se non perdessimo già abbastanza tempo con il silk-epil o con la fila alla posta.


Ti dici che quello sarà l’ultimo paio di scarpe della stagione.
E non è assolutamente vero, dal momento che mentre sei lì intenta a digitare il codice del bancomat, con un occhio fissi il tastierino e con l’altro adocchi un paio di ballerine fighissime sullo stand dietro la cassa, di quelle che-proprio-non-puoi-non-avere. Poi dici lo strabismo di Venere.

Ti dici che basta-voglio-cambiare.
E poi finisci per frequentare sempre lo stesso prototipo di imbecille. Anzi, se non corrisponde esattamente al tuo pirla ideale, che ti porti dietro fin dai tempi dei brufoli e dell’apparecchio ai denti, manco fosse una maledizione di Tutankhamon, quasi ti senti persa. Quasi ti pare brutto guardare più in là del tuo naso ed essere, per una stramaledettissima volta, felice.

Ti dici che da domani si inizia la dieta.
Più precisamente da lunedì. Perchè una dieta che cominci di mercoledì o di giovedì non s’è mai sentita. 
Noi donne abbiamo poi questa mania di annunciarle le diete. Un pò come si fa con le gravidanze o con la propria sessualità. La dieta noi la dichiariamo, la postiamo, la twittiamo. E in un certo senso, data l’alta percentuale di insuccesso delle diete fai-da-te, annunciamo pubblicamente il nostro fallimento. Diete dichiarate che, ahimè, nessuno ha mai constatato. Neanche le dirette interessate.

La palla che preferisco però è, per l’appunto, quella della palestra, del tipo: mi concedo l’intera teglia di parmigiana o il triplo cheeseburger tanto domani c’ho il personal trainer che mi fa-un-culo-così che manco Rocky III. A volte mi sembra che noi donne ci destreggiamo tra bilanciere e tapis roulant più per una questione di sensi di colpa che di effettivo piacere. D’altronde, escludendo Fiona May e Tania Cagnotto, sfido chiunque a trovare un essere femminile che goda come una pazza a farsi trenta minuti di marcia brucia grassi con pendenza dodici (tralasciando il fatto che, nella maggior parte dei casi, tutto ciò si consuma sotto gli occhi indiscreti di energumeni maleodoranti con la faccia del Padrino stampata sulla canotta giromanica).
Sono fermamente convinta che, se non fosse esistita questa scusa del fitness, gran parte dei brunch e degli happy hour organizzati tra amiche sarebbero stati stroncati sul nascere: escludendo infatti il club privilegiato di quelle che magno-come-Giampiero-Galeazzi-ma-so-magra-come-un-chiodo, non si può certo dire che il metabolismo femminile sia tra i più felici. Non fai in tempo a mangiarti un cioccolatino che te lo ritrovi lì, spalmato tra punto vita e giro fianchi in meno di ventiquattro ore. Lurido bastardo.

Io appartengo a quel genere di donne che in palestra ci vanno per poter mangiare. 
Cogito ergo sum. 
Sum, ergo magno.
Magno, ergo vado in palestra.


Io non sono una di quelle che vorrebbero farti credere che loro vanno a sudare come un gruppo di quindicenni al concerto del primo maggio, perchè così-si-sentono-bene. Io non sono una di quelle che ti dice che gli addominali le hanno cambiato la vita o che da quando ha scoperto la fitball non ha più bisogno nè di un uomo nè della borsa dell’acqua calda nei giorni del ciclo. No, sappiate che se io vado a sorbirmi un’ora di squat e di altrettante acrobazie sullo step, che a confronto le coreografie di Madonna hanno lo stesso grado di difficoltà del gioca jouer, è esclusivamente una questione di cibo. E di sensi di colpa che ne conseguono.
Credete che se fossi nata con il fisico delle gemelle Olsen non mi sarei risparmiata volentieri gli esercizi per l’interno coscia? Si, per carità, una corsetta ogni tanto, un paio di piegamenti qui e là per non sentirmi diversa dalla restante popolazione femminile e per allontanare il fantasma dell’osteoporosi, ma per il resto, al posto della lezione di total body, mi sarei concessa, che so, un Hey Jude a squarciagola al Coachella Festival o un giro turistico alla sagra delle fragole di Carchitti.

Si, sono pigra, mi piace mangiare e vado in palestra con la convinzione di poter metabolizzare metà dei chili che mi spetterebbero.
 Si, se potessi il bilanciere lo utilizzerei come attaccapanni.
O come bastone per la vecchiaia.