Memorie di una ceretta all'inguine.

Linguine. L’inguine.

E’ incredibile come basti un solo apostrofo a far passare una donna media dal paradiso all’inferno: converrete infatti con me che le “linguine allo scoglio” (ma vanno bene pure quelle al pesto della Lidl!) non siano esattamente l’equivalente di tutto quello che comunemente ruota intorno all’inguine. Tipo la ceretta.
 

Mo, gli psicologi della situazione non comincino subito a mettere in mezzo le solite stronzate quali la soglia del dolore, la lunghezza dei peli o la bravura dell’estetista: a prescindere dalla sensibilità, dai centimetri di ricrescita e dalle mani di fata, una ceretta all’inguine è pur sempre un’esperienza ai limiti del paranormale. 

Una precisazione però va fatta: non tutte le cerette all’inguine sono uguali, perché a seconda dell’entità del disboscamento che abbiamo intenzione di fare laggiù, la fenomenologia del trauma femminile (aka, ma chi cazzo me l’ha fatto fa?) è ben diversa.
Esaminiamo i tre tipi principali di diserbamento:

1. Figlia dei fiori
Quasi verrebbe da chiedersi che diavolo li spendi a fare dieci euro di ceretta, se poi hai intenzione di farti strappare via giusto quei due centimetri di pelo che ti permettono di essere antropologicamente differibile dalla scimmia. Dolore lieve e dimenticabile (a meno che non vi presentiate con una vegetazione “tundra style”).
2. Business Woman
Il tempo è denaro: per quale motivo dovrei impiegare mezz’ora a farmi pelare la “bridgitte bardot” tipo sphynx cat, se non ho intenzione di investire me stessa nell’industria del porno? Ceretta sgambata quanto basta per riuscire a nascondere nelle brasiliane in pizzo il triangolo/quadrato/poligono peloso sopravvissuto al beauty-massacro. Dolore da moderato ad intenso. Molto intenso.
 
3. Moana Pozzi “Wannabe”
Il tipo di donna che si sottopone a questo tipo di tortura moderna può appartenere a tre categorie: a) quelle che “la faccio per sentirmi in ordine e pulita“, b) quelle che “sai, lo slip del mio costume occupa la stessa superficie del cervello di Flavia Vento“, c) quelle che “mi ha messo sotto contratto Rocco Siffredi“. Dolore paragonabile a quello provocato dal comig-out di Ricky Martin. 
E’ facile dunque dedurre che tali differenze “dolorifiche” siano essenzialmente dovute alla zona in cui avviene lo strappo, di cui a seguito allego una breve esemplificazione:
 
– Radice della coscia: “Mmmh. Okay. Se po fa.”
Alto Monte di Venere: “Vabbè, ho provato di peggio.”
– Medio Monte di Venere: “Vabbè, ora però stiamo esagerando!”
– Basso Monte di Venere: “No (Santa Vergine) Maria, io esco!”
– Inguine (laterale): “Per il mio uomo, questo ed altro.”
– Inguine (interno): “Per il mio uom…ahhh…maledetto il giorno che t’ho incontrato!!”
– Grandi labbra: “Per il mi…MA CHI TE SE INCHIAPPA!! MA MAGARI MORI SOTTO A ‘N TIR!!”

Credo di aver reso bene il concetto.


Infine, un minuto di silenzio per tutte le estetiste uccise a colpo di rullo in un raptus mistico della loro cliente, per quelle spettatrici involontarie di storie d’amore finite all’alba di una brazilian wax, per quelle che hanno preferito togliersi la vita alla vista di ricrescite pari alla parrucca di Raperonzolo.
Io comunque, in tutto questo, sto seriamente pensando di darmi alla luce pulsata.