Mercoledì sera. L'elogio della pigrizia.

Ho messo su un disco di Ludovico Einaudi.
Mi sono accomodata sul letto, con il cuscino tra la spalliera e la mia schiena. Con le coperte che arrivano fin sotto lo stomaco. Con i calzini persi tra le lenzuola, perché se c’è una cosa che proprio mi rilassa, oltre a quella di addormentarmi con il rumore del phon in sottofondo, questa è quella di sfilarmi i calzini nel bel mezzo del sonno.

L’autunno è arrivato senza preavviso, come un pungo di grandine sui panni stesi ad asciugare, come una folata di vento che scuote gonne e paltò. Fa freddo, il cielo si rabbuia verso le cinque del pomeriggio e tutto quello di cui ho bisogno è un plaid dalla stampa scozzese, una manciata di cuscini ed una tazza di tè nero bollente.
La stanchezza di un anno lungo e difficile che si è appena concluso, le nuove sfide da affrontare, l’influenza di stagione che ha pensato bene di farmi visita: si, ho bisogno di dormire. Stordita dal calore del piumone, ipnotizzata dal buio della stanza.
Per me la stanchezza di materializza come un senso di inquietudine che neanche l’aroma delle caldarroste che si sprigiona per le strade di questa città è in grado di placare. La costante voglia di fare, dire, progettare, combattere che all’improvviso viene meno: il bisogno di riposare, di crollare, di mollare tutto e di fermarmi un attimo. Di piantare la segreteria telefonica e…tanti cari saluti. Ma quanto è difficile accettare certe richieste del proprio corpo, quando si è ormai abituate a correre senza tregua da una parte all’altra.
E’ così: ci sono momenti in cui la vita ti mette talmente alla prova da non farti neanche rendere conto del sonno e delle energie che stai vendendo a caro prezzo. Per poi presentarti il conto quando meno te lo aspetti. Un tonfo di energie e di buoni propositi. La voglia di staccare telefono, contatti e cervello.  Di girare per casa indisturbata  e senza un filo di trucco. Di declinare qualsivoglia invito ad uscire. Chi mi ama…mi aspetti. (E mi prepari una bella vasca con i sali da bagno.) Bye bye tacchi alti. (Dio, quanto mi erano mancate le pantofole!) Andate voi a mangiare dal giapponese…passatemi piuttosto una camomilla. (O un calice di vino rosso bello potente.)

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Cancella e riavvolgi.

Come cantavano i The Cardigans: cancella e riavvolgi. Ogni volta che questo film ti sembri un melodramma senza fine,…