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Miss(i)oni Impossible

La verità è che mi sto ancora mangiando le mani.
La verità è che in certi momenti di vuoto della mia vita, che so, mentre sono impantanata nel traffico o mentre sono armata di pinzette e cerco di sradicare il monociglio, mi capita di pensare e ripensare a quel momento.
Quel momento in cui, come al solito, ho fatto la scelta sbagliata. 
Un pò come quando sei al supermercato e passi mezz’ora a domandarti se farai prima mettendoti in fila alla cassa tredici o alla cassa quindici.

Quindici o Tredici? Tredici o Quindici? 
Tredici.
Risposta Sbagliata. 
Lo sapevo io.
 
Ricordo ancora il giorno in cui scelsi l’abito per la festa dei miei diciotto anni, che ovviamente non ha avuto niente a che vedere con le esperienze di quelle riccone sculate di My Sweet Sixteen, quelle che  lo stilista  la prova abito gliela fa fare direttamente a casa. A volte più che degli stilisti mi sembrano dei venditori porta a porta della Avon.
“Signorina scusi, vorrebbe provare un fantastico abito in Swarovski da tremila euro direttamente dal divano di casa sua?”
 
Per dovere di cronaca, dovrei precisare che in realtà la scelta del mio abito per i diciotto anni ha impiegato più di un giorno per giungere a compimento. Ha impiegato settimane. Mesi.Ebbene, come nelle migliori storie d’amore, alla fine c’è sempre il famigerato bivioLui o l’altro. L’altro o lui. Il classico momento in cui ti verrebbe voglia di urlare potere di Venere vieni a me! o più semplicemente chiedere l’aiuto del pubblico. In quella circostanza fu mia madre ad incarnare le sembianze dello scettro lunare/televoto da casa: mia madre, ora pro nobis , provò in tutti i modi a farmi ragionare. Mia madre, che in quel momento rappresentava la fusione perfetta tra lo Yin e lo Yang, tra Enzo e Carla, ce la mise tutta per farmi desistere dalla mia scelta bimbominchiuta. La verità è che uno gli acquisti li dovrebbe fare sempre con il senno di poi. Noi dovremmo allenarci ad acquistare, chiedendoci se, tralasciata l’occasione per cui stiamo comprando quell’abito o quel paio di jeans, tra qualche anno il nostro acquisto potrebbe tornarci effettivamente utile.
 
Cioè, tu tra tre anni, una volta che l’animalier sarà considerato kitch anche da Roberto Cavalli, ti ci vedresti ancora con quel pantalone zebrato? 
Tra un paio d’anni pensi davvero che questo abituccio a sacco con fantasia Mondrian ti farà sembrare più faiga del dovuto?
 
Ecco, io queste domande del ciufolo non me le faccio mai. Mia madre si.

Optai così per un abito firmato D&G, corpetto nero stretch e gonna sopra al ginocchio verde smeraldo, si, una vera delizia. Se metà delle mie ex compagne di classe ha preferito festeggiare l’arrivo della maggiore età con dei vestiti che facevano molto Sissi ai tempi di Romi Schneider, dal canto mio non c’è mai stata la benchè minima idea di vestirmi di strascico e tulle, che a confronto l’abito di Barbie Sposa parrebbe una tuta da ginnastica. La mia scelta mi portò a lasciare lì, ancora appeso alla gruccia, tra lo sguardo attonito della commessa e le lacrime di mia madre, un completo Missoni che se ci penso ora si, mi viene da piangere come una disperata. Top giromanica con collo morbido, di quelli che ti sottolineano le forme senza involgarire. Gonna stretch, di quelle fascianti da cocktail party, appena sopra il ginocchio. Il tutto lavorato secondo il pattern classico della maglieria Missoni e tra le nuance ricordo il bianco, il turchese, il lattementa il lattementa porca paletta! e un filino d’oro. Si, uno di quei completi che ancora oggi farebbero la loro porca figura. Con un completo del genere puoi conquistare il mondo. Come minimo:
 
a) Ladurée ti sceglierebbe come sua ragazza immagine (io già mi ci vedo, sulla falsa riga della tizia di American Beauty, immersa in una vasca di macarons con le cosce di fuori e due passate di smalto rosso sulle unghie)
b) Chiara Ferragni alzerebbe il suo culo taglia trentotto e ti concederebbe il suo posto ai bordi della passerella, rintanandosi nelle ultime file a singhiozzare con Veronica e amiche fescion
c) Karl Lagerfeld ti chiederebbe di sposarlo e di diventare la sua nuova musa, anche se le donne gli interessano solo se vestite, più precisamente, da lui.

(Collection S/S 2012)

Il mio abito D&G è sempre lì, delizioso come il primo giorno, ma costretto a prendere polvere nell’armadio, perchè un abito così lo puoi indossare solo ai diciotto anni. E chissà cosa starà facendo di questi tempi quel fantastico completo Missoni: chissà con quale curve starà flirtando, chissà quante volte sarà stato sfoggiato in tutto il suo glamour, chissà se si ricorda ancora di me. Di noi.
Quando mi fischiano le orecchie, spero sempre che sia lui a pensarmi. O al massimo David Gandy.
 
Non perdete il mio consueto post del mercoledì fashion @The Italian Fashion Tea: i protagonisti di oggi sono i grandi stilisti, da Missoni a Versace, da Chanel a John Galliano.
 
Le fantasie firmate Missoni prendono forma in un periodo di grande fervore culturale che invade tutti i settori, moda compresa: complice l’irrequietezza e l’animo provocatorio delle nuove generazioni che si alternarono dagli anni sessanta in poi, dalla beat generation a Twiggy, dalla Pop Art a Woodstock, dai sessantottini ai giovani freak, la creatività ribelle e anticonformista della maglieria Missoni si lascia ispirare e sedurre da questo calderone di emozioni a ruota libera. Emozioni che riecheggiano tutt’oggi nelle collezioni più recenti della celebre maison: le stampe Missoni sono un vero è proprio marchio di fabbrica, inconfondibile ed inimitabile.”
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